LE "TERRE ALTERNATIVE": La Terra "Cava"

 

 

di Tuccio Rapisarda - tratto da Un Mondo di ... Illusioni Ottiche

(Si ringrazia l'autore per aver concesso l'autorizzazione alla pubblicazione)

 

 

All' interno del nostro pianeta esiste un' immensa cavità, sulle cui pareti concave si é sviluppata una civiltà simile alla nostra, illuminata da un sole interno.
Il passaggio per raggiungere il mondo interno si trova al polo sud, ed è stato battezzato "Buco di Symmes" in onore del suo scopritore (?), il Capitano John Cleves Symmes, che lo descrisse per la prima volta nel 1818.
Incredibile ma vero, Symmes ha trovato numerosi seguaci, ancor oggi riuniti in un'associazione chiamata Hollow Earth Society ("Società della Terra Cava").

 


In tempi recenti aerei e satelliti hanno fotografato il polo; gli iscritti della “Società della Terra Cava” non hanno mancato di riscontrare - interpretando a modo loro le consuete macchioline delle pellicole - la presenza del famoso passaggio.
Per Richard Shaver, attuale portavoce della teoria, all'interno della Terra dimorano entità malvagie, i “Deron”, che si impadroniscono mentalmente degli umani.

Se volete prevenire la minaccia, non vi resta che ... abbonarvi a Shavertron, la rivista ufficiale dei seguaci di Shaver (PO Box 248, Vallejo, CA 94590 USA).

 

 

PER SAPERNE DI PIù - La Teoria della Terra Cava

 

 

Questo articolo molto interessante di Mark Harp riguarda la “Teoria della Terra Cava”. Una provocante teoria basata sull’idea fondamentale che la terra (come le altre forme planetarie) è in realtà VUOTA. L’idea è precisamente che ciascuno dei due poli abbia enormi aperture, così che in teoria potreste guardare attraverso la Terra stessa! All’Interno di questa Terra vuota, l'autore afferma che c’è una sfera luminosa, immobilizzata da forze gravitazionali. Non dirò di più, vi invito a leggere ...

Jeroen Wierda

 

 

LA TEORIA DELLA TERRA CAVA

(United States Patent 1096102: The Hollow Earth Theory)

di Mark Harp
107 North Holmes, Memphis, Tn. 38111

 

 

Questo articolo fu pubblicato per la prima volta nel numero di Gennaio 1995 su NEXUS, rivista internazionale di scienza e libertà. Chiunque è benvenuto ad utilizzare questo articolo lasciandolo inalterato. Io manterrò permanentemente i diritti.

 

Il 25 Novembre 1912, Marshall B. Gardner di Aurora, Kane County, Illinois - USA, sottopose l’applicazione della sua scoperta all’Ufficio Brevetti degli Stati Uniti. Diciotto mesi più tardi, il 12 Maggio 1914, l’agenzia federale garantì al Sig. Gardner il brevetto 1096102 degli Stati Uniti, il secondo più importante documento scientifico mai pubblicato. Il suo rilievo scientifico essendo superato solo dalla scoperta del volo meccanico di Orville e Wilbur Wright nel 1903. Per ragioni che anche il Sig. Gardner potrebbe non aver completamente anticipato nel precedente 1900, e che sono ora ampiamente chiare, la sua scoperta sarà presto classificata come il più alto segreto militare di tutti i tempi. Nel 1913, Gardner scrisse il suo libro originale provando oltre ogni dubbio che la nostra Terra è una sfera vuota. L’evidenza era così ampia che continuò a raccogliere prove da studi di astronomia e spedizioni Polari, poi sviluppate nel 1920 con il suo libro di 450 pagine il cui titolo è:

 

A JOURNEY TO THE EARTH'S INTERIOR or HAVE THE POLES REALLY BEEN DISCOVERED?

Un viaggio all’interno della Terra o i poli sono stati veramente scoperti?

 

Benché sembra non ne fosse consapevole, il lavoro di Gardner era stato preceduto da William Reed, il cui libro di 281 pagine, PHANTOM OF THE POLES – Fantasma dei poli - venne pubblicato nel 1906 a New York City dalla Walter S. Rockey Company. Una differenza con la teoria di Reed, sebbene sviluppata con intelligenza, era che quest’ultimo aveva mancato di finire il suo ragionamento della forza centrifuga concernente la formazione della Terra.

Come risultato, non era mai stato capace di rendere logicamente conto della potente fonte di calore ed illuminazione presente nell’interno della Terra stessa. Gardner, d’altra parte, ha dato spiegazione di questa fonte. La differenza è che mentre Reed ha confinato la sua ricerca strettamente all’esplorazione Polare, Gardner ha argomentato il suo studio con studi di astronomia. La maggior parte di questo articolo sarà testimonianza degli esperti reali, le persone che disponevano di telescopi enormi e che esplorarono le regioni polari particolarmente vaste e prima misteriose (di altri corpi celesti – ndt). Ma primo, questa è la teoria del senso comune, responsabile per la concessione del brevetto 1096102 degli Stati Uniti.

 

 

All’inizio, circa 4 o 5 miliardi di anni fa, quando la Terra era ancora un’enorme palla di gas supercaldi in rotazione, iniziò gradualmente a contrarsi mentre si raffreddava. Le leggi della fisica richiedono che un gas per condensarsi si debba raffreddare; così, rapidamente la sfera rotante di gas rarefatti ha cominciato a concentrarsi mentre continuava la perdita di calore. La propria forza gravitazionale auto-centrata prese a ridurre il diametro della sfera rotante costituita da materiale in raffreddamento ... ma solo per una certa estensione. Questa è la grande distinzione logica tra la vecchia inadeguata teoria di formazione planetaria e la scoperta di Gardner. La vecchia nozione porterebbe a credere che la contrazione gravitazionale continuò senza arrestarsi finché la Terra divenne una calda massa fusa sotto una furiosa pressione gravitazionale. Mentre un tale scenario indubbiamente costituisce la norma nell’evoluzione celeste di corpi particolarmente immensi, come è il caso di tutte stelle, non costituisce lo sviluppo finale dei tipici pianeti. 

Il secondo fattore cruciale che presenta difficoltà è la forza centrifuga. Si ricordi che mentre la gravità cerca di condurre tutto il materiale verso il centro, c’è al lavoro una forza opposta, la forza centrifuga. Proprio come un pattinatore ruota molto più rapidamente quando porta le braccia contro il suo corpo, così anche il non ancora contratto proto-pianeta comincia a ruotare più rapidamente mentre diminuisce la sua dimensione. Come l’acqua incollata in un secchio che rifiuta di fuoriuscire se si ruota il secchio velocemente in circolo, così anche questa stessa legge di forza centrifuga del moto tenta di scaraventare tutto il materiale fuori dall'asse di rotazione del pianeta in formazione. Così finalmente, in questa silenziosa lotta titanica tra due forze naturali, un equilibrio è stato raggiunto. Quando la veloce rotazione della sfera aveva confinato sé stessa a circa 12.900 km di diametro, venne raggiunto l’equilibrio tra forza gravitazionale e forza centrifuga. Ma c’era di più. 

C’è una speciale caratteristica della forza centrifuga e non dobbiamo trascurarla. L’intensità della forza centrifuga diviene notevolmente minore come questa si avvicina a formare un angolo retto con l’asse di rotazione. Un semplice esempio quotidiano di questo comportamento è l’acqua in un lavabo. Se voi rimuovete il tappo dello scarico e permettete all’acqua di cominciare ad uscire, cosa osserverete? Un vortice o mulinello, uno spazio vuoto circondato dal materiale in rapida rotazione. Ora immaginate questo stesso principio in azione su quel corpo in contrazione che stava diventando la nostra Terra. Ad angoli retti all’asse di rotazione, in altre parole ai “poli”, la forza centrifuga era notevolmente più debole che altrove, perciò, benché all’equatore della Terra la forza centrifuga potesse contrastare l’avanzata interna di una massa di circa 12.900 km di diametro, tale forza era notevolmente meno efficace nelle regioni polari, dove la contrazione si arrestava a circa 2250 km. La conseguenza inevitabile di questo compromesso naturale è che il nostro pianeta ha concluso la sua evoluzione e si è solidificato come una sfera cava di 12.900 km, con delle Aperture Polari del diametro di 2250 km. 

Ora è a questo stadio della logica che Gardner supera le manchevolezze di Reed. Perché dai suoi studi delle documentazioni astronomiche e fotografiche, specificamente riferite a nebulose e comete, Gardner è divenuto consapevole di tutta la verità. Nel centro preciso di queste sfere traslucide c’è una palla incandescente proporzionalmente piccola. Tra questo luminoso globo interno ed il guscio della nebulosa c’è un grande spazio che s’interpone; detto in altro modo, la nebulosa è cava eccetto la sfera brillante nel suo centro. Perché? Dov’è, allora, un altro punto in cui la forza centrifuga è piuttosto debole, oltre ai poli? La risposta naturalmente è al centro preciso di rotazione, ed una volta di nuovo la logica è così lineare che possiamo esaminare prontamente un comune esempio famigliare per sostenere l’argomentazione. Quale sarebbe il risultato se spruzzaste un strato di polvere sul piatto di un giradischi e quindi iniziaste l’ascolto ad alta velocità ? La polvere volerebbe via dal piatto... eccetto per una piccola porzione nel centro preciso. 

Basato sui suoi studi della nebulose planetaria attraverso l’osservazione di fotografie, Gardner poteva congetturare che il guscio molto spesso della Terra è di circa 1290 km, le Aperture Polari lo attraversano per 2250 km, ed il Sole Centrale, di circa 970 km di diametro, è sospeso gravitazionalmente (il globo incandescente è bloccato dalla gravità nell’esatto centro planetario). A causa dell’enormità e della curvatura molto graduale dell’Apertura Polare, è impossibile osservarla visivamente; questo è come il fatto che non vediamo che la Terra è sferica. La curva è troppo graduale per poterla osservare. In conseguenza della condensazione quasi continua di aria calda interna con aria molto fredda esterna polare, le Aperture Polari quasi sempre sono coperte da uno spesso strato di nubi. Questo spiega perché quando si osservano dai satelliti le aperture, si vede proprio come se là davvero ci fossero le mitiche calotte polari all’estremità della Terra, come richiesto della politica del Governo. Gardner è stato condotto inevitabilmente alla sua monumentale scoperta scientifica dalla quantità di informazioni incoerenti che incontrava continuamente durante i suoi anni di studio, tratte specialmente dalle spedizioni nell’alto Artico. Fra i numerosi misteri, si ha: 

1) un drastico miglioramento del clima nell’estremo nord
2) l’estrema particolarità delle famose Luci Settentrionali o Aurore Boreali
3) il comportamento eccentrico della bussola alle alte latitudini.

 

Procederemo ora ad ascoltare i resoconti di molti testimoni che hanno perso molte comodità, convenienze, ed in diversi casi le loro vite, allo scopo di capire pienamente la vera grandezza del nostro mondo, un mondo vastamente più spettacolare di quanto riconosciuto ufficialmente.

 

Nella prefazione di THREE YEARS OF ARCTIC SERVICE - Tre anni di servizio artico - il sottotenente Adolphus Greely dell’Esercito Americano esprime lo stupore della sua spedizione alla Lady Franklin Bay per le strane condizioni che hanno sperimentato nell’estremo nord: 

“Temendo esagerazioni, ho cambiato di quando in quando asserzioni ed opinioni entrate nel mio diario originale, credendo che sia meglio sottovalutare piuttosto che esaltare le meraviglia delle regioni Artiche, che sono state discusse anche troppo spesso”. 

Prima di mettere a fuoco il nostro mondo, guardiamo brevemente ad alcuni nostri interessanti confinanti nello Spazio. Il noto astronomo Percival Lowell esprime commenti a pag. 33 (del suo libro) su MARTE:

“... intorno a quello che conosciamo come il polo del pianeta, appare una grande cupola bianca ... essa procede lentamente nel diminuire in dimensioni ... Come si avvicina l’estate, diminuisce gradualmente, è presente fino agli inizi dell’autunno ma con piccole chiazze che l’attraversano anche per alcune centinaia di miglia … Mentre si fonde, una fascia scura appare circondarla tutt’intorno, è più scura sul disco, ed è di un colore blu”.

La tentazione di pensare a questa fascia blu come acqua deve essere evitata perché se ci fossero davvero prodigiosi volumi di acqua, l’arida superficie marziana sarebbe frequentemente percorsa da acqua nei molti alvei antichi che s’incrociano. Questi alvei sono perennemente asciutti. Invece quello che osserviamo realmente è l’effetto ottico di vaste masse di nubi che si spostano lungo il profilo curvo delle aperture polari marziane. L'esterno di Marte sperimenta cambiamenti delle stagioni; l’interno non lo fa. Il grado con cui la combinazione di atmosfera e temperatura variano al polo, dove climi differenti convergono, determinerà l’ammontare con cui l’immenso anello si manifesterà ai telescopi terrestri. Essendo inconsapevole della reale configurazione di Marte, Lowell naturalmente credette che questa fascia polare blu doveva essere acqua condensata in cupole. In questa assunzione, sebbene incorretta, lui mostrò la sua saggezza. Diversamente dalla politica del nostro governo, ha riconosciuto assolutamente che il polo di Marte non può essere biossido di carbonio.

Pagina 81:

“Faraday ha fatto esperimenti sulla relazione tra il punto di congelamento dell’acido carbonico [e la sua trasformazione in gas] con la pressione. Egli ha trovato che la curva nel punto di liquefazione è molto vicina a quella nel punto di congelamento, ed è ancora più vicina quando la pressione diminuisce. In altre parole, il gas passa quasi immediatamente dalla fase gassosa alla fase solida... Ora la pressione è certamente molto bassa sulla superficie di Marte... In conseguenza, un aumento di temperatura dell’acido carbonico solido comporterebbe il diretto passaggio da solido a gassoso. Ora, dall’esistenza del circostante mare polare, noi evidenziamo che in pratica questo non accade alla composizione delle calotte polari di Marte. Una porzione considerevole di questo è sempre nella transitoria fase liquida. Il biossido di carbonio non rimarrebbe così: diverrebbe acqua”. Lowell ha fatto un’osservazione particolarmente affascinante dell’apertura polare a nord quando, per un breve periodo, una porzione della usuale coltre di nubi si è separata, permettendo con ciò ai raggi di luce del sole centrale di Marte di oltrepassare l’orificio. “Nel frattempo un fenomeno interessante è accaduto nella calotta il 7 giugno... mentre guardavo il pianeta, ho improvvisamente visto due punti simili a stelle lampeggiare nel mezzo della calotta polare. Bagliori uscivano dallo sfondo bianco più opaco della neve, queste stelle splendevano per alcuni momenti e quindi scomparivano lentamente. La visibilità al momento era molto buona. Ma sebbene nessuna intelligenza si scorga dietro all’azione di queste luci, erano non di meno sorprendenti per il fatto che questi lampi avevano attraversato cento milioni di miglia di spazio. Avevano impiegato nove minuti per fare il viaggio... Confrontando la loro posizione con la mappa di Green delle sue osservazioni sulla calotta a Madeira nel 1877, è apparso che questa era la posizione identica della macchia dove allora aveva visto i punti stellari, e dove Mitchell li aveva visti nel 1846. Nel frattempo la calotta era decisamente diminuita in dimensioni... il 12 ottobre, alle 10.40, Mr. Douglas ha misurato la sua posizione e ha valutato la sua dimensione, come era sua abitudine ogni pochi giorni. Ha trovato che era distante sei gradi dal polo del pianeta. Osservando il pianeta il 13 ottobre, alle 8.15, con sua sorpresa ha trovato che la calotta non c'era più. Non una traccia di essa può essere vista; ... ciò che era stato certamente là, non era là il 13. La calotta di ghiaccio era scomparsa”.

 

Robert Powers segnala in MARS: OUR FUTURE ON THE RED PLANET – Marte: il nostro futuro sul pianeta rosso:

“Sembra esserci un enorme quantità d’acqua nelle calotte polari ... Come le calotte di ghiaccio della Terra, esse sono bianco brillante”.

 

Thomas McDonough dice in SPACE: THE NEXT 25 YEARS – Spazio: i prossimi 25 anni:

“Anche Marte ha calotte di ghiaccio grandi, brillanti, che possono essere viste dalla Terra con un buon telescopio”.

 

In THE GREATEST CHALLENGE: The Incredible Adventure and Splendid Destiny Man in Exploring Space – La più grande sfida: l’incredibile avventura e lo splendido destino dell’uomo nell’esplorazione dello spazio, Martin Caidin osserva che: 

“entrambi gli astronomi americani e russi in anni recenti hanno osservato una serie di bagliori molto brillanti, durevoli circa cinque minuti, e seguiti da un rapido sviluppo di nubi”.

 

Michael Collins, l’eploratore lunare, scrive in MISSION TO MARS –Missione verso Marte: 

“Un mistero più grande è quello che è accaduto a tutta l’acqua e ghiaccio che hanno scavato vasti canali miliardi di anni fa. Marte ha un campo gravitazionale abbastanza forte da trattenere vapore acqueo nella sua atmosfera piuttosto che permettergli di sfuggire nello spazio. Cos’è accaduto a tutta l’acqua che ha scavato profondi canali?”

 

John Noble Wilford dice in MARS BECKONS – Segnali di Marte:

“Mariners 6 e 7... le macchine hanno fotografato un banco di nubi sopra la calotta polare sud, e gli strumenti infrarossi hanno misurato temperature inferiori a 88° C. La spettrometria infrarossa aveva il compito di determinare le temperature all’orlo della calotta di ghiaccio al polo sud, che era troppo alta per essere costituita da biossido di carbonio ghiacciato. Gli scienziati potrebbero vedere, dal documento sovietico, che la serie di possibilità per il volo del 1994 era ampia e rischiosa. Piani per mettere due astronavi in orbite di passaggio su Marte sopra i poli erano in seria considerazione”.

 

Alla pagina 22 di “Final Frontier”, numero di marzo-aprile 1992, ci sono alcuni commenti sul pianeta più vicino al Sole, Mercurio:

“... temperature così alte che raggiungono i 427°C. Ricercatori del California Institute of Technology di Pasadena hanno identificato quello che credono sia una calotta di acqua ghiacciata del diametro superiore a 290 km nel polo nord di Mercurio ... i ricercatori hanno visto un’area brillante al polo nord ... Noi eravamo stupiti”. Marshall Gardner dedica 27 pagine del suo libro allo studio di pianeti preliminari, meglio noti come nebulose. Ecco alcuni commenti: “I risultati spettroscopici forniscono la risposta ... lo spettroscopio ha assolutamente provato che la nebulosa non è fatta di stelle ... la nebulosa tipica ha una straordinaria struttura simile ad un guscio ed una stella centrale ... una ricerca fatta con uno spettrografo e il telescopio Lick da 36 pollici per [compensare] gli effetti di rotazione … È stata trovata la prova definitiva di rotazione ...”

A pag. 63, riferendosi alle comete come pianeti nel processo di distruzione, Gardner scrive:

“Hecter MacPherson ci dice, nel suo libro THE ROMANCE OF MODERN ASTRONOMY – Il romanzo dell’astronomia moderna, che la grande cometa del 1811, con una coda allungata per 160 milioni di chilometri e larga 24 milioni di chilometri, ha un nucleo che in accordo con le misure di Herschell era di soli 688 chilometri di diametro. La cometa di Donati, scoperta da un osservatorio di Firenze nel 1858, aveva un nucleo che “brillò con uno splendore uguale a quello della Stella Polare” e che misurava 1014 chilometri di diametro ... “anche nel breve periodo della vita umana le comete sono state viste separarsi e scomparire”. Incluse nelle sue molte osservazioni di Marte, Gardner indica che nonostante i numerosi rapporti che il polo marziano è molto brillante e compie rapidi cambiamenti di dimensioni, “... la luce dalla regione polare di Marte è un’illuminazione diretta dall’interno del pianeta, poiché questa luce, vista di notte, è gialla. Ogni altra sorta di luce, un riflesso di una superficie innevata, per esempio, o un riflesso della sabbia o della superficie si una  montagna, sarebbe bianco”.

A pag. 80, Gardner espone otto eccellenti fotografie di Marte registrate all’osservatorio di Yerkes, le quali mostrano che “... la luminosità della cosiddetta calotta era proiettata oltre il limite della superficie, escludendo così che si trattasse semplicemente di neve o ghiaccio”. Negli scritti dei rapporti dell’astronomo inglese J. Norman Lockyer alla Royal Astronomical Society of England (Reale Società di Astronomia Inglese): “La zona innevata polare era a volte così brillante che, come la falce della luna nuova, sembrava proiettarsi oltre il bordo del pianeta. Questo effetto di irradiazione era visibile frequentemente; in un’occasione la macchia di neve fu osservata risplendere come una stella a nebulosa quando lo stesso pianeta era oscurato da nubi …”, questa luminosità è precisamente come la nostra aurora boreale apparirebbe se guardassimo il nostro pianeta da grande distanza. E la luce è la stessa in entrambi i casi”. Così come la posizione ufficiale del governo nel postulare che i poli marziani siano composti da ghiaccio, neve o diossido di carbonio congelato risulta zoppicante, immaginate il loro imbarazzo nel caso di Venere. Da loro stessa ammissione, la temperatura di Venere è ben oltre i 400° C ... giusto il posto per mettere una calotta di ghiaccio! Non so se per scelta o per caso, il Jet Propulsion Laboratory della NASA (National Aeronautics and Space Administration) ha rilasciato alcune straordinarie fotografie di Venere generate da radar agli inizi del 1989. Una di queste immagini ravvicinate, in cui il radar che penetra le nubi rivela con eccellente chiarezza l’apertura del polo nord, onorò audacemente la copertina di Discover dell’Aprile 1989.

 

Ora torniamo alla Terra.

Certamente uno dei tre grandi pionieri delle esplorazioni polari fu il Dott. Fridtjof Nansen, l’acclamato scienziato ed esploratore artico norvegese. Forse la spedizione più interessante mai condotta nella regione Artica è riportata nel lavoro in due volumi di 679 pagine di Nansen, il cui titolo completo è FARTHEST NORTH – Profondo Nord: Registrazione di un viaggio di esplorazione – nave Fram 1893-96 e di 15 mesi di viaggio in slitta del Dott. Nansen e del Tenente Johansen. A pag. 120, quando i 13 uomini di equipaggio erano pressoché arrivati alla latitudine 77°N, Nansen osserva:

“Era un sentimento strano il stare navigando nel nord in una notte scura per terre sconosciute, in mare aperto, dove nessuna nave, nessuna imbarcazione era mai stata prima. Avremmo potuto essere centinai di chilometri più a sud, visto che l’aria era così mite per essere Settembre a queste latitudini ... Non vedevamo “niente eccetto acqua chiara”, come Henriksen rispose dal rifugio dell’equipaggio quando lo chiamai …“Essi stavano pensando a casa, in Norvegia, proprio ora che stavamo navigando diritti per il Polo nell’acqua chiara …Devo quasi chiedermi se non è un sogno. Uno deve essere andato contro corrente per sapere cosa significa andare con la corrente.”

 

Un altro dei maggiori contributi alla conoscenza artica fu rappresentato dal Tenente dell’Esercito degli Stati Uniti (più tardi Generale) Adolphus Greely. Come altri viaggi artici, la spedizione alla “Lady Franklin Bay” incontrò un freddo veramente intenso nella porzione meridionale della regione Artica, ma come si avvicinarono all’ 80esimo parallelo, il clima divenne particolarmente mite. A pag. 369, quando il loro gruppo aveva raggiunto l’81esimo parallelo, mentre Greely stava facendo una mappa dell’isola di Ellesmere per l’Esercito, egli commentò: “In quel momento un forte vento caldo soffiava dall’interno e la temperatura era notevole, sui 5° C (si parla di regioni polari – ndt)”. Il suo utilizzo della parola “interno” era molto più accurato di quanto egli stesso realizzò. Un esempio di quanto drammaticamente, i venti caldi dall’interno, colpiscono l’esterno nel profondo nord è dimostrato in questo passaggio a pag. 192, quando per lungo tempo i venti avevano soffiato da sud: “Alle 22.00 del 16 Febbraio, i termometri al mercurio si sciolsero, dopo essere stati continuamente congelati per 16 giorni e 5 ore. Questo è il tempo più lungo, nelle registrazioni, in cui i termometri sono rimasti congelati.” Il Dott. I.I. Hayes, con la goletta “United States”, scrisse del suo viaggio nel profondo nord in THE OPEN POLAR SEA – Il mare aperto polare. Essi furono improvvisamente sconcertati dall’inesplicabile aumento della temperatura, nonostante che il forte vento Artico soffiasse da nord. Mentre erano bloccati da questo persistente vento da nord per la maggior parte delle prime due settimane di Novembre, Hayes notò che dopo che le iniziali grandi masse di ghiaccio erano passate oltre di loro, non ve n’erano altre a rimpiazzarle. Egli aggiunse: “ 13 Novembre: Sempre peggio, la temperatura è salita di nuovo, e il tetto sopra il ponte superiore ci gocciala addosso peggio di una pioggia tropicale ... 14 Novembre: Il vento ha soffiato continuamente per le ultime 24 ore da Nordest, e la temperatura si mantiene alta come prima …secondo le mie speculazioni. Un vento caldo dal “mare di ghiaccio” incrina le mie teorie, come i fatti su cui si sono basate le teorie degli uomini saggi.”

 

Il chirurgo delle navi “Advance” e “Rescue”, il Dott. Elisha Kent Kane, registrò le sue molte esperienze artiche in ARCTIC EXPLORATIONS IN SEARCH OF SIR JOHN FRANKLIN, culminate vicino all’82esimo parallelo. La spedizione avanzò nel profondo nord fino a che le navi riuscirono e poi, quando la quantità di ghiaccio rese impossibile o troppo pericoloso ogni ulteriore avanzamento, essi continuarono il viaggio a piedi con le slitte. Ma come altri esploratori artici prima e dopo, essi furono meravigliati di trovare ogni ulteriore avanzamento contrastato dall’invasione di un mare polare aperto. Egli scrive:

“È impossibile, nel fare una rassegna dei fatti che ci connettono a questa scoperta come la neve fusa sopra le rocce, gli stormi di uccelli marini, la limitata ma ancora sviluppata vita vegetale, l’aumento della temperatura dell’acqua, non essere colpiti dalla loro connessione con la domanda a riguardo di un clima più mite al polo. Riferire tutti questi fatti alla modificazione di temperatura indotta dalla prossimità del mare aperto cambia solo la forma della domanda; ma lascia l’indagine incompiuta. Qual è la causa del mare aperto?”

 

Circa 130 anni dopo abbiamo questi commenti dell’esploratore russo Vladimir Snegirev nel suo libro del 1885 ON SKIES TO THE NORTH POLE – Sui cieli del Polo Nord:

“Il 9 Maggio attraversarono l’86esimo parallelo ... fu una cosa davvero strana: si sarebbe pensato che avvicinandosi al polo il ghiaccio sarebbe diventato più spesso, duro, più solido, ma in realtà era tutto il contrario. Più si avvicinavano alla loro meta, più spesso incontravano le acque aperte …”

 

Scrivendo del primo viaggio dell’Ammiraglio Richard Byrd in Antartide nel libro BEYOND THE BARRIER – Oltre la barriera, Eugene Rodgers registra il fatto straordinario di un vento persistente dal Polo: “... le oscillazioni di temperatura erano così violente che, solo tre giorni dopo la registrazione più bassa, la linea rossa andò sopra i

– 9°C. Questo crea una differenza di temperatura di oltre 30° C tra minima e massima, tanto quanto l’oscillazione annuale della maggioranza degli Stati Uniti orientali ...”

 

A pag. 144 del suo libro, Nansen esclama: “Oggi abbiamo avuto lo stesso canale libero verso il nord, e dietro mare aperto fino a dove la vista poteva arrivare. Cosa significa?”. Al 79esimo parallelo, egli registra a pag. 197: “... prendendo il vento settentrionale. È curioso che ci sia quasi sempre una salita del termometro con questo forte vento ... Un vento meridionale di velocità inferiore generalmente abbassa la temperatura, e un vento settentrionale moderato la innalza.” Dopo aver raggiunto l’estrema posizione settentrionale della 86esima latitudine, Nansen osserva a pag 391: “La prima volta ero infastidito dal calore; la scottatura del sole era abbastanza spiacevole.” Pag. 407: “… la scorsa notte ho fatto fatica a dormire per il caldo.”  Diversi mesi dopo Nansen e Johansen stavano guidando nuovamente la nave Fram, ma erano ancora all’81esimo parallelo, quando egli scrive a pag. 527: “Stravagante, solo – 6° C a metà Dicembre! Potremmo essere a casa ...” Quando il suo gruppo era all’81esimo parallelo, Greely registra a pag. 370: “Per tutta la sua estensione la valle era libera di neve, e in molti punti era coperta con una relativamente lussureggiante vegetazione.” Alla latitudine 81°49', Greely scrive a pag. 374: “Mentre eravamo in questo campo, il n° 3, riuscimmo a dormire poco, a causa dei grandi sciami di mosche ... Alzandosi alle 2 di mattina, la temperatura era molto alta, di 8,9° C, con un minimo di 7,8° C fin dalla sera prima ... In questo lago c’erano anche molti piccoli pesciolini ...” Pag. 376: “ Il Caporale Salor trasse due piccoli pezzi di legno di pino non lavorati …Vicino dove io scoprii i resti di un accampamento di tarda estate degli Eschimesi”. Pag. 377: “I dintorni dell’accampamento erano contrassegnati da una lussureggiante vegetazione di erba, acetosa, papaveri e altre piante”. Pag 378: “ Il cielo era parzialmente coperto da vere nuvole a cumulo, piuttosto raro nei cieli artici …la temperatura era alta e gli allegri papaveri gialli e altri fiori richiamavano vistose farfalle ... ci si potrebbe ben immaginare nei quaranta ruggenti, invece che a otto gradi dal polo geografico”. Pag 379: “ A questo punto, e nelle sue immediate vicinanze, si sono viste un grande numero di farfalle ... affrontare il fiume Ruggles, tre capanne eschimesi abbandonate ...”. Pag. 383: “ Tra altri pezzi di legno c’era un palo, lungo circa 2.80 metri e di circa 5 centimetri di diametro, di un legno duro di conifera e di piccola grana, probabilmente abete o pino”. Pag. 385: “… un’ape ronzante. Le farfalle erano molto numerose, ne sono state viste una cinquantina durante la giornata … Il clima durante il giorno era eccessivamente caldo e noi abbiamo sofferto molto. Il termometro attaccato al barometro aneroide, che rimase sempre all’ombra, si alzò a 23.3° C … La marcia della giornata ci portò più lontano lungo le spiagge del Lago Hazen, che raggiunsi in Maggio, ed allora un nuovo e inesplorato territorio si aprì gradualmente ai nostri occhi”.

 

Le tre categorie di prove di gran lunga più significative, che attestano la validità del brevetto n° 1096102 degli Stati Uniti, sono:

1. clima più caldo nella regione polare

2. comportamento eccentrico della bussola

3. le peculiari luci polari, conosciute rispettivamente come l’Aurora Boreale e, in Antartide, l’Aurora Australe. Anche se la brevità di quest’articolo le evita tutte, ad un esame superficiale delle voluminose prove disponibili, ci sono diverse altre categorie di prove altrettanto valide. Esse includono:

1. un drastico incremento nella vita vegetale e animale nel profondo nord; incluse migrazioni di uccelli all’arrivo dell’inverno

2. pietre, legno, polvere, polline e fango trovati sia sopra che dentro gli iceberg

3. comportamento anomalo delle onde radio nella regione polare

4. incremento gravitazionale misurabile alla Curva Polare, sufficiente per causare una significativa separazione dell’acqua marina da quella dolce

5. strana situazione degli eschimesi del profondo nord, persone con un linguaggio completamente unico e le cui tradizioni orali affermano che essi sono originari da un nord ancora più lontano, in una terra calda con una luce diurna perpetua

6. profondità del mare polare e corrente marina verso sud nell’alto Artico

7. i mammut perfettamente conservati trovati nel ghiaccio

   a - se, come postula la posizione ufficiale del governo, questi elefanti morirono durante uno spostamento climatico da tropicale a glaciale, è logico chiedersi perché tali elefanti tremanti non hanno semplicemente “preso la loro proboscide” e si sono spostati a sud?

   b - se questo asserito spostamento climatico accadde improvvisamente, allora perché questi pachidermi “istantaneamente congelati” non sono stati trovati lungo gli inevitabilmente “istantaneamente congelati” migliaia di acri di foresta in cui vivevano?

8. la peculiare chimica e matematica degli iceberg, enormi oggetti composti di acqua dolce e che, anche se non ci sono praticamente precipitazioni annuali con cui sostituirli, viaggiano a migliaia verso sud, per sciogliersi ogni anno.

 

La bussola sta cercando di indicare la vera configurazione del polo sin da quando l’uomo ha incominciato ad utilizzare questo strumento nella sua ricerca di questi luoghi mitici. Invece di condurre agevolmente quelli che sarebbero i conquistatori del polo al favoloso punto dei 90° di latitudine, come dovrebbe se la descrizione della geologia della Terra è corretta, alle alte latitudini l’ago si incomincia a muovere in maniera agitata e indecisa. Dopo aver raggiunto approssimativamente l’80° parallelo, incomincia ad accadere una cosa straordinaria – l’ago inizia un movimento verticale! È in quel momento che il conflitto tra la forza magnetica e quella gravitazionale si manifesta. Riguardo alla bussola, l’esploratore russo Snegirev scive: “… il polo magnetico … crea qualche genere di curva ingannevole … l’inconveniente di viaggiare con la bussola da solo. L’ago punta a Nord, poi improvvisamente verso ovest e poi, quasi di malavoglia, ritorna alla sua prima posizione ”.

 

Walter Sullivan in QUEST FOR A CONTINENT – Alla ricerca di un continente,  commenta: “... le bussole che si comportarono in maniera così stravagante vicino al Polo”. Chauncey Loomis, nella sua biografia dell’esploratore artico Charles Francis Hall, WEIRD AND TRAGIC SHORES – Spiagge strane e tragiche, osserva: “... stava seppellito così a nord del polo magnetico che l’ago di una bussola segnò sudovest sulla sua tomba”. A pagina 536 del suo libro, Nansen dice: “C’erano altre cose, anche, che mi confusero enormemente. Se eravamo in un nuovo territorio, vicino Spitzbergen, perché i gabbiani rosati non si erano mai visti li, mentre li avevamo in greggi qui a nord? E poi c’era la grande variazione della bussola”. Greely registra a pag. 128 del suo libro: “Nel magnetometro un piccolo magnete, sospeso liberamente  su un singolo filo di seta, oscilla prontamente in qualsiasi direzione orizzontale. Questo magnete, a Conger … dondolava avanti e indietro senza sosta, irrequieto … Un ago magnetico, esattamente e delicatamente equilibrato, alle medie latitudini assume una posizione pressoché livellata. A Conger invece, l’ago, modificato così che potesse muoversi liberamente sul piano verticale, mostra una forte tendenza ad assumere una posizione alzata. Ad una latitudine di 90°, l’ago sarebbe eretto, mentre a Conger l’inclinazione era circa di 85°. La singola caratteristica più spettacolare dell’alto Artico è senza dubbio l’Aurora Boreale, un fenomeno alieno a quasi tutti i paesi della Terra.

 

La spiegazione ufficiale del governo è essenzialmente la stessa che è espressa in quasi tutte le grandi pubblicazioni in circolazione, come il libro GUINNESS BOOK OF WORLD RECORDS: “Queste manifestazioni luminose sono causate da una pioggia di elettroni in arrivo dal sole (il vento solare) che colpisce gli atomi dell’atmosfera superiore, facendoli così illuminare. La forma del campo magnetico terrestre confina queste manifestazioni alle regioni polari e alle alte latitudini”. Se non fosse per la sua grossolana omissione dei fatti, questa congettura sembrerebbe quasi plausibile. Ci sono comunque grandi problemi per un ipotesi elettromagnetica nel dare conto delle luci polari:

1. l’elettricità e il magnetismo non si muovono casualmente in grandi forme a tenda

2. l’Aurora è notevolmente influenzata dai cambiamenti locali del tempo

3. l’Aurora espone una varietà significativa di colori, spesso concomitantemente

4. l’ago magnetico funziona anche all’equatore, ma l’Aurora è quasi esclusivamente polare

5. gli attuali fenomeni elettrici, come l’illuminazione, sono rumorosi, l’Aurora è silenziosa

6. le particelle dal sole sono principalmente idrogeno, finora si è registrata la presenza di pochissimo idrogeno nelle analisi spettrografiche della luce dell’Aurora

7. se fossero causate da un perpetuo flusso di elettroni dal sole, allora perché le Aurore a volte sono presenti ed a volte no?

8. la confutazione più potente è che le Aurore sono spesso sperimentate a terra, senza alcun effetto sull’ago magnetico!

 

Peter Freuchen scrive in THE ARCTIC YEAR – L’anno artico:

“Queste luci peculiari … di gran lunga più luminose e sviluppate nell’Artico, raggiungono la più alta bellezza nelle scure notti invernali … bande luminose o raggi scagliati rapidamente nel cielo. Esse cambiano forma continuamente, e qualche volta anche il colore, e i raggi spesso danno l’illusione di essere originati da un distante proiettore … In altre occasioni l’Aurora sembra una tenda di luce increspata, cambiando stabilmente forma e posizione. O può manifestarsi come una cascata di luce che irradia da una magnifica corona in alto nel cielo. Qualunque sia la forma, l’Aurora esibisce movimenti e, generalmente, cambiamenti rapidi”.

 

L’andamento caleidoscopico dell’Aurora è spiegato pienamente dalla varietà illimitata delle condizioni atmosferiche presenti in ogni particolare momento tra il Sole Centrale e l’Apertura Polare. Per un istantaneo discredito della fraudolenta teoria del “bombardamento elettromagnetico” nella produzione dell’Aurora, ci riferiamo a questo passaggio, su Venere, da 1990 PLANETS: A GUIDE TO THE SOLAR SYSTEM di Mark Chartrand:

“Nonostante il fatto che Venere non ha campo magnetico, sembra avere alte aurore nella sua atmosfera; la loro origine non è compresa”. Greely afferma, a pag 158 del suo libro: “ L’Aurora … i disturbi magnetici erano rari durante i cambiamenti di forma lenti e con poco colore”. Pag 184: “Nonostante la notevole durata ed estensione dell’Aurora, il magnete fu solo leggermente disturbato”. Pag 187: “L’alone fu preceduto da un’Aurora, che non era accompagnata da disturbi magnetici”. L’acclamato esploratore del Sud Polare, Finn Ronne, annota nella sua autobiografia, ANTARCTICA, MY DESTINY – Antartica, il mio destino:

“… vidi una bellezza cristallina inimmaginabile; e mi sentii come parte di una scena surrealistica stando in piedi trafitto mentre l’Aurora australe si manifestava sopra di me”. Nansen scrive nel suo libro a pag 163: “Il cielo era tutto splendente … nessuna parola può descrivere la gloria che incontrarono i nostri occhi ... Fu una fantasmagoria senza fine di colori che brillavano, sorpassando ogni cosa che si possa sognare”.

 

Le prove presentate nei libri scientifici di William Reed ed in particolare di Marshall Gardner, provano oltre ogni ragionevole dubbio l’accuratezza del brevetto americano n° 1096102 sulla Teoria della Terra Cava. Se si combina l’importanza monumentale della scoperta con la quasi totale mancanza di riconoscimento da parte della grande stampa, è subito chiaro che questo fatto si distingue come la cospirazione più persuasiva nel mondo. Perché?

 

I famosi velivoli non registrati, comunemente descritti come oggetti volanti non identificati – “unidentified flying objects”: UFO – sono la logica risposta. Anche ignorando tutti gli altri aspetti della situazione UFO, l’identificazione di almeno alcuni di questi veicoli è pienamente stabilita dall’innumerevole numero di contatti radar stabili rilevati sia in impianti militari che civili. Usando il buon senso è facile intravedere una connessione logica tra l’arrivo drammatico di questi velivoli in gran numero nel 1947 e il nostro straordinario salto tecnologico degli anni ‘40 del 1900. Bomba Atomica, voli oltre la barriera del suono, radar, televisione, etc. Se la civiltà che opera con questi velivoli non registrati avesse le proprie basi su un pianeta distante, essi non sarebbero minimamente interessati; viceversa, se essi occupano la nostra terra sorella dell’interno, in tal caso sarebbero estremamente interessati ... specialmente per la nostra capacità di imbrigliare l’energia dell’atomo. È estremamente possibile che l’energia atomica condurrà (o abbia condotto) alla definitiva tecnologia dell’antimateria, e all’inversione dell’inerzia gravitazionale (antigravità – ndt). Il desiderio di una nazione di esplorare è secondo solo a quello per la sicurezza nazionale. Come una ricerca tranquilla, l’ambizione umana più stimolante è l'esplorazione Spaziale, un’impresa che abbiamo appena cominciato ... Ciò cambierà presto se le recenti indicazioni trapelate dal Nevada (Stato dell’Area 51 – ndt) raggiungeranno il pubblico. La lunga ricerca della tecnologia dell’antigravità è finalmente stata compiuta ed è stata abitualmente utilizzata nel “Groom Dry Lake Antimatter Research Facility” (Base di Ricerca Antimateria del lago asciutto Groom) della Contea di Lincoln, Nevada, USA. Il gran numero di testimoni crebbe drammaticamente quando la NBC TV trasmise il suo rapporto del 20 Aprile 1992, dal corrispondente dal Pentagono Fred Francio, dal confine di quella che forse è la base militare più classificata al mondo, l’Area 51. Dopo una definitiva piena rivelazione e conseguente pubblica esplorazione della Terra Interna, l’Interno di Marte sarà ancora più affascinante.

 

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ULTIMO AGGIORNAMENTO 22 LUGLIO 2005

 

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