CIVILTà PERDUTE - Tiahuanaco: Mistero sulle Ande

(da: http://www.cesil.com/0300/sciit03.htm)
A 3846 metri d'altezza, inseriti nel paesaggio di un altipiano desertico delle Ande, sono situati i resti di un antico impero preincaico, avvolto da leggende e misteri, probabilmente uno dei siti archeologici più controversi del mondo.
Guardando i monumenti di Tiahuanaco, si
rimane impressionati dalla perfezione e dalla maestosità di queste
costruzioni monolitiche che da migliaia di anni resistono stoicamente al
vento e al gelo.
Ci si chiede perché nessuna delle statue,
nessuno dei disegni sulle ceramiche ritrovate, mostri un viso sorridente:
le
espressioni sono cupe, gli sguardi desolati, chiusi. Gli archeologi
concordano sul fatto che i monoliti di Tiahuanaco sono stati creati da una
stessa cultura nel periodo intorno al 1200 a.C., ma le loro opinioni si
dividono quando si tratta delle origini di questa cultura.
La nascita di questo impero
probabilmente ha inizio in un villaggio, intorno al 1200 a.C. L'economia
era basata sull'agricoltura con irrigazione naturale. Vista la vicinanza
del lago Titicaca, la gente oltre che di tuberi si nutriva anche di pesce.
I resti di case ritrovati erano costituiti di mattoni di argilla, simili a
quelli usati ancora oggi dalle popolazioni locali, con sentieri di pietra
che collegano le varie abitazioni.
Già in questa prima fase si sviluppò un
particolare tipo di ceramica,di fondo senape con incisioni e motivi
tracciati in rosso, grigio e bianco. In quell'epoca incominciò anche la
lavorazione del metallo, in particolare il rame. I defunti venivano
tumulati in buche circolari, accompagnati da effetti personali e oggetti
funerari.
Già in quel periodo mostravano una
deformazione artificiale del cranio.
Il salto di qualità da villaggio a
città avvenne nel I secolo d.C.,con l'uso dei canali di irrigazione
artificiale, che aumentarono la produzione agricola, creando la ricchezza
necessaria per poter realizzare opere architettoniche sempre più
importanti.
Gli artigiani, prima costretti a
lavorare anche i campi, si dedicarono così solo allo sviluppo
tecnologico.
Iniziò così l'era classica. I
monumenti di andesite vulcanica, materiale preferito degli scultori
tiahuanaco, vennero abbelliti; l'andesite proveniva da Copacabana, sulle
rive del Titicaca, prima con barche, poi via terra.
Nacquero altre città intorno a
Tiahuanaco e con esse i primi scontri con i vicini. I guerrieri tiahuanaco si coprivano
la testa con la pelle di puma o giaguaro, col desiderio di acquisire
l'agilità e la ferocia di questi felini; sculture
di varie misure ci mostrano questi uomini puma, con le teste di nemici
uccisi appese alla cintura.
Della spiritualità di questo popolo si sa
pochissimo: troppo è andato distrutto nei secoli. Si presume adorassero le
stesse divinità sopravvissute sulle Ande fino ad oggi. La più importante è
"Pacha Mama", la Madre Terra, poi le montagne, i riflessi dell'acqua, i
raggi del sole e gli elementi meteorologici. Tra le stele e le statue
ritrovate alcune rappresentano divinità e sacerdoti sconosciuti.
La figura centrale sulla Porta
del Sole è l'immagine di un viso piangente: certo non è il dio Inti, dio
Sole degli Inca, che appare in epoca più tarda.
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La "Porta del Sole". In questa struttura archiforme apparirebbero raffigurazioni di animali estinti 12.000 anni fa |
Forse è Viracocha, il dio creatore, la cui immagine adorna molte immagini e piccole sculture. O forse è la maschera di un sacerdote che inventò il culto. La stessa maschera appare in altri luoghi dell'impero, a San Pedro de Atacama in Chile, e Wari, in Perù. Questo culto della maschera potrebbe essere stato usato dai tiahuanaco per imporre poi agli altri popoli , anche il potere economico e politico.
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Il dio precolombiano Viracocha, come appare nella volta della "Porta del Sole" |
All'epoca classica seguì
quella imperiale, di espansione. Siamo nel VII secolo d.C. e la
città è abitata da 90.000 persone, con un'area di 600.000 kmq di
estensione. L'impero si estende fino alla costa sul Pacifico a ovest,
attraverso l'altipiano delle Ande, fino alle vallate subtropicali che
toccano la foresta Amazzonica a est. Nascono nuovi centri amministrativi.
Uno è Wari, che diviene rivale di Tiahuanaco, come Bisanzio lo divenne a
suo tempo di Roma, e Cajamrca di Cuzco.
Il collasso di Tiahuanaco avviene
in modo rapido e per cause ignote. Non abbiamo tracce di catastrofi
naturali, né di invasioni. Ma sovrappopolazione, raccolti disastrosi, lotte
interne, decadenza, contrasti urbano rurali e guerre di successione possono
essere le cause del declino.
Al centro delle rovine troviamo una piramide, mai portata alla luce per mancanza di fondi. Nasconde l'enorme tempio Akapana, composto da sette terrazze e altrettante mura. Forse rappresenta il tentativo di ricreare una montagna, per gli andini dimora di dei.
La parte più suggestica di Tiahuanaco è il tempio di Kalasaya. E' un tempio aperto, elevato su una enorme piattaforma. Fondamenta, mura, scalinate e arcate sono costituite da giganteschi blocchi monolitici. Kalasaya fu probabilmente un osservatorio, poiché la sua costruzione segue delle linee astronomiche.
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Il Tempio di Kalasaya, a Tiahuanaco. |
Vi si trovano tre importanti
opere: il monolito di Ponce, quello del sacerdote e la famosa Porta del
Sole, arco massiccio tagliato da un unico pezzo di andesite. Gli intagli
sulla facciata costituiscono l'espressione più elaborata dell'arte
tiahuanaco.
Nel XVI secolo il missionario Diego de Alcobaso scrisse: "Su una piattaforma vidi una colonna di splendide statue, così reali da sembrare vive. Uomini e donne, alcuni in piedi, altri seduti in pose quotidiane. Alcune donne avevano bambini sulle ginocchia o sulle spalle."
Oggi la maggior parte di quelle statue purtroppo è scomparsa. Distrutte dallo zelo religioso dei preti spagnoli o rubate dai predatori archeologici. Un'altra affascinante costruzione è il tempio semi-sotterraneo, quadrangolare, escavato solo nel 1960. Nelle sue mura sono fissate dozzine di teste di pietra, che rappresentano probabilmente trofei di guerra.
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Il tempio semi-interrato |
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Nel suo centro si trovano alcuni
monoliti, di cui uno "barbuto". Un enigma per gli archeologi,
perché
rappresenta una persona con barba folta, mentre è risaputo che agli indios
non cresce la barba.
Fino ad oggi nessuno sa spiegare
l'origine di questo popolo, in grado di realizzare una metropoli, su un
arido altipiano sterile. Forse la risposta verrà dalla esplorazione di
un'altra città monolitica, oggi sommersa dalla acque del Titicaca, di
fronte a Puerto Acosta.
L'archeologo Arthur Posnansky, che
studiò Tiahuanaco per trenta anni, datò l'età della città con 12.000
anni. Una teoria coinvolge navigatori celtici (spiegando così la barba
del monolito), giunti imponendosi agli indigeni. Altre teorie ancora più
spinte, parlano di continenti scomparsi e di culture prediluviane.
Ma finora nessuno è riuscito a
strappare il segreto che si nasconde dietro queste pietre e dietro la
maschera piangente, scolpita sulla Porta del Sole.
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TIAHUANACO di Hannes Schick (da: EDICOLA WEB Il Mistero in Internet)

Tiahuanaco è un sito
archeologico esteso su 450.000 mq. e sembra presenti le tracce di cinque
città sovrapposte, più volte distrutte da terremoti. Si trova a 30 Km
dalle sponde del lago d’acqua dolce più grande del mondo: il Titicaca,
lungo 222 chilometri, largo 112, situato a 3.660 metri sul livello del
mare. Una striscia bianca formata dai depositi calcarei di alghe in mostra
sulle rocce circostanti e la presenza di creature marine nelle sue acque -
fra cui i cavallucci - testimoniano la sua appartenenza al mare.
Molti misteri e leggende circondano il lago. Si narra di dèi giunti dal
cielo sulle ali d’immensi "condor"; gli Indios raccontano di quando i loro
antenati volavano su grandi "piatti d’oro" mossi da vibrazioni sonore. Al
suono di una tromba furono trasportate le enormi pietre usate per
edificare, nell’arco di una sola notte, la città (Cieza de Leon).
Singolare che il suono emesso da strumenti a fiato provocasse il crollo
delle mura di un’altra città: Gerico. E strane storie riguardano una
tromba, attribuita alla fanfara di Tutankamon, esposta al Museo del Cairo.
Il suono dei fiati egizi, come quelli dei monaci tibetani, stando alle
cronache di alcuni esploratori, spostava mastodontici blocchi di granito.
Così, Tiahuanaco ci trasporta nel mondo della dea Orejona, dalla testa
conica e dalle grandi orecchie, giunta sul luogo a bordo di un’astronave;
un mondo surreale popolato da esseri palmati, dal sangue più scuro, dai
quali dicono di discendere gli Uros.
Al di là delle leggende restano le ciclopiche rovine di una città portuale: cinque banchine, moli e un canale diretto verso l’entroterra; il tutto a più di 4.000 metri sul livello del mare. Nel 1967, per verificare la veridicità dei racconti dei pescatori del Titicaca, secondo i quali nei periodi di grande siccità era possibile toccare i tetti dei "palazzi sommersi" sotto le acque del lago, furono organizzate alcune spedizioni subacquee. Sul fondo, immerse nella melma, i sub videro poderose muraglie. Sotto costa rinvennero dighe, strade lastricate; blocchi squadrati combacianti fra di loro con estrema precisione che formavano una trentina di massicciate parallele, unite da una costruzione a forma di mezzaluna. Un grande porto con i suoi moli, ove potevano attraccare centinaia di navi, fra cui, forse, anche quella di un dio bianco, barbuto, giunto dal mare con una nave che "si muoveva senza far uso di remi": Kon Tiki Viracocha, raffigurato con un tridente come Nettuno.
Una città costruita con pietre talmente grandi e pesanti dalle 100 alle 200 tonnellate (alcune più di 400 tonnellate), da destituire di fondamento ogni supposizione inerente il loro taglio, trasporto, nonché collocazione, visto che le cave più vicine distano ben 60 chilometri.
Nel rileggere i resoconti dei
conquistadores spagnoli ci rendiamo conto, dallo stupore che traspare,
quali meraviglie contemplarono i loro occhi:
"In un titanico palazzo vi è una sala lunga 14 metri, larga sette, con
grandi portali e molte finestre. Gli indigeni dicono che è il tempio di
Viracocha, il creatore del mondo" (Cieza de Leon).
"Tra le costruzioni di Tiahuanaco c’è una piazza di 24 metri quadrati e su
uno dei suoi lati si stende una sala coperta lunga 14 metri. La piazza e
la sala consistono in un sol pezzo; si è scolpito questo capolavoro nella
roccia: si scorgono qui molte statue che presentano uomini e donne in
diversi atteggiamenti, sono così perfette da crederle vive" (Diego D’Alcobada).
"C’è
un palazzo che è l’ottava meraviglia del mondo, con pietre lunghe 11 metri
e larghe cinque, lavorate in modo da incastrarsi l’una nell’altra, senza
vederne la connessione" (Jimenes de la Espada).
Sulle rovine di Tiahuanaco campeggiano figure e simboli che alimentano
insoluti misteri. Nel 1920, Julio Tello scoprì dei vasi con raffigurati
lama a cinque dita, vissuti, per la scienza ufficiale, in una preistoria
molto remota. Sulla Porta del Sole sono raffigurati un toxodonte e un
proboscidato che ricorda il "Cuvieronius", estinti entrambi 12.000 anni
fa. Il Prof. Arthur Posnansky notò che due punti di osservazione nel
recinto del Kalasasaya indicavano i solstizi d’inverno e d’estate e,
servendosi di una tavola astronomica, dedusse che la costruzione risaliva
al 15.000 a.C. Passò per eccentrico fino a quando il Dr. Ralph Muller
rielaborò i calcoli e convenne che la data poteva essere il 4.000 o il
10.500 a.C.
Su questa data concordano anche Graham Hancock e l’astronomo Nel Steede.
Il prof. Javier Escalante
Moscoso, archeologo della università di S. Andrea di La Paz, nel suo libro
"Arquitectura Prehispanica en los Andes Bolivianos" evidenzia l’alto grado
tecnologico raggiunto dalla civiltà di Tiahuanaco.
Il nome
"Puma Punku" o Porta del Leone, venne dato al tempo coloniale
quando fu trovata una scultura in pietra di un leone. Oggi la piramide
Puma Punku appare come una piccola collina piatta e consiste di tre
piattaforme sovrapposte le cui basi sono fatte di blocchi squadrati di
rossa arenaria. In cima alla piramide una depressione quadrangolare
suggerisce chiaramente il possibile sito di un tempio. Sul lato esterno
della sommità c’era un edificio di dimensioni colossali, indubbiamente uno
dei maggiori dell’architettura di Tiahuanaco. Uno studio accurato di Puma
Punku mostra un eccellente esempio di complesso architettonico di
magistrale progettazione. Il tempio consisteva di quattro immense
piattaforme fatte di massicci lastroni di arenaria, alcuni del peso di 130
tonnellate, tenuti insieme con una speciale malta e morsetti metallici.
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Struttura della pavimentazione della piramide "Puma Punku", nelle Ande boliviane |
Piramide "Puma Punku", nelle Ande boliviane. Visibili i canaletti che mostrano l’uso di morsetti o ganasce di rame, usati come rinforzo nel punto in cui i blocchi si accostavano |
È stato
appurato che questi morsetti furono realizzati gettando metallo fuso nei
solchi, negli incavi scavati allo scopo nei blocchi di pietra adiacenti".
E ancora, il Moscoso: "La cultura di Tiahuanaco è indubbiamente una delle
più importanti nella regione andina e la sua influenza è evidente in altri
gruppi culturali posteriori. Fiorirono architettura, produzioni artistiche
in ceramica, sculture e metalli preziosi. L’alto grado di perfezione
raggiunto nella scienza metallurgica permise di forgiare e amalgamare
metalli. Il rame, metallo principale, era usato comunemente allo stato
nativo. All’inizio limitatamente alla manifattura personale e negli
oggetti domestici, più tardi per ottenere il bronzo. Dato che per ricavare
quest’ultimo occorre seguire una procedura complicata si dimostra l’alto
grado della metallurgia raggiunto dalla cultura di Tiahuanaco".
Marcel Homet scrisse in merito all’uso di questi morsetti metallici: "Gli
immensi lastroni di pietra dei templi di Tiahuanaco sono connessi, gli uni
agli altri, a mezzo di arpioni metallici di cui si è trovato l’uguale in
un unico posto: in Mesopotamia, nell’architettura dei palazzi Assiri".
Homet fece rilevare, inoltre, che anche gli dèi della pesca erano gli
stessi adorati in Mesopotamia dal 500 al 300 a.C.
Il prof. Moscoso afferma che nel Museo di Tihauanaco si troverebbero
esposti molti oggetti rinvenuti fra le rovine del sito archeologico, tra
cui molti morsetti metallici, dalla forma di una grossa "I", di varie
misure, da 15 a 150 centimetri.
I morsetti sono costituiti da una lega formata dalla fusione di rame,
ferro, silice e nickel. Quest’ultimo non si trova in Bolivia e per
ottenerlo occorre un forno ad elevata temperatura.
Graham Hancock scrive,
nel suo "Lo Specchio del Cielo", che un esame condotto con un microscopio
a scansione elettronica ha dimostrato come, in effetti, il metallo venisse
versato fuso nei canaletti predisposti allo scopo. Ciò rendeva necessario
l’uso di un forno portatile e quindi un livello tecnologico di gran lunga
superiore a quello immaginato. Dal canto suo, il Prof. Escalante afferma:
"Dal tempo antico la cultura pre-ispanica conosceva come fondere il rame e
più tardi imparò a mescolarlo con altri metalli. Questo sviluppo
tecnologico rese possibile l’invenzione di attrezzi di metallo quali
scalpelli, stampi, punzoni, seghe, asce, ecc. permettendo di poter
lavorare su pietre e altri materiali e raggiungendo un grado sofisticato
di perfezione. Scavi archeologici hanno portato alla luce vestigia di
attrezzi fatti di vari tipi di metallo usati per lavorare le più dure
pietre e legni. Sono stati trovati anche molti aghi fini e aguzzi, usati
come strumenti capaci di perforare tanto materiali duri, che eseguire
delicati e rifiniti lavori. Altri attrezzi fatti di metallo o leghe erano
le seghe di rame usate in congiunzione con varie sostanze abrasive per
lavorare pietre e altri duri materiali".
A Ollantaytambo, in Perù, è stata trovata una pietra che appare segata o
con una sega di metallo, o con una sorta di corda abrasiva o con un laser.
La foto, scattata da Gene M. Phillips, è visibile sul n. 22.1 di Ancient
Skies. L’uso dei morsetti si riscontra nelle pietre di Puma Punku, di
Ollantytambo, di Angkor Vat e di Dendera; provando che era l’uso comune di
un’antica civiltà anteriore a quelle conosciute.
Dodicimila anni fa si faceva largo uso in tutto il mondo di granito contenente cristalli di quarzo. Come gli antichi "Omphalos", ombelichi, ossia pietre erette dagli Annunaki (esseri provenienti dal pianeta Nibiru, ndr.) come semplici dispositivi di comunicazione, note nei miti come "Pietre Parlanti", fatte anche di granito.
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L'Omphalos di Delphi, in Grecia. |
Il più antico radioricevitore usava cristalli di quarzo, per cui il termine "cristallo fisso". Oggi, in una semplicissima costruzione, i cristalli fissi sono ancora venduti in forma di corredo e svolgono benissimo la loro funzione.
Furono usate pietre di granito per
comunicazioni terrestri e interstellari con sistemi simili a quelli di Carnac in Britannia? Perché furono usate grandi pietre di granito
nell’apice della Grande Piramide, sopra la Camera del Re, chiamate "Pietre
Parlanti"? Perché oggi vengono impiegati molti cristalli, sia naturali che
manufatti, in tutti i computer, nelle attrezzature elettroniche e nei
satelliti?
Qualcuno è dell’opinione che le idee di Nicola Tesla,
insieme agli studi dei cristalli, apriranno una nuova area di ricerca e di
tecnologia. Oggi i maggiori ricercatori delle antichità non correlano i
loro lavori con ciò che altri hanno trovato, con quanto hanno scritto a
riguardo e, purtroppo, non esiste una forma di cooperazione.
È costume dell’attuale società indirizzare il singolo a non pensare se
quanto viene attuato è davvero volto all’interesse di tutti, ma a
raggiungere, nel più breve tempo possibile, una posizione dominante,
nonché di un qualche, seppur piccolo beneficio, ahimè, materialistico.
Ma nei testi antichi è ampiamente descritto che i cristalli sono stati usati dettagliatamente e che erano probabilmente, e lo potrebbero ancora essere, un grande potente generatore di energia, nonché radiofonico.
Non lontano da Teotihuacan si trova la piramide
detta della mica, poiché al suo interno sono stati rinvenuti due strati
di tale materiale di ben 27 centimetri quadrati, nascosti sotto un
pavimento, evidentemente con una precisa funzione.
La mica è un miscuglio di vari elementi quali potassio, alluminio,
ferro, magnesio, litio, manganese, titanio. La loro combinazione origina
vari tipi di mica. Quella rinvenuta proviene dal Brasile, quindi chi ha
costruito il tempio voleva proprio quel tipo. La mica è usata come
isolante termico ed elettrico e come moderatore nelle reazioni nucleari.
Quale era il suo effettivo uso a Teotihuacan? Quale tipo di civiltà ne
aveva bisogno? Nel 1991-1993, cercatori d’oro sul piccolo fiume Narada,
lato est dei monti Urali, hanno trovato insoliti oggetti per lo più
lavorati a spirale.
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"Nano tecnologie" rinvenute in
riva a fiumi della Russia. Narada, Kozhim e Balbanyo; oltre a due più piccoli corsi d’acqua chiamati Vtvisty e Lapkhevozh, per lo più depositati fra 3 e 12 metri. Gli oggetti, a forma di spirale, sono composti da vari metalli, la maggior parte dei più grandi sono di rame, mentre i più piccoli e i piccolissimi sono di rari metalli come il tungsteno e il molibdeno. |
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Le loro misure variano da un massimo di cm. 3 (81/2 pollice), fino ad un
incredibile mm. 0,003 (circa 1/10.000 di pollice).
Migliaia di questi inspiegabili artefatti sono stati rinvenuti in vari
luoghi vicino a tre fiumi: Narada, Kozhim e Balbanyo; oltre a due più
piccoli corsi d’acqua chiamati Vtvisty e Lapkhevozh, per lo più
depositati fra 3 e 12 metri. Gli oggetti, a forma di spirale, sono
composti da vari metalli, la maggior parte dei più grandi sono di rame,
mentre i più piccoli e i piccolissimi sono di rari metalli come il
tungsteno e il molibdeno. Il tungsteno ha un peso atomico alto e anche
molto denso con un punto di fusione di 3410° C. (6100° F). Viene
impiegato principalmente per temperare acciai speciali e in forma pura
per i filamenti delle lampadine. Anche il molibdeno ha un’alta densità e
un rispettabile punto di fusione di 2650° C (4740° F). Questo metallo è
usato spesso per la tempra di acciai e per dare loro proprietà
anticorrosive, con applicazioni per alcune parti di armi altamente poste
sotto sforzo e per veicoli corazzati. Tali oggetti sono stati
investigati dall’Accademia delle Scienze Russa di Syktyvka (capitale del
Komi), di Mosca, di San Pietroburgo e altri istituti scientifici ad
Helsinki, in Finlandia.
Misurazioni esatte di questi oggetti, spesso microscopici, hanno
dimostrato che le dimensioni delle spirali sono le cosiddette "sezioni
dorate" nei rapporti, o "proporzioni Phi". Dal tempo antico questa
frazione è stata la regola "ferrea" in architettura e geometria.
La sua utilità sta nel fatto che se una certa lunghezza è divisa in due
usando questo rapporto, il rapporto dell’originale lunghezza del pezzo
più grande è lo stesso di quella che intercorre fra il più grande pezzo
e il più piccolo. Appare da molte sottigliezze che simili oggetti sono
ovviamente il prodotto di una inspiegabile e avanzata tecnologia.
Rimarchevoli le loro somiglianze con elementi usati in congegni
miniaturizzati nella nostra recentissima tecnologia, chiamati "nano
macchine". Tale tecnologia è da noi ancora nella sua infanzia, ma alcuni
ingegneri stanno pensando ad applicazioni che sembrano essere
fantascienza.
Gli scienziati immaginano di poter costruire
microsonde impiegabili in medicina, per eseguire operazioni all’interno
di vasi sanguigni, non possibili con le odierne tecniche chirurgiche.
Tutti i test condotti per datare gli oggetti ritrovati danno una età
variabile fra i 20.000 e i 318.000 anni, dipende dalla profondità e
dalla situazione dei siti.
Ma anche si trattasse solo di 2.000 o di 20.000 anni, siamo di fronte
all’inevitabile domanda: chi, fra tutti i popoli del mondo era a quel
tempo capace di creare qualche oggetto di micro filigrana finissima,
qualcosa che la nostra tecnologia solo adesso è in grado di acquisire?
La stessa che eresse e orientò verso le stelle i templi di Angkor Vat,
Giza e Tiahuanaco?
Proprio in quest’ultimo sito si trova una piramide circondata da un
alone di mistero non ancora del tutto svelato: l’Akapana, della quale
rimane un tumulo di terra con un cratere al centro, frutto del lavoro
dei cercatori di tesori.
Originariamente al posto di quella grossa buca, a 18 metri d’altezza, si
trovava un pozzo centrale a forma di croce. Secondo gli archeologi il
pozzo alimentava una serie di canali interni, attraverso i quali l’acqua
raggiungeva ogni livello della piramide.
Un complesso sistema di tubazioni faceva sì che l’acqua scendesse a
cascata lungo tutti i gradini della costruzione.
Peter Kolosimo accennò, forse leggendo i resoconti di Homet, ad un
passaggio sotterraneo ostruito dalle rovine che conduceva ad una camera
sotterranea. Oggi, l’archeologo Osvaldo Rivera, dell’Istituto Boliviano
di Archeologia, afferma di essere vicino all’entrata della stanza
sotterranea, che sarebbe indicata sotto la figura di Viracocha scolpita
sulla "Porta del Sole", un monolito di un unico blocco ritenuto da
Posnansky e da Alexandr Kasanzev, la rappresentazione di un calendario
ove sono segnati i solstizi.
La figura del dio poggia su una piramide a gradini al cui interno si
vede, in profondità, la raffigurazione di una stanza accessibile
attraverso ben otto corridoi. Secondo Hancock la figura sembra l’icona
di un computer. Forse non è molto in errore. L’antica lingua Aymara
possiede una struttura talmente semplice da poter essere tradotta in
linguaggio informatico. Coincidenze?
Rapido il collegamento con Giza. Entrambi i siti risalgono a 12.000 anni
fa e si ergono su una serie di camere sotterranee ove sembra sia
custodito il messaggio di un’antica civiltà.
Le rovine sparse disordinatamente di Tiahuanaco, come se un violento
terremoto le avesse scomposte, non sono sufficienti a stabilire verso
quali stelle erano orientate; ma, secondo Hancock, 12.000 anni fa,
contrapposta alla costellazione del Leone visibile a Giza, vi era quella
dell’Acquario. Questa la si potrebbe ritrovare nei motivi acquatici del
Kalasasaya, nei canali che portavano acqua alla piramide di Akapana.
Forse proprio tale costruzione era la rappresentazione della
costellazione in Terra.
Infine, gli oggetti rinvenuti fra le rovine destano molte perplessità:
bicchieri, tazze, cucchiai, piatti d’oro. Solo alla fine del 1.500
compaiono in Europa piatti e posate. Quale tipo di civiltà ne faceva uso
a Tiahuanaco? E quando?