La Sindone di Torino, nota anche come Sacra Sindone, è un lenzuolo di lino conservato nel Duomo di Torino, sul quale è visibile l'immagine di un uomo che porta i segni di torture, maltrattamenti e di una possibile crocefissione. La tradizione identifica l'uomo con Gesù e il lenzuolo con quello che fu usato per avvolgerne il corpo quando egli, morto, fu deposto nel sepolcro. Il termine "sindone" deriva dal greco σινδών (sindon), che indica un tessuto di lino di buona qualità. Il termine è ormai diventato sinonimo del lenzuolo funebre di Gesù.
La sua autenticità è oggetto di fortissime controversie: è realmente la reliquia più importante della religione cattolica o un artefatto?.
Tutti gli storici sono d'accordo nel ritenere documentata con sufficiente certezza la storia della Sindone a partire dalla metà del XIV secolo, data della sua apparizione. Sulla sua storia precedente e sulla sua antichità non vi è però accordo: la datazione "radiometrica" ottenuta con la tecnica del Carbonio 14, eseguita nel 1988, ha datato la realizzazione del lenzuolo in un intervallo di tempo compreso tra il 1260 e il 1390 e quindi, apparentemente, ben oltre la data presunta della crocifissione di Gesù.
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di Mariano Tomatis La Sindone è un lenzuolo di 4 metri e 36 per 1 metro e 11 che reca impressa un'impronta umana dalla tradizione attribuita a Gesù Cristo. Secondo alcuni il telo avrebbe avvolto il corpo di Gesù dopo la sua morte. Custodito nel Duomo di Torino dal 1578, si tratta forse dell'oggetto più studiato al mondo da ogni branca possibile del sapere: dalla storia alla chimica, dalla numismatica alla palinologia, dall'archeologia all'informatica. La datazione al radiocarbonio eseguita sul tessuto in tre laboratori di fama internazionale nel 1988 ha determinato che il lenzuolo risale al XIV secolo e, di conseguenza, non può che essere un artefatto ... "Sono soltanto loro, i cosiddetti sindonologi a scagliarsi contro il Carbonio-14. Nel campo scientifico, fisico, chimico, non c'è nessuno che abbia il minimo dubbio. Nemmeno io. Il sudario risale al medioevo" (... leggi tutto l'articolo).
I libri scettici in italiano pubblicati ad oggi sulla Sindone si contano sulle dita di una mano:
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Alcuni studiosi hanno però contestato questi risultati e ritengono che la Sindone sia l'autentico lenzuolo funebre di Gesù e anche la scienza, riesaminando il tutto, comincia ad avere qualche dubbio ...
IL TEST AL CARBONIO 14
LONDRA - Bastano poche parole per riaprire il giallo più intrigante della storia umana:
"Sono convinto di avere forti prove che la
Sindone risale a molto prima di quanto stabilito
dalle ultime analisi". David Rolfe le pronuncia
nel suo ufficio di Beaconsfield, sobborgo di
Londra, tra monitor, lettori digitali, pile di
Dvd, dove sta completando il montaggio di "La
Sindone di Torino - le prove materiali", il
documentario a cui lavora da anni, che la Bbc
manderà in onda la sera del Sabato Santo.
È il secondo film che il pluripremiato regista
britannico dedica all'argomento: il primo, "Testimone
silenzioso", apparso nel 1978 e all'epoca
trasmesso anche in Italia, cominciò a fare luce
sui misteri del sudario che, ipotizza Rolfe,
potrebbe equivalere alla "Polaroid della
resurrezione". La nuova opera è ancora più
ambiziosa, perché affronta il tema che ha messo
in crisi il "partito dei credenti", cioè coloro
che non dubitano che la Sindone sia il lenzuolo
in cui fu avvolto il corpo di Gesù dopo la
crocefissione sul Golgota.
Il tema è proprio quel "Test al carbonio 14",
eseguito nel 1988 da laboratori di Oxford,
Tucson e Zurigo, per decifrare la datazione
della Sindone: diede come risultato un
intervallo di tempo tra il 1295 e il 1360, e
molti lo ritennero la dimostrazione definitiva
dell'inautenticità del controverso tessuto di
lino, che veniva fatto risalire al Medio Evo,
perciò ben più tardi dell'era di Cristo.
Ebbene, il nuovo documentario di Rolfe sfida
questa tesi, al punto da avere convinto
Christopher Bronk Ramsey, direttore dell'Oxford
RadioCarbon Accelerator e successore dello
scienziato che condusse il test al carbonio
vent'anni fa, a ripetere l'esperimento.
"Il direttore del laboratorio di Oxford ha
ammesso che il risultato del 1988 potrebbe
essere sbagliato", si è lasciato scappar detto,
durante una conferenza, Monsignor Giuseppe
Ghiberti, presidente della Commissione Diocesana
per la Sindone di Torino, in pratica il custode
della Sindone per conto del Vaticano. "Non c'è
da stupirsi", ha aggiunto l'alto prelato, "è la
conferma che la scienza è relativa, e che
successivi studi possono modificare quanto
affermato in un primo tempo".
A Oxford, il
professor Ramsey è andato su tutte le furie: il
test non è stato ancora completato e lui non ha
mai dichiarato che l'esame del 1988 diede un
responso "sbagliato".
Ma la suscettibilità tra religione e scienza, in
materia di Sindone, è reciproca, e
comprensibile, specie in uno studioso come
Ramsey, che nel 1988 era poco più che ragazzo ma
assistette al primo test al carbonio 14, divenne
allievo e successore dello scienziato che lo
effettuò, e ora, come nella teoria dell'eterno
ritorno, si occupa di nuovo del rebus che lo
ossessiona da una vita.
"Il risultato
del test di Oxford non glielo posso anticipare,
perché ancora non lo so nemmeno io", spiega
Rolfe, "e neanche Ramsey, essendo l'esame in
corso. Lo saprete la sera del Sabato di Pasqua,
quando la Bbc trasmetterà il documentario. Quel
che posso dire, e che mi pare notevole, è che
Ramsey ha ritenuto necessario ripetere il test
del 1988".
A convincerlo è stato il progresso scientifico.
Nel corso di studi in ambito meteorologico,
racconta il documentarista, sono emersi nuovi
elementi sul comportamento del carbonio 14, che
le ricerche di Rolfe per il film hanno in
seguito indicato come una chiave per riaprire
l'indagine.
"Non affermo che
nel 1988 ci sia stato un errore", precisa Rolfe,
"ma esistono dubbi sugli effetti della
conservazione del lino in determinate
condizioni".
È un linguaggio oscuro, ma non per chi conosce
la romanzesca storia della Sindone. Quella
documentata inizia nel 1353, a Lirey, in
Francia, quando il cavaliere Goffredo di Charny
dichiara di essere in possesso del lenzuolo che
avvolse il corpo di Gesù.
Cent'anni dopo una sua discendente di nome
Margherita vende la sacra reliquia ai duchi di
Savoia, che la conservano a Chambery, dove nel
1532 sopravvive a un incendio, e poi dal 1578 a
Torino, dove hanno trasferito la propria
capitale e dove da allora è rimasta, anche dopo
che Umberto II, ultimo re d'Italia, morendo l'ha
lasciata in eredità al Papa.
Poi c'è la storia non documentata, secondo cui
la Sindone sarebbe stata occultata dagli
apostoli, conservata dalla primitiva comunità
cristiana, portata nel 544 a Edessa, in
Mesopotamia (l'odierna Turchia), di lì
trasferita nel 944, quando i musulmani occupano
Edessa, a Costantinopoli, che nel 1204 viene
saccheggiata dai crociati, uno dei quali
l'avrebbe trafugata in Francia, dove un secolo e
mezzo dopo finisce in mano a Goffredo. Infine,
c'è la leggenda: la Sindone, il Mandylion (altra
misteriosa reliquia cristiana) e il Santo Graal
sarebbero in realtà la stessa cosa. Insomma, un
romanzo, al cui confronto il "Codice da Vinci" è
una favoletta per bambini.
"Nel Medio Evo le reliquie cristiane avevano
immenso valore, per cui la tentazione di
falsificarle a scopo di lucro era grande",
osserva Rolfe. "Ma finora nessuno è riuscito a
capire come sarebbe stato possibile falsificare
la Sindone. Delle due, l'una: o è autentica, o è
opera di un genio, di un Leonardo da Vinci,
tant'è che qualcuno è convinto che sia stato
l'autore della Gioconda a fabbricarla, sebbene
le date non coincidano".
Quel che si può dire per ora è che, da una parte - come ha recentemente detto Mons. Ghiberti - nessuno è ancora riuscito a dire come si sia potuta realizzare "l'impressione" fotografica (qualunque immagine possa essere) sul telo della Sindone, anche ipotizzando che non risalga all'epoca di Cristo.
In secondo luogo non è la prima volta che - dati scientifici alla mano - i risultati dell'esame al Carbonio 14 sono stati messi in dubbio, e non solo da scienziati "credenti".

Il nuovo test al carbonio 14 potrebbe dunque dirimere o perlomeno riaccendere la questione, retrodatando il lenzuolo all'epoca di Cristo.
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LA STAMPA (23/3/2008) - FEDE E RAGIONE: LA RELIQUIA DI TORINO La scienza ammette: "Forse sulla Sindone abbiamo sbagliato" Esperti americani ed europei confidano alla Bbc: "Gli esami dell’88 non soddisfano, bisogna rifarli".
La Sacra Sindone esposta al Duomo di Torino
Per vent’anni, dopo
la datazione con il Carbonio 14
effettuata in tre laboratori diversi
arrivati alla stessa conclusione,
abbiamo pensato che la Sindone di
Torino fosse una delle tante false
reliquie medioevali, solo un poco
più misteriosa e complessa. Ma ora
un autorevole gruppo di scienziati
americani ed europei, alcuni dei
quali parteciparono agli esami
condotti a Oxford, Zurigo e Tucson
nel 1988, afferma che quegli esami
potrebbero avere dato un risultato
distorto e sollecita una nuova
definitiva indagine sul lenzuolo di
lino più famoso e discusso della
storia.
(VITTORIO SABADIN - CORRISPONDENTE DA LONDRA) |
LA MISTERIOSA SINDONE DI TORINO
© 2000 by Guido Pagliarino
GLI ESPERIMENTI DEL CARBONIO 14
SU CHE PRINCIPIO SI BASA LA "RADIODATAZIONE" AL CARBONIO 14 (C14)
Ogni essere vegetale respira anidride carbonica, che è composta da ossigeno e carbonio. Una minima parte di quest'ultimo è radioattiva (C 14), mentre la più gran parte (C 12) no. Perciò tutti i vegetali incorporano carbonio radioattivo. Gli esseri animali, compreso quindi l'uomo, cibandosi di vegetali (e di altri esseri animali che hanno mangiato vegetali) assumono a loro volta il C 14. Con la morte della pianta o dell'animale, il carbonio radioattivo che lo impregna diminuisce, sempre di più col passare del tempo. Lo stesso vale per quegli oggetti che derivano dagli esseri viventi, ad esempio un tessuto di lana di pecora, dal momento in cui il vello è tosato e dunque, separato dall'animale, esso muore. Occorrono in media 5730 anni affinché il C 14 presente in una creatura morta o in un oggetto da questa ricavato si dimezzi, 11.460 perché si riduca ad un quarto, 17.200 a un ottavo. Stabilendo, con due metodi e con calcoli assai complicati, quanto C 14 residua al momento dell'esperimento, si può individuare l'anzianità del campione sottoposto a radiodatazione.
IL PRIMO E POCO NOTO ESPERIMENTO (UFFICIOSO) DI DATAZIONE DI UN CAMPIONE SINDONICO COL METODO DEL C14
In occasione dell'ostensione televisiva del 1973, viene prelevato un piccolo ritaglio della Sindone che giunge al carbonologo Raes, il quale se ne avvale per stabilire l'età del lenzuolo. Effettua due deludenti prove, con parti del reperto in suo possesso: la prima metà risulta datata II secolo e l'altra X secolo. Un risultato senza significato.
GLI ESPERIMENTI UFFICIALI DI RADIODATAZIONE DEL 1988: PERCHé ANCHE QUESTI NON HANNO PORTATO A RISULTATI ACCETTABILI
Certuni pensano ancora, ultimo mentre sto scrivendo Gianni Vattimo, in un suo articolo su La Stampa del 17 agosto 2000, e sbagliano, che "per ora prevalgano i motivi per considerare la Sindone un reperto di epoca più tarda di quella di Gesù". Tutte le indagini interdisciplinari (anatomia, biologia, medicina legale, antropologia, archeologia, studi biblici, storia, fotografia a due e tre dimensioni, elettronica, informatica, studio dei pollini fossili, fisica, chimica, storia dell'arte ... - portano tutt'altro che a quell'idea, a parte la prova del 1988 di radiodatazione al carbonio 14 radioattivo, che stabilì un'anzianità sindonica compresa fra gli anni 1260 e 1390, i cui risultati però, non sono considerati attendibili dalla gran maggioranza dei "carbonisti". Cito figure della statura del Koutznezov e del Garza Valdés, nonché degli italiani Mario Moroni, Maurizio Bettinelli e Francesco Barbesino; gli ultimi tre effettuarono esperimenti su campioni di tele di mummie egizie, la cui anzianità era storicamente nota, dopo averli trattati simulando l'incendio in Chambery sofferto dalla Sindone nel 1532; ma l'elenco degli scienziati, credenti e non credenti, che dubitano fortemente o addirittura si oppongono con veemenza al risultato è lungo. Lo stesso ideatore dei due metodi di radiotazione (si definiscono l'uno dei radioconteggi e l'altro della spettrometria di massa), Willard Frank Libby, affermava che avevano il punto debole proprio nei tessuti come la Sindone.
Quando viene trattata per farne filato, la pianta del lino subisce l'eliminazione dei suoi componenti lipidici e proteici, che sono più poveri di C 14 del resto, quel resto che servirà alla filatura; quando il filato o il tessuto vengono assoggettati a radiodatazione, appaiono assai più giovani della loro reale età, in quanto, in proporzione, hanno più C 14 della pianta. Per avere una datazione più precisa bisognerebbe poter operare non sul prodotto tessile ma sulla pianta di lino da cui fu tratto. Ma non si tratta solo di questo. Il perché della mancata attendibilità dei risultati richiederebbe molto spazio, a rischio d'annoiare troppo il lettore. Dico solo quanto segue, che sicuramente è più che sufficiente.
Intanto, in generale, entrambi i metodi di datazione hanno portato più volte a risultati manifestamente assurdi. Ad esempio, gusci di lumache vive furono datati a 26.000 anni fa; un corno vichingo dell'anno 1000 al XXI secolo (!); la pelle di un mammuth, sicuramente di almeno 25.000 anni fa, quando la specie scomparve, fu considerata vecchia di soli 5.600 anni; una foca appena morta risultò "defunta" 1300 anni prima; l'Uomo di Lindow fu datato, su tre suoi campioni, una volta al 300 a.C., una seconda al I secolo, infine al V secolo, con uno scarto di 800 anni. Ossa e bende della stessa mummia egiziana, conservata al Museo di Manchester, risultarono le prime più vecchie di 1000 anni rispetto alle seconde, mentre erano contemporanee.
Di più: come s'era detto, fili sindonici erano già stati sottoposti ufficiosamente a radiodatazione nel 1973 dal Raes: un'estremità del campione risultava del 200 e l'altra del 1000 d.C.
Ma in particolare, gli esperimenti ufficiali di radiotazione del 1988 di Ginevra, Oxford e Tucson, per tutti e tre i laboratori interessati non s'avvalsero, com'era indispensabile, di entrambi i metodi: tutti usarono il medesimo, nessun laboratorio pure l'altro sistema, mentre avrebbe dovuto considerarsi doveroso, scientificamente, ricorrere ad entrambi, per controllo, come di gran norma si fa.
In secondo luogo, errore metodologico certo, non si applicarono i fattori di correzione. La Sindone subì incendi, tra cui il citato - il più grave -, della cappella di Chambery ov'era custodita, di cui porta ancora i segni. Gli incendi aumentano la componente di C14 di un oggetto che li ha subiti, così che l'esperimento lo ritiene di molto più recente. Lo stesso per funghi e batteri, che a loro volta assorbono C14, che, nel tempo, si sono chimicamente combinati ai fili della Sindone cedendole il loro carbonio 14, e gli effetti sono ineliminabili con la semplice pulizia fisica che fecero i tre laboratori, occorrono complessi procedimenti chimici.
Anche i fumi delle candele aggiungono carbonio 14, e per secoli nelle chiese e nelle cappelle furono accese candele. Lo stesso per il tocco umano, e la Sindone, sempre per secoli, venne esposta sostenuta dalle mani di chierici ed inoltre, rimase per molti giorni in quelle delle suore Clarisse che rattopparono i buchi prodotti dall'incendio del 1532.
Anche la radioattività prodotta dal disastro di Cernobyl, che giunse su Torino - ricordo che quel giorno pioveva acqua acida, che rendeva "strana" la mia lingua: speriamo in bene per tutti noi - può aver modificato la componente di C14 della Sindone.
Secondo il Koutznezov, che ha effettuato in merito prove sperimentali rigorose su tessuti sicuramente del I secolo, tenendo conto dei fattori di correzione, la Sindone deve essere considerata del I secolo.

UN EVENTUALE FALSARIO MEDIEVALE SAREBBE STATO IL PIÙ GRAN GENIO DI TUTTI I TEMPI E UN MOSTRO CRIMINALE ASSASSINO
Tutti gli studiosi che hanno avuto direttamente a che fare con l'immagine dell'Uomo della Sindone sono concordi nel ritenere che non si possa produrre nemmeno oggi, coi mezzi attuali. Come fu ripreso e trasmesso a suo tempo per televisione, il professor Delfino Pesce provò a creare il Volto con un particolare metodo di strinatura che contemplava, se ben ricordo quella trasmissione, un bassorilievo (in 3D) deformato in modo tale che fosse l'immagine (in 2D) ad apparire naturale; ma per tutto il resto, gli effetti furono, di fondo, appunto quelli delle strinature di cui parlo nella sintesi.
Certamente, un falsario che, tra il 1260 e il 1390, avesse prodotto il Lenzuolo sarebbe stato un genio più grande di Leonardo.
A Leonardo da Vinci, checché si senta dire a volte da qualcuno, non è proprio il caso di pensare: nacque circa un secolo dopo l'anno 1353 in cui, è certo storicamente, la medesima Sindone era in possesso di Goffredo de Charny, la vedova del quale, nel 1356, l'affidò, con verbale, in custodia ai canonici di Lirey, diocesi di Troyes.
Il falsario avrebbe dovuto, dato che tutti gli esperti sono concordi sul fatto che la Sindone avvolse una salma umana, procurarsi un cadavere appena ucciso per appensione con chiodi ad una croce e che, ancora vivo, fosse stato prima torturato nello stesso modo in cui lo era stato Gesù: pugni; bastonate; schiaffo fortissimo tra occhio sinistro e naso; flagellazione con oltre 120 colpi su tutta la schiena e il retro delle gambe sino ai calcagni; casco di spine; altre lesioni alla schiena dovute al peso e all'attrito del patibulum (vedi oltre) della croce portato da Gesù lungo la via al Calvario; sbucciature della pelle: dunque, poiché non poteva trovare per puro caso una tale salma, avrebbe dovuto imprigionare e torturare lui stesso un vivo e poi ucciderlo in croce! Bel sadico assassino, no?
Poi, dato che Gesù venne colpito dalla lancia al costato quand'era ormai morto, proprio per accertarsi che lo fosse (scrive Giovanni - Gv, 19, 34 - che da quella ferita uscì sangue ed acqua, cioè, vista modernamente, sangue e siero, come appunto è il sangue d'un defunto, i cui due elementi si scompongono al momento del trapasso), ebbene, avrebbe dovuto trafiggere il cadavere con una lancia al momento giusto, poco dopo la morte, non oltre ché, altrimenti, il liquido ematico sarebbe ormai stato raggrumato, in modo da farne uscire sangue di morto, cioè appunto col siero separato come quello che, sulla Sindone, parte dalla ferita al costato e scorre lungo il fianco per raggiungere la schiena dell'Uomo; ma in quel tempo non si sapeva nulla del liquido ematico: nulla della circolazione sanguigna, né che il sangue di cadavere ha caratteristiche diverse da quello di vivo, né della differenza tra sangue venoso ed arterioso.
Il falsario avrebbe dovuto, cosa impossibile anche oggi secondo esperimenti di laboratorio del Baima Bollone e di altri, poter togliere infine il corpo dal lenzuolo in modo da non rovinare l'immagine, senza spostamenti, per non alterare la forma delle tracce sanguigne. Solo l'ipotesi che il corpo materiale di Cristo fosse sparito dall'interno del lenzuolo e che quest'ultimo si fosse afflosciato nella stessa posizione in cui si trovava consente di capire il motivo d'una mancata deformazione: nel Nuovo Testamento, il corpo del Risorto è definito "glorioso spirituale", precisamente Paolo dice che il corpo materiale-animale si trasforma in corpo glorioso-spirituale ... e solo un corpo così trasformato poteva non deformare le impronte sul lenzuolo, perché non toccava più. Secondo certe ipotesi, l'energia della Risurrezione avrebbe impresso il lenzuolo.
Naturalmente, quest'idea vale solo per i credenti; per gli altri, non c'è spiegazione. Resta il fatto che il falsario non sarebbe riuscito a non deformare le immagini togliendo il cadavere.
Altro ancora avrebbe dovuto sapere e fare quel genio criminale.
Conoscere con centinaia d'anni d'anticipo i principi e la tecnica della fotografia, per poter produrre sulla Sindone un'immagine che fosse un negativo fotografico.
Poter vedere le cose minime, come avesse avuto un microscopio, inventato molti secoli dopo, per poter scorgere e poi piazzare i pollini che giacciono sulla Sindone, scoperti nel 1973 e studiati da Max Frey. Prima, avrebbe avuto la difficoltà di trovare non dei pollini qualsiasi, ma di piante che crescono solo in Palestina, in Siria e in Turchia.
Ma in proposito, avrebbe dovuto procurarsi un telo di 2000 anni prima, tessuto secondo le tecniche di quel tempo, diverse da quelle sue contemporanee e in uso sin dalla fine dell'Età Antica/inizio dell'Alto Medioevo; tuttavia, avrebbe dovuto prima sapere che tale era stata la tecnica di filatura e tessitura del I secolo, mentre la sua epoca, il Basso Medioevo, non ne aveva alcun ricordo: solo la ricerca recente l'ha scoperto.
Avrebbe dovuto conoscere pure le tecniche romane di crocifissione: chiodi nei polsi e non nelle mani come, invece, in tutte le opere d'arte precedenti; ma anche della crocifissione per i polsi s'era persa memoria, è stata riscoperta nell'epoca contemporanea, e non per nulla tutte le immagini non solo medioevali, ma ancora successive, per moltissimo tempo dunque, presentano un Cristo inchiodato per le mani. Basta girare per chiese per accertarsene.
Anche la struttura del flagello egli avrebbe dovuto conoscere:

struttura non più nota alla sua epoca, in cui, infatti, i penitenti cosiddetti flagellanti usavano, per punirsi, strumenti di altra foggia, senza uncini e/o palline metalliche con manubrio tagliente alle estremità delle corde che dal manico dipartivano; e avrebbe dovuto sapere che la corona di spine di cui parlano i Vangeli era a forma di casco e copriva l'intero capo, non di anello come le corone medioevali; ma nessuno allora lo sapeva, perché anche di questo non c'era più ricordo storico, tant'è vero che tutte le icone presentavano Gesù con una corona di spine ad anello, non a casco come quella che, a detta di tutti gli esperti, produsse le lesioni al capo dell'Uomo della Sindone.
Inoltre il falsario, se esisteva, lasciò sulle spalle dell'Uomo le scorticature d'una trave, non di una croce: avrebbe dovuto aver scoperto dunque, che i prigionieri venivano caricati, per andare al loro supplizio, del patibulum, il braccio trasversale della croce, non con la croce intera. I bracci verticali delle croci erano stabilmente infissi sul luogo dell'esecuzione, sui quali quelli orizzontali venivano legati al momento, col prigioniero già attaccato al proprio patibulum per le braccia, tramite corde oppure, come Gesù ed altri, con chiodi; tra gli altri, un certo Giovanni zelota - gli zeloti ebrei erano una sorta di partigiani ribelli agli occupanti Romani - di cui si sono trovati e analizzati i resti in una tomba presso Gerusalemme, nel 1968. Tutte le immagini medioevali della Via Crucis, e ancora dopo e ormai tradizionalmente, ché la croce era divenuta simbolo di tutta la Passione, rappresentano invece Cristo che porta la croce intera, come nel Medioevo senz'altro si credeva.
Non ultimo, il falsario avrebbe dovuto trovare un uomo con la stessa fisionomia di quella che presenta Cristo sulle varie icone medioevali bizantine che raffigurano il suo viso, ispirate proprio al Volto della Sindone, le prime dipinte ad Edessa, le successive a Costantinopoli e nei suoi domini, fin in Italia: si tratta di immagini che si trovano, appunto, anche in dipinti, affreschi e mosaici di chiese italiane.
Lo notate quel ciuffo sulla fronte di Gesù? Deriva dal 3 rovesciato che è sulla fronte dell'Uomo della Sindone; in certe icone, purtroppo non ne ho in archivio, il ciuffo è esattamente rappresentato in forma di 3 rovesciato.
Le prime icone ispirate al Volto sindonico sono del VI secolo, epoca in cui si riscopre in Edessa il Mandylion-Sindone. Prima di questo periodo, Gesù era dipinto diversamente, con vari volti di fantasia, senza barba e baffi e coi capelli, biondissimi, molto corti secondo il taglio dei patrizi romani.


"Ciuffo" sulla fronte di Gesù. Deriva dal 3 rovesciato che è sulla fronte dell'Uomo della Sindone.
In certe icone il ciuffo è esattamente rappresentato in forma di 3 rovesciato (12)
Insomma, conoscendo queste cose, è impossibile pensare che quel mostro assassino di falsario medioevale sia davvero esistito.

Negativi del telo sindonico, stampati su tela a grandezza naturale, della metà destra e della metà sinistra della Sindone,
esposti durante l’Ostensione del 2000 nella cappella della Chiesa di San Lorenzo a Torino, cappella in cui l’originale fu ospitato
nei primi tempi dopo il suo arrivo a Torino da Chambery. Attualmente sono in mostra in sacrestia.
FERITE, LESIONI, SANGUE SULLA SINDONE CONCORDANO PERFETTAMENTE CON
LE DESCRIZIONI DEI VANGELI SULLA PASSIONE DI GESÙ CRISTO

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Principali Immagini sul Telo - Legenda: 1- Ferita piede destro 2- Segni acqua per spegnere incendio 3- Ferita al costato 4- Pieghe della tela 5- Oltre 120 colpi di flagello 6- Tallone e pianta del piede destro 7- Linea carbonizzata incendio 8- Rappezzi clarisse Chambery (tolti coi restauri dell’estate 2002) 9- Contusioni alle spalle per il trasporto patibulum 10- Ferite alla nuca per “corona” (casco) di spine 11- Volto, e ferita alla fronte 12- Ferita al polso sinistro |
BIBLIOGRAFIA
1) Conferenze (e relativi testi), anni 1998/2000, sala conferenze di S. Lorenzo, Torino, organizzate dal gruppo dei volontari per l'Ostensione della Sindone "Amici di S. Lorenzo" (testi presso la segreteria dei medesimi):
- Équipe medica: Sindone e considerazioni di tanatologia. Il punto di vista della medicina legale.
- Antonio Oddone: Chiacchierata sul Telo sindonico,
- Antonio Oddone: Storia della Sacra Sindone.
- Giovanni Latino: Perché la Sindone non può essere un falso.
- Giovanni Latino: Apostolato attraverso la Sindone.
- Giovanni Latino: Perché Gesù Cristo è stato condannato a morte in croce.
- Aldo Guerreschi: La tridimensionalità sindonica ed il fotorilievo.
2) Pubblicazioni:
a) Stampa periodica
- Federica Bello: Quell'impronta "alambicca-cervelli" - in La Voce del Popolo, 20/8/2000
b) Volumi
- Mario Cappi: La Sindone dall'A alla Z - Edizioni Messaggero.
- Roberto di Clari (Robert de Clary): "La conquista di Costantinopoli": Studio critico - traduzione e note di Anna Maria Nada Patrone, Collana Storica di Fonti e Studi, Genova
- Alfredo Orlando: Il punto sulla Sindone - ElleDiCi
- Collana sulla "Sindone" - serie di cinque volumetti, ElleDiCi
- Geremia Dalla Nora: Il Volto di Gesù - ElleDiCi.
- Vari saggi sulla Sindone di Pierluigi Baima Bollone.
- Emanuela Marinelli: La Sindone - Un'impronta "impossibile" - Ed. S. Paolo.
- Aa.Vv.: Sindone - "Il tuo Volto, Signore, io cerco" (Guida del pellegrino per l'Ostensione 2000), Edizioni San Massimo.
3) Internet:
- Sito Chiesa Cattolica http://sindone.torino.chiesacattolica.it
THE MYSTERIOUS SHROUD OF TURIN
© 2000 by Guido Pagliarino
LA SACRA SINDONE
(si ringrazia per l'autorizzazione alla pubblicazione l'autore del sito "I TEMPLARI")

Chi non conosce la Sacra Sindone, il sudario che, dice la tradizione, avvolse il corpo di Gesù deposto dalla croce? Seguire le tracce della Sacra Sindone è un’avventura in cui si confondono i sapori del giallo internazionale, del percorso mistico e dell’epopea cavalleresca; dove non è facile distinguere il vero dal falso, il probabile dal verosimile. La Sacra Sindone consiste in un semplice telo di lino , lungo circa 4,36 m e largo 1,10 m, di colore giallo ocra, sul quale sono visibili impronte che riproducono l'immagine frontale e dorsale di un uomo crocifisso.
Sacra Sindone
È nel 944 dopo Cristo che, a
Costantinopoli, la Sacra Sindone fa la sua
apparizione. Nei documenti è definita come
un’immagine "acheropita", cioè "non
fatta con le mani". La reliquia era però già
nota e da secoli faceva la gloria di Edessa,
l'attuale Urfa, in Turchia.
Qui il telo, venerato come "Mandylion",
era tenuto ripiegato ed incorniciato in un
reliquiario, a mostrare solo il volto, come un
ritratto. Il trasferimento del Mandylion a
Costantinopoli è ricordato da due "sinassari",
libri liturgici della chiesa bizantina.
Sacra Sindone (Antica illustrazione)
Secondo vari interpreti, però, questo non fu che un "ritorno". La Sacra Sindone sarebbe stata nota a Costantinopoli fin dall'VIII secolo. La reliquia dovette lasciare la città all'avvento dell'iconoclasmo, un'eresia che bollava come sacrilegio qualsiasi raffigurazione realistica di Gesù e dei santi, e che sconvolse l'impero bizantino per più di due secoli. Comunque sia andata, il sacro lino è sicuramente nella capitale imperiale quando Baldovino di Fiandra e Bonifacio del Monferrato, con la complicità di Venezia, dirottano verso le mura millenarie di Costantinopoli la Quarta Crociata, diretta in teoria alla liberazione del Santo Sepolcro. Nel 1204 la metropoli bizantina viene espugnata e saccheggiata dall'esercito latino. Una armata crociata si è volta ad espugnare una la sede dell'impero bizantino, baluardo orientale del Cristianesimo, invece di combattere l'infedele. La cristianità grida allo scandalo, ma nel frattempo un enorme bottino, di cui fanno parte innumerevoli reliquie cristiane, prende la via dell'Europa.
Sacra Sindone con Vergine
Varie fonti medievali menzionano tra queste reliquie, un lino con impressa l'immagine di un uomo martirizzato. Questo indumento funerario è ritenuto, tradizionalmente, il sudario di Gesù Cristo; e come tale è da allora venerato. Nel caos immediatamente seguito al sacco della città, però, del Sacro Lino si perdono misteriosamente le tracce. Notizie certe ricompaiono solo nelle fonti successive al 1350, quando la reliquia, appartenente ora alla famiglia Charny, viene esposta al culto nella cittadina di Lirey in Francia. Quale via può aver seguito la preziosa reliquia per giungere in Europa? L'unica traccia documentale esplicita delle vicende della Sacra Sindone, dopo la presa di Costantinopoli, è una supplica inviata a Papa Innocenzo III da Teodoro Angelo Comneno, nipote di Isacco II Angelo Comneno, imperatore di Costantinopoli all’epoca del saccheggio del 1204. Nel testo, che ci è giunto nella trascrizione di un cartulario (cioè una raccolta di copie di documenti), è espresso lo sdegno per il saccheggio delle reliquie ed è richiesto esplicitamente l'intervento del pontefice per promuovere il recupero della Sacra Sindone.Secondo il documento la Sacra Sindone si sarebbe trovata in quel momento ad Atene. La notizia che nel primo decennio del secolo XIII la Sacra Sindone fosse conservata ad Atene troverebbe ulteriore conferma in una dichiarazione del 1207 di Nicola d'Otranto, abate di Casola. Di certo c’è solo che dopo il 1207, e fino alla metà del secolo successivo, quando ricompare dal nulla in Francia, i documenti attualmente conosciuti non danno più alcuna notizia della Sacra Sindone: tale silenzio potrebbe derivare dalle severe sanzioni pontificie che colpivano il traffico delle reliquie sottratte a Costantinopoli.
Sacra Sindone mostrata al popolo
Ian
Wilson, noto e autorevole storico inglese della
Sacra Sindone, adombra l'ipotesi che il Santo
Sudario sia stato trasportato dall'oriente in
Europa dai cavalieri dell'Ordine Templare. Nel
1954 viene trovato nel villaggio inglese di
Templecombe, in una ex Commanderia templare, un
pannello di legno che reca dipinto un volto
simile a quello raffigurato sul Sacro Lino.
Molta iconografia collegata ai templari può
essere messa in rapporto con la Sacra Sindone.
Il leggendario e potentissimo Ordine di
monaci-guerrieri era all'apice del suo potere
politico ed economico quando
Filippo IV il Bello re di Francia, il 13
ottobre del 1307, fece arrestare tutti i membri
e ne decretò lo scioglimento. Accusati di
idolatria e atti contro natura, i templari
verranno processati, condannati e spogliati di
tutti i beni. Dagli atti processuali risulta che
i
Cavalieri Templari adorassero effettivamente
una testa barbuta conosciuta come
Baphomet (Bafometto), un reliquiario a forma
di testa o forse una scultura, descritta dai
monaci, interrogati sotto tortura, nelle forme
più disparate. Tutte, comunque, potrebbero
richiamare ed essere associate alla Sacra
Sindone. L’adorazione di una "testa" fu
uno dei principali capi d'accusa del processo,
ma il fatto che questa testa fosse quella del
demonio o comunque di un idolo, è un altro
discorso.
Non si sarebbe potuto trattare di una reliquia,
tenuta segreta perché la più preziosa di tutte
le reliquie? Quella del passaggio in Europa
tramite i Cavalieri Templari non è però altro
che una ipotesi, e sono parecchi gli studiosi
che si oppongono a questa teoria. La figura di
Goffredo de Charny, signore di Lirey, in
Champagne, sembra uscire direttamente da un
racconto cavalleresco. È tra le mani di questo
eroico cavaliere che la Sacra Sindone fa
ufficialmente la sua apparizione in Francia.
Dopo una vita di avventure improntate ai più
alti ideali della cavalleria medievale (ed
intorno alle quali il nostro scriverà un libro
di buon successo, sorta di manuale del perfetto
Chevalier), nel 1355 viene incaricato dal re di
portare il suo stendardo di battaglia.
È un grande riconoscimento, e il cavaliere non
lo disonora: l'anno successivo muore eroicamente
nella battaglia di Poitiers, nella strenua
difesa dell'Orifiamma, la lingua di tessuto
rosso fiammante simbolo del potere supremo e
dell'onore di Francia. Come sia giunta, la Sacra
Sindone, all'eroico vessillifero di Francia,
rimane un mistero. Vediamo le ipotesi che sono
state fatte in proposito. La Sacra Sindone
potrebbe essere stato un bene di famiglia
pervenuto a Goffredo tramite matrimonio o
amicizia. Stretti legami collegano Goffredo ai
discendenti di Otto de la Roche, feudatario
francese e primo duca di Atene, ai tempi in cui
proprio ad Atene della Sacra Sindone abbiamo
avuto l’ultima segnalazione. La Sacra Sindone
avrebbe potuto fare parte dei tesori di
famiglia; Goffredo di Charny sposò una diretta
discendente di Otto, che avrebbe potuto
portargli la reliquia in dote,e fu grande amico
di Gautier IV de Brienne, conestabile di Francia
e fedele compagno d’armi, anche lui caduto a
Poitiers. Se anche non fosse stata materialmente
in loro possesso, Gautier IV de Brienne o la
stessa consorte potrebbero aver rivelato
all'indomito cavaliere il nascondiglio della
Sacra Sindone in Oriente: questo spiegherebbe il
rapido viaggio di Goffredo oltremare, fino a
Smirne nel 1345, ufficialmente compiuto al
seguito del Delfino. Ecco il possibile anello
mancante della catena che, da Atene, porta il
sudario direttamente nelle mani di un cavaliere
francese del Trecento. La "pista templare"
sostiene che la Sacra Sindone fosse stata
affidata a Goffredo durante un periodo di
prigionia in Inghilterra, nel castello di
Goodrich. Qui essa sarebbe stata portata da quei
Cavalieri Templari che scamparono ai roghi e
alle carceri di Francia. In contrasto con i
fitti misteri dei secoli precedenti, la storia
"europea" del Sacro Tessuto, dopo la
riapparizione in mano ai de Charny, è
sufficientemente documentata: nel 1453 la
reliquia viene ceduta da Margherita, ultima
erede degli Charny, al duca Ludovico di Savoia.
Le travagliate vicende del ducato dei Savoia
porteranno in seguito la Sacra Sindone, a più
riprese, da Chambéry, in Piemonte, in altre
città della Francia e dell'Alta Italia, fino
alla traslazione definitiva nella città di
Torino nel 1578.
Sacra Sindone (Gesù coperto dal Sudario - illustrazione di Gianbattista delle Rovere
Palazzo Accademia delle Scienze - Galleria Sabauda - Torino - Italia)
La Sacra Sindone, di proprietà di Casa Savoia per oltre mezzo secolo, è stata assegnata, in un lascito testamentario del capo della Casata ed ultimo Re d'Italia S.A.R. Umberto II di Savoia, al Sommo Pontefice. Il re in esilio è morto a Ginevra nel 1983, anno dal quale la Sacra Sindone è divenuta, dunque, di proprietà pontificia. Nel suo ultimo lavoro "The Divine Deception (L'Inganno Divino)", il Dr Keith LaidIer fa nuove affermazioni sulla Sacra Sindone di Torino. Egli sostiene che l'immagine sul lino sia quella della testa imbalsamata di Gesù, sistemata al di sopra di un corpo appartenente ad un uomo crocifisso in Siria dai Turchi mamelucchi nel XIII secolo. La Sacra Sindone di Torino è un panno di lino su cui è impressa l'immagine di un corpo umano che si crede sia quello di Gesù dopo la crocifissione.
Sacra Sindone (Gesù coperto dal Sudario - Illustrazione di Giulio Clovio)
Sacra Sindone (Gesù coperto dal Sudario - Particolare - Illustrazione di Giulio Clovio)
Dopo molte controversie nel 1988 le analisi al carbonio 14 datarono il telo al 1350 d.C.
Ora, usando la moderna tecnologia, combinata ad approfondite ricerche in documenti storici, il Dr Laidler è giunto a questa rimarchevole ipotesi. La sua estensiva ricerca, presentata nel precedente saggio "The Head of God" lo aveva convinto che la testa di Gesù fosse stata portata dal Medio Oriente in Europa attraverso l'ordine dei monaci guerrieri conosciuti come Cavalieri Templari. I Cavalieri Templari conservarono la testa come una reliquia chiamata il Bafometto e crearono la Sacra Sindone di Torino come testimonianza fotografica del loro prezioso segreto. Il Dr LaidIer chiama la Sacra Sindone "una fabbricazione del 14° secolo che presenta una reale immagine del viso del Cristo. Poiché un qualsiasi artista avrebbe potuto dare la propria interpretazione del volto, l'Ordine dei Templari decise di creare ciò che oggi è conosciuto come la Sindone. Quest'ordine era formato scienziati e alchimisti che usando le conoscenze tratte dalla scienza araba, riuscirono ad ideare un processo in grado di produrre ciò di cui avevano bisogno per immortalare la sacra reliquia ".
LaidIer crede che la Sacra Sindone venne realizzata appendendo il lino, dopo averlo pretrattato con sali, all'interno di una stanza buia e lasciando solo un piccolo foro per farvi passare la luce. Una gemma di quarzo fu piazzata nel foro in modo che fungesse da lente. Successivamente il telo venne esposto alla luce del sole per paio di giorni. L'immagine che ne scaturì era ancora troppo 'debole' così la fissarono immergendo il panno in una soluzione di ammoniaca o urina.
"Ci fu un grande culto delle reliquie cosicché i Templari avrebbero potuto mostrare la testa come reliquia di Giovanni Battista e farsi pagare oboli per osservare la Sindone. Invece preferirono mantenerla segreta insieme alla testa. Si ricordi che a quel tempo la chiesa proibiva l'adorazione di qualsiasi parte del corpo Gesù e difatti la Sindone non fu vista che solo 50 anni dopo la sua creazione" (apparve in Francia per la prima volta nell’anno 1350). Le ricerche di Laidler dimostrerebbero che la testa della Sacra Sindone è in una posizione irregolare rispetto al corpo e le analisi al computer proverebbero che è staccata dal tronco oltre ad essere più piccola del normale. Laidler ha anche detto: "Chi crede che Gesù ascese in cielo con il corpo rifiuterà cosa dico ma la Cristianità che crede ad una resurrezione spirituale l'accetterà senza troppi traumi. Sono certo che la testa di Cristo sia stata sepolta sotto il pilastro dell'Apprendista. Le prove sono schiaccianti. è frustrante che la Rosslyn Chapel non consenta un pieno scavo. I Templari sono ancora in Scozia ed uno di loro mi ha contattato circa un passaggio segreto che dalla Rosslyn Chapel porta sino al vicino Castello, così che potrebbe essere plausibile che la testa sia stata da tempo rimossa". Le ricerche di Laidler sono certamente controverse e sino a che non sarà fornita una prova inoppugnabile di quanto egli afferma circa la testa di Gesù, vanno considerate esclusivamente come parti di una teoria inedita. Ricordiamo che il Patrono dei Templari, era Giovanni Battista a cui fu tagliata la testa. Non è da escludersi che in realtà l'adorazione dei Templari per la testa del Bafometto fosse legata alla figura del Battista e non a quella del Cristo. Un’altra ipotesi è che la testa adorata dai Templari fosse quella della stessa Sacra Sindone ripiegata in modo da far apparire solo il volto.



































