MESSAGGI DALLO SPAZIO - Roswell

 

    

 

 

    LA STORIA

 

L'8 luglio 1947 Il Roswell Daily Record usciva nell'edizione pomeridiana con un titolo a cinque colonne: "La Raaf cattura un disco volante in un ranch nella regione di Roswell".

Si faceva riferimento a un presunto disco volante precipitato il 2 luglio nel Foster Ranch di Corona, circa 120 Km a nord-ovest di Roswell. I rottami del velivolo erano stati ritrovati da Mac Brazel, proprietario del ranch. Secondo la sua descrizione i frammenti erano costituiti da "pezzi di gomma, stagnola, carta piuttosto robusta e asticelle". Brazel decise di parlare della faccenda allo sceriffo, George Wilcox, solo dopo aver appreso la notizia dei "dischi volanti".
Lo sceriffo, Brazel e "un uomo in abiti borghesi", sicuramente un militare, andarono sul luogo del ritrovamento e raccolsero quello che rimaneva del "disco". Il materiale pesava meno di tre chilogrammi ed era presente una gran quantità di nastro adesivo sul quale erano stampati dei fiori. Brazel aveva in passato recuperato due palloni sonda nel suo ranch ed era sicuro che quello appena ritrovato non era un oggetto di quel tipo.
Il 9 luglio sul Fort Worth Morning Star-Telegram veniva riportato un articolo di James Bond Johnson il quale riferiva che il sergente maggiore Irving Newton, della stazione meteorologica della base aerea di Forth Worth, aveva identificato l'oggetto rinvenuto come un pallone "ray wind", usato per determinare la direzione e la velocità dei venti in alta quota. Le foto scattate da Johnson ritraevano il giovane ufficiale meteorologo che sorreggeva i detriti del pallone recuperato, il quale non sarebbe stato immediatamente riconosciuto perché ignoto al personale della base di Roswell.

 

    L’IPOTESI UFO


A partire da quel momento, il caso Roswell venne dimenticato fino a che due ufologi americani, Stanton Friedman e William Moore, non lo riportarono all'attenzione dei media. I due, dopo aver raccolto una gran quantità di dati e avere intervistato circa sessanta persone collegate in un modo o nell'altro con il caso, pubblicarono nel 1980 il libro The Roswell Incident (pubblicato in Italia con il titolo Accadde a Roswell), contenente i dettagli sul caso.
Il nuovo scenario che si stava ipotizzando, però, prevedeva l'esplosione di un disco volante e la conseguente caduta di frammenti sul ranch di Brazel (avvenuta la notte tra il 2 e il 3 luglio), ma il nucleo vero e proprio dell'oggetto sarebbe poi precipitato nella Piana di San Agustin a circa duecento chilometri a ovest di Roswell, dove sarebbero stati recuperati anche i cadaveri di alcuni umanoidi, presumibilmente l'equipaggio alieno del disco.
Altri studiosi iniziarono a interessarsi al caso, tra questi due ufologi del Cufos (Centre for Ufo Studies), Kevin Randle e Donald Schmitt, i quali nel libro Ufo Crash at Roswell presentarono argomentazioni secondo le quali l'oggetto rinvenuto non era di origine terrestre. I due infatti passarono in rassegna le possibili "ipotesi terrestri", scartandole tutte (pallone meteorologico, razzo V-2, aereo sperimentale, pallone bomba giapponese Fugo, eccetera).
Molte delle affermazioni di Randle e Schmitt vennero però confutate dal ricercatore Karl Pflock il quale, nella sua monografia Roswell in Perspective (marzo 1994), suggerì l'ipotesi che a cadere fosse stato un oggetto "Top Secret".
Il 15 febbraio 1994, in risposta a un'inchiesta parlamentare sul caso Roswell, l'aeronautica militare aprì un'indagine interna, atta a chiarire, una volta per tutte, la faccenda: nel 1945, alla fine del conflitto mondiale, una delle preoccupazioni principali dell'America era l'avanzamento dell'Unione Sovietica in materia di applicazioni belliche dell'energia atomica. Il geofisico Maurice Ewing, in un promemoria spedito al generale Carl A. Spaats, comandante delle Army Air Forces, suggeriva un modo per poter rilevare eventuali test atomici sovietici. Aveva infatti scoperto che a una quota di 14 mila metri vi era un "canale acustico" in cui, se la sorgente sonora e il ricevitore si fossero trovate a questa altezza, si sarebbero potute "ascoltare" le esplosioni dovute ai test atomici sovietici. All'epoca però nessun aereo era in grado di arrivare a tali quote e quindi si decise di costruire dei palloni sonda; nasceva il Progetto Mogul. Per la realizzazione dei palloni l'aeronautica stipulò un contratto con la New York University che organizzò il cosiddetto balloon group, diretto da Athelstan Spilhaus. Dopo i primi lanci di prova effettuati tra aprile e maggio 1947 dal campo di football della Leigh University a Bethlehem, in Pennsylvania si decise di spostare il sito di lancio nella base aerea di Alamogordo, New Mexico. Il Volo 4, il primo dalla nuova postazione, fu effettuato il 4 giugno. Il grappolo di 28 palloni in neoprene non era equipaggiato con cartellini per la ricompensa, come era in uso per i palloni meteorologici e forse questo fu uno dei motivi per cui Brazel non riconobbe il materiale come un semplice pallone sonda.
Secondo la ricostruzione dell'aeronautica, fu proprio il grappolo di palloni del Volo 4 a cadere nel ranch e la descrizione di Brazel e altri importanti particolari non fanno che rendere estremamente probabile questa ipotesi. E' infatti plausibile che all'epoca si volesse mantenere segreto un progetto così importante e che a parte il balloon group e pochi altri, nessuno fosse a conoscenza del Progetto Mogul.
Naturalmente anche questa, come quella extraterrestre, è un ipotesi ed è doveroso dire che non esiste alcun documento ufficiale che dimostri un legame tra il Progetto Mogul e il caso Roswell. L'ipotesi extraterrestre però è sicuramente meno solida dovendo fare ricorso a un'elaborata operazione di cover-up, finalizzata a nascondere fino a oggi le prove del ritrovamento di un disco volante precipitato nel 1947 e dei corpi dell'equipaggio alieno. Risulta inoltre difficile pensare che un'ipotetica astronave aliena possa essere costituita da materiale come gomma, stagnola, asticelle di legno di balsa e nastro adesivo.

 

    UN FILMATO CHE FA DISCUTERE

 

La storia del filmato dell'autopsia di uno o più alieni di Roswell, che tanto ha fatto parlare la stampa mondiale nell'estate del 1995, comincia due anni prima, quando il documentarista inglese Ray Santilli, titolare di una piccola casa di produzione londinese, la Merlin, si reca negli Stati Uniti alla ricerca di filmati originali sul cantante Elvis Presley.

Nelle sue ricerche Santilli incontra un anziano cine - operatore, tale Jack Barnett (pseudonimo) di 82 anni, un cameraman che avrebbe documentato il periodo della leva del celebre cantante americano. Ma Barnett avrebbe documentato anche qualcosa di ben più importante delle riprese d'epoca di Presley: gli esami e le autopsie dei cadaveri di due esseri extraterrestri recuperati dai militari americani nel 1947 insieme ai rottami di un disco volante precipitato nel Nuovo Messico.

Si tratta di tredici rullini di pellicola in bianco e nero da  35 mm., della durata di 7 minuti ciascuno. Barnett si offre di venderle a Santilli il quale, a sua volta, racconta di aver svolto delle sue indagini sul cameraman, sospettando un bidone.

Barnett sosterrebbe di aver partecipato alle operazioni di recupero del disco caduto a Roswell, di avere fatto copia di parte delle riprese da lui stesso effettuate come operatore militare e di averle conservate di nascosto per 46 anni.

Convinto, il documentarista inglese si sarebbe deciso ad acquistare le pellicole per un prezzo che si aggirerebbe intorno ai 150.000 dollari e le avrebbe portate a Londra, avvicinando alcuni ufologi ma rifiutandosi di far loro vedere le riprese filmate. Almeno fino all'inizio del 1995, quando un noto cantante pop suo amico, Reg Presley, appare su una TV locale raccontando dell'esistenza del filmato.

La notizia non viene ripresa dai giornali, ma non sfugge agli ufologi inglesi, in particolare a Philip Mantle, direttore delle indagini della BUFORA (British UFO Research Association), che a metà marzo del '95 riesce a convincere Santilli a mostrargli una parte del film: 7 minuti di riprese sfuocate e male illuminate all'interno di una tenda, approntata presumibilmente nel deserto del Nuovo Messico subito dopo l'individuazione del disco volante, con due medici o due militari privi di protezioni, senza guanti né mascherine ma con un camice bianco, che esaminano uno strano cadavere annerito, steso su un tavolaccio e coperto da un telo che lascia libere le braccia, la testa e i piedoni della creatura. Che, di primo acchito, parrebbe essere una brutta copia di Mickey Mouse. Una lampada è sospesa proprio all'altezza del petto della creatura, illuminando in maniera fioca la spettrale sequenza. I due medici, al rallentatore, sfilano dal lato sinistro della creatura (o dal braccio) qualcosa di sottile e trasparente, forse una garza o forse l'intestino dell'essere. Purtroppo una valutazione è impossibile, vista la scarsa definizione della pellicola. Se di garze si tratta, vale la pena di ricordare che in un documento inviato da un agente al direttore dell'FBI il 22 marzo del 1950 (e pubblicato a pagina 54 nel libro di Jean Sider Ultra top secret - Ces OVNIs qui font peur, ed. Axis Mundi), si parla del recupero di tre dischi volanti e di diversi umanoidi, fasciati (bandaged) come i piloti durante i test di resistenza alle accelerazioni ad alta quota.

Visto il filmato, Mantle ha ottenuto da Santilli la promessa che avrebbe mostrato in pubblico il filmato al congresso internazionale di ufologia che la BUFORA organizza ogni anno, e che per il 1995 cade il 26 agosto (i giornali hanno erroneamente parlato di una proiezione all'università di Sheffield) e ne ha parlato con un amico giornalista presso un quotidiano locale. La notizia è stata così pubblicata e, incredibilmente, ripresa dalle agenzie di stampa nazionali e poi internazionali, e nei giorni successivi Mantle e Santilli si sono trovati inaspettatamente al centro dell'attenzione dei mass media di tutto il mondo. Le pressioni per vedere il filmato sono state così insistenti che ad aprile è stata annunciata una proiezione pubblica, poi rinviata fino al 5 maggio, quando in un museo di Londra centotrenta invitati (studiosi, giornalisti, ufologi, contattisti e soprattutto potenziali acquirenti dei diritti) venuti da tutto il mondo hanno potuto vedere - ma non riprendere né riprodurre in alcun modo - un altro spezzone delle pellicole di Barnett: si tratta di 18 minuti, relativi all'autopsia di un essere umanoide di bassa statura, con testa grossa, grandi occhi neri, sei dita per ogni mano e piede, una gamba scarnificata, sdraiato su un tavolo all'interno di una stanza, dove si aggirano almeno due medici coperti da una tuta protettiva stile contaminazione nucleare. Successivamente alcuni studiosi avrebbero poi visionato un altro spezzone relativo alla seconda autopsia di un altro essere uguale al primo ma il cui cadavere sembrava meno ben conservato.

La proiezione ha lasciato allibiti i vari ricercatori: l'italiano Roberto Pinotti, del prestigioso Centro Ufologico Nazionale, si è detto favorevolmente impressionato dalle sequenze visionate; decisamente entusiasta Renzo Franchellucci della rivista contattistica Non siamo soli; sullo scettico il pilota Jean Gabriel Greslè, recentemente autore di due libri UFO in Francia; scettici il francese Jean Francois Gille ed il canadese Stanton Friedman, la massima autorità mondiale sul caso Roswell.

Durante la presentazione Santilli ha spiegato chiaramente di non essere interessato all'argomento UFO e all'autenticità o meno del filmato. Suo obbiettivo è ricavarne denaro. Tanto, possibilmente. Un'intenzione che non ha certo contribuito a sedare le polemiche subito avvampate sull'autenticità delle immagini.

 

    E in Italia ...

In Italia, dopo la notizia iniziale, del filmato si è ampiamente parlato sui giornali e nelle televisioni in occasione del Terzo Simposio internazionale sugli UFO tenutosi il 20 e 21 maggio a San Marino e organizzato dal Centro Ufologico Nazionale e dal locale CROVNI, dove Philip Mantle è intervenuto presentando sette diapositive tratte dal filmato dell'autopsia, in due proiezioni a porte chiuse riservate a studiosi e giornalisti, perquisiti uno per uno per evitare che potessero riprendere le immagini, per volere del legale di Santilli, l'inglese Chris Cary.

Anche in questo caso le reazioni degli ufologi sono state differenti: interessato il chimico Corrado Malanga, stupito il sovietico Boris Shurinov, scettico lo spagnolo Javier Sierra, convinto il tedesco Michael Hesemann, allibito il rumeno Ion Hobana, che ha dichiarato: “Il tutto è così incredibile che, al limite, potrebbe essere vero. Le sequenze sono senza dubbio impressionanti ...".

Alcune settimane dopo, del filmato si è nuovamente parlato in una conferenza stampa tenutasi a Roma per pubblicizzare l'uscita di una nuova rivista sugli UFO nelle edicole italiane (Notiziario UFO), e fra l'altro è stato dato particolare risalto alla notizia secondo cui il filmato sarebbe anche in possesso del celebre regista americano Steven Spielberg, che proprio su di esso starebbe costruendo il terzo film della sua trilogia su UFO ed extraterrestri, dopo Incontri ravvicinati del terzo tipo ed E.T.

Tale notizia è invero errata. Venne infatti pubblicata nel dicembre 1993 e poi nuovamente nel febbraio 1994 da due quotidiani scandalistici inglesi, il Daily Mirror e il Daily Star, a loro volta ripresi anche in Italia da diversi giornali senza citare la fonte.

Le indagini condotte dallo stesso Philip Mantle nei mesi successivi avevano però portato alla conclusione che la notizia fosse infondata. La casa produttrice di Spielberg, la Amblin Entertainment, ha esplicitamente smentito la notizia. Mantle sarebbe poi riuscito a rintracciare l'autore del falso scoop, un giornalista di pochi scrupoli che avrebbe ammesso di aver saputo del filmato trovato da Santilli e di aver cercato di forzare la notizia mischiando le voci raccolte con informazioni tratte da libri con la fantasia per dare risalto alla cosa.

 

    U.F.O.Mercato

Gli stessi consulenti di Santilli hanno anzi chiaramente spiegato che il loro fine è far lievitare il prezzo del filmato, in vendita. E pare che un'offerta di 7 milioni di dollari da parte della TV israeliana per l’esclusiva mondiale sia già stata rifiutata (ma perché lo stato d'Israele, da sempre ostile alla materia, adesso se ne starebbe interessando così a fondo?). Se ciò corrisponde a realtà la neonata Roswell Entertainment di Santilli conta dunque di ottenere cifre enormi dalla vendita frazionata dei diritti, nazione per nazione.

Per mantenere e anzi far crescere l'interesse del pubblico e dei mass media è stata quindi pianificata una precisa campagna promozionale che prevede uno stillicidio di rivelazioni progressive fino al convegno di Sheffield, una volta venduti tutti i diritti.

Una politica di  marketing che non giova certo alla serietà della materia.

Ecco spiegata la segretezza imposta nelle prime visioni riservate, da cui sono solo trapelati racconti orali. In fasi successive si è programmato di rendere pubblici alcuni fotogrammi tratti dal filmato, la notizia (e proiezioni riservate) di altre parti finora inedite del filmato stesso, e discutibili risultati di analisi che sembrino confermare l'autenticità delle riprese.

Santilli ha annunciato la proiezione di un nuovo spezzone filmato, nel quale si vedrebbero anche i frammenti del disco volante precipitato. In alcune interviste, il documentarista ha confermato di aver già concluso alcuni contratti con televisioni  americane ed inglesi per la messa in onda di documentari (da lui stesso prodotti) sul filmato, ma solo dopo il congresso di Sheffield. E pochi giorni dopo ha cominciato a raccogliere sulle reti telematiche ordini di acquisto per il filmato in videocassetta, venduto a 35 sterline da pagare subito.

Nel frattempo un gruppo ufologico torinese ha "piratato" le immagini concesse in esclusiva alla tv francese e, in una conferenza stampa in terra milanese, le ha distribuite senza autorizzazione alla stampa locale e nazionale, venendo immediatamente denunciato da Ray Santilli.

 

    Le prime indagini italiane

Quando, alla fine di giugno, molti quotidiani nazionali hanno presentato al grosso pubblico queste immagini, la sezione milanese del Centro Ufologico Nazionale ha avviato immediatamente delle indagini. L'esperto in fisica Luis Lopez ha scannerizzato le sequenze e, con la tecnica dei falsi colori, ha portato alla luce nuovi sconcertanti dettagli.

É utile ricordare nuovamente che tali sequenze mostrano in maniera molto ravvicinata un cadavere di presunta origine extraterrestre, steso su un tavolino metallico.

L'essere ha una testa sproporzionata ed il ventre gonfio (probabilmente di gas intestinali); è completamente  nudo e come sesso ha una struttura vagamente simile ad una vagina. Si dirà che non ha né ombelico né capezzoli, e quindi che non è un mammifero (il che non corrisponde a verità). E non ha peli né capelli. Ha sei dita alle mani e ai piedi. Il corpo è piccolo ma massiccio, molto dissimile dagli esili alieni presentati nei libri ufologici.

La creatura sembra più un terrestre deforme che non un vigoroso astronauta interstellare; ma solo a prima vista.

Già, perché studiate al computer dagli esperti scientifici della sezione milanese del CUN, le immagini di Roswell hanno rivelato particolari sorprendenti.

 

    Un pupazzo di gomma?

Una delle prime analisi effettuate dall'esperto in fisica Luis Lopez ha messo in evidenza una profonda ferita nella gamba destra della creatura. Tale ferita si presenta come un largo squarcio sulla parte interna della coscia. Osservando dettagliatamente, è stato possibile persino evidenziare un osso, corrispondente al nostro femore, biancheggiare fra le carni macerate. Questa ferita non sembra dovuta esclusivamente al violento impatto causato dalla caduta del disco volante. Infatti, sebbene nella parte superiore essa sia semicircolare, nella parte inferiore presenta dei tagli frastagliati, tipici dei morsi dei predatori. Morsi appena accennati, quasi che la carne aliena non sia di gusto per le bestie del Nuovo Messico. Ciò contraddice le voci secondo le quali i cadaveri di Roswell non erano stati assaliti dai predatori.

Osservando meglio, notiamo che, nonostante l'asportazione del tessuto e del muscolo interno, la gamba della creatura resta gonfia e tornita. Quasi che l'essere non fosse di carne ma di materiale ben più duro. Come se si avesse a che fare con un pupazzo di gomma o di legno. Successive analisi avrebbero dimostrato l'infondatezza di questa tesi.

Il fisico Luis Lopez avrebbe difatti scannerizzato le immagini e le avrebbe inserite in computer. Attribuendo differenti colori alle varie tonalità di grigio, molti elementi invisibili ad occhio nudo avrebbero svelato molti nuovi dati.

Nelle nuove immagini veniva messa in risalto, ad esempio, una larga bruciatura superficiale sulla coscia sinistra, mentre parecchi ematomi comparivano su tutto il corpo. Inoltre, in una sequenza a mezzobusto, si notavano chiaramente le clavicole e l'attacco del muscolo sternocleidomastoideo.

In definitiva, si aveva l'immagine di un essere dalla struttura ossea e muscolare simile alla nostra, danneggiata per un forte urto. Come se si trattasse di un essere scampato ad un violento incidente, uno scontro in macchina o un UFO-crash. Se si trattava di una mistificazione, indubbiamente era curata sin nei dettagli.

Ma le sorprese maggiori emersero scannerizzando ed  ingrandendo un primo piano del volto della creatura.

L'essere, al quale erano state asportate chirurgicamente le palpebre (scure, come quelle dell’alieno sulla copertina del libro Communion), aveva lacrimato abbondantemente. Gli occhi erano lucidi e le lacrime (o comunque il liquido) si era raccolto sotto gli occhi ed era colato sullo zigomo destro. Inoltre il computer aveva evidenziato un nasino di tipo greco, molto fine e sottile. "Con narici decisamente troppo piccole per permettere un'adeguata respirazione ad un terrestre", avrebbe commentato Lopez. "Una creatura così non avrebbe potuto vivere sulla Terra". Alla base del naso c'era una chiazza di sangue che era colata sul labbro superiore, a destra. "Lo stesso sangue si trova sul collo della creatura e sui guanti del medico che le sta sollevando la testa. Sempre ammesso che di sangue si tratti", avrebbe dichiarato Lopez. "Probabilmente il fatto di aver somministrato dei farmaci o dei prodotti chimici“ avrebbe commentato un altro inquirente, l'informatico Samuele Ghilardi, "ha portato alla coagulazione il sangue rappreso nel naso“. Altrimenti ne dovremmo concludere che, diversi giorni dopo il recupero, il corpo dell'alieno aveva ancora il sangue in circolo (nonostante lo squarcio dell'arteria femorale, che porta al dissanguamento in pochi minuti), come se fosse stato vivo sino ad un minuto prima dell'autopsia. E, curiosamente, sul tavolo operatorio non c'era traccia di sangue. Come se il morto tale non fosse stato affatto.

Sempre il computer avrebbe svelato che l'essere aveva le orecchie molto più in basso delle nostre, quasi che fossero attaccate al collo. "Ma se abbiamo a che fare con un umano macrocefalo questo è naturale“, avrebbe obiettato Ghilardi. "E si spiega con la deformazione anomala delle ossa del cranio“. Ancora, il viso dell'alieno era ricoperto di ematomi, invisibili ad occhio nudo. Un colpo secco era stato riportato sulla tempia destra, ed altri ematomi, simili al primo, ricoprivano l'intiero corpo.

Naturalmente, per essere sicuri di non essere vittime di un'abile mistificazione, realizzata con qualche handicappato simile a quelli internati al Cottolengo, abbiamo vagliato a fondo anche una spiegazione terrestre. E abbiamo mostrato le foto ad un'infermiera esperta in patologia. Il responso è stato, infatti, che esistono nella letteratura medica specialistica esseri deformi di questo tipo. Questa tesi sarebbe stata sostenuta in luglio anche dal noto cattedratico Pierluigi Baima Bollone, lo stesso che alcuni anni or sono, studiando la Sindone, ne avvallò l'autenticità (poi demolita dalle analisi di tre differenti laboratori).

 

    Esami medici

Sempre per verificare la tesi dell'handicappato, il responsabile medico della sezione milanese del Centro Ufologico Nazionale, inquirente Francesco Antico, avrebbe sottoposto, separatamente le immagini a tre medici dell'ospedale S. Paolo di Milano. Il giudizio dei tre esperti, un chirurgo, un ortopedico traumatologico ed un perito legale, è stato unanime, sebbene i tre esperti siano stati presi separatamente: dalle foto non è possibile stabilire se il caso sia un falso o se sia reale. Più interessante, invece, l'analisi dei ferri chirurgici che si intravedono in una foto. Rivoltosi ad un chirurgo che ha operato per anni in America, Antico ha potuto accertare che: gli attuali bisturi, in uso da una ventina d'anni a questa parte, misurano solo 13.50 cm. I ferri che si intravedono nelle foto sono invece più lunghi, e sono del tipo utilizzato negli anni '40 per gli interventi. Misuravano 18-20 cm e erano composti da un unico blocco in alluminio (a differenza dei nostri, monouso in plastica - cioè usa e getta e quindi supersterili -, con lametta di 3 cm). Tuttavia questi ferri d'epoca vengono utilizzati ancora, in America. Per le autopsie. Colà  dove non sia richiesto l'utilizzo di strumenti assolutamente sterili.

Che i ferri siano dell'epoca è stato confermato anche all'inquirente Amos Migliavacca da un anziano dottore melegnanese.

Per quanto riguarda il tavolino operatorio, un'indagine dello stesso Migliavacca ha portato alla scoperta che per le autopsie si utilizzano tavoli in marmo bianco (e non ad esempio, in alluminio o in legno). Il tavolo delle fotografie è decisamente metallico, sebbene non rifletta la luce delle lampade puntate sul corpo dell'alieno (come si ricava dall'analisi computerizzata delle ombre). E questo porta a pensare che l'autopsia sia stata effettuata non in un gabinetto specialistico ma, come confermato recentemente dallo stesso Santilli, in una sala d'ospedale. O in un pronto soccorso di una base militare, attrezzata per cure generiche e non specialistiche. Lo stesso Baima Bollone ha confermato che i ferri che si intravedono sono chirurgici ma non autoptici.

La bacinella contenenti i bisturi corrisponde ai modelli utilizzati in chirurgia. Sfortunatamente non è stato possibile determinarne il materiale (se fosse stata di alluminio ci saremmo trovati di fronte ad un falso, essendo l'alluminio di recente impiego in medicina).

 

    Il telefono sulla sinistra

Amos Migliavacca avrebbe condotto una ricerca presso la Telecom italiana e avrebbe scoperto che il telefono a filo, che si scorge in una sequenza, non era in uso nel nostro Paese nel '47. Ma lo sarebbe stato in America, come confermatoci anche dall'ufologo inglese Phillip Mantle, il ricercatore che sta seguendo il caso per conto di Santilli. "Ed è comprensibile“, avrebbe appurato un altro responsabile CUN-Milano, il ricercatore Giovanni Greatti, informatico IBM, "difatti tutte le basi militari americane di una certa importanza erano dotate degli strumenti all'epoca più  sofisticati. Come gli avveniristici telefoni a filo“.

 

    Conclusione ... momentanea

Il 31 luglio 1995 la stampa di tutto il mondo, partendo da un articolo dell'inglese Sunday Times, avrebbe smontato il caso, basandosi sulle rivelazioni degli esperti della televisione Channel Four. Costoro in particolare contestano il fatto che non si conosca la vera identità del cineamatore, la scarsa professionalità del medico autoptico e la scritta di classificazione che si scorge ad un certo momento nel filmato. Optando così per la tesi di un film di fantascienza anni '60. In realtà, al momento, tali spiegazioni non reggono. L'identità del cameraman (secondo alcuni, l'operatore Nicholas Van Poppen citato nel libro di Berlitz e Moore Accadde a Roswell) non è determinante ai fini della genuinità della pizza. Così come le scritte in codice, sinora sconosciute, potrebbero appartenere ad un sistema di classificazione non in uso al Pentagono ma a forze superiori. Se è vero quanto sostenuto dal fisico e rivelatore Bob Lazar, che oltre al top secret la CIA ed il Majestic 12 utilizzano altri 37 livelli di segretezza, non stupisce il non conoscere in dettaglio tutti i codici riservati.

In realtà il problema è un altro. Stabilire l'autenticità di un filmato partendo da pochi fotogrammi è un'epica impresa, di difficile realizzazione. Saranno indubbiamente necessarie altre verifiche incrociate sulle fonti. Molti dei dati sinora raccolti ci portano a sospendere qualsiasi giudizio, sia sull'autenticità che sulla falsità della situazione. Il problema è stabilirne la data esatta del crash, la collocazione storico-geografica, la credibilità medica e storica. Oltre ad una verifica, in ultima analisi, delle credenziali del cameraman. Ulteriori indagini espletate dagli ufologi Roberto Pinotti e Maurizio Baiata hanno portato alla scoperta del fatto che il crash si sarebbe verificato ai primi di giugno del '47 presso Socorro, e non ai primi di luglio dello stesso anno a Corona-San Augustin. In altre parole, il filmato di Roswell ... non è di Roswell. A questo punto non è da escludere che o Barnett o Santilli, per aumentare il valore (e quindi il prezzo) del filmato lo abbiano attribuito al più famoso crash del mondo. Ma non potremmo nemmeno escludere che tale crash sia avvenuto molto più  recentemente in qualsiasi parte del mondo (ammesso che di crash si tratti). Se poi l'evento risale ai primi di giugno, prima della nascita ufficiale dell'ufologia, se ne dedurrebbe che il governo americano era al corrente della questione UFO prima ancora che questa nascesse esplodendo con forza dirompente dopo il caso Arnold. In tal caso sarebbe legittima la censura del celebre rapporto consegnato al generale Vandemberg dai servizi segreti dell'Aeronautica, rapporto che sanciva l'esistenza dei dischi volanti. Vandemberg, quale preteso membro del Majestic 12, avrebbe saputo tutto già da tempo. Ma siamo già nella fantascienza. E nel revisionismo.

Personalmente ci auguriamo che i primi studi del CUN, a Milano come a Firenze e a Roma, servano da stimolo per quei  ricercatori che preferiscono impegnarsi nella ricerca della verità, anziché perdersi in polemiche sterili ed infinite che il  filmato di Santilli ha inevitabilmente innescato in tutto il mondo.

 

    Autopsia dell'Alieno. Nuove prove a favore

Dopo il meeting internazionale tenutosi a S.Marino il 7 e l'8 settembre 1995 sulle analisi dell'autopsia del presunto alieno

di Roswell, diversi scienziati ed ufologi italiani si sono interessati alla pellicola e alla vicenda. Ed hanno ottenuto da Ray Santilli, il produttore inglese che detiene i diritti del filmato, ulteriori dettagli che sembrano confermare l'effettiva natura aliena dell'essere sezionato.

 

    L'incontro di Lugano

Riunitisi a Lugano il 6 ottobre 1995, diversi esperti italiani e svizzeri hanno commentato a caldo i risultati delle prime indagini. Fra i presenti, il sociologo Roberto Pinotti, il giornalista Maurizio Baiata della rivista Notiziario UFO, i ricercatori Candida Mammoliti, Gianni Bianchi e Gianco Scolari  del Centro Ufologico Svizzera Italiana.

"Innanzitutto l'essere del filmato non può essere definito una femmina. - faceva notare Baiata - Ha una struttura simile ad una vagina ma internamente, come si può vedere durante l'autopsia, non ha utero. E nemmeno visceri. Quindi la pancia gonfia non è data dai gas intestinali ma potrebbe essere invece una caratteristica naturale di questo essere. Il che spiegherebbe le sei dita dei piedi, che servono a mantenere la posizione eretta“.

"Questo è un dato molto interessante - faceva notare un altro ricercatore - perché la creatura dell'autopsia ricorda molto da vicino alcuni alieni incontrati il 14 agosto del 1947 da un professore italiano, a Raveo. Il testimone in questione, un certo Johannis Rapuzzi, aveva incontrato nella boscaglia due nanerottoli alti circa un metro, dalla pelle verdognola e con occhi molto grandi, simili a quelli della creatura del filmato. Questi esseri avevano molte dita - Rapuzzi parlò di mani a grappolo - e portavano sulla cintura una specie di cassettina. Curiosamente, secondo la testimonianza di Jack Barnett, il cameraman che avrebbe filmato l'autopsia di Roswell, anche i suoi alieni avevano delle strane cassette, questa volta strette al petto. Sebbene gli scettici sostengano che l'essere dell'autopsia sia troppo umano e molto diverso dai classici alieni associati alla caduta del disco di Roswell, non dimentichiamoci che creature di questo tipo, tozze, muscolose e macrocefale, ricorrono ripetutamente nella casistica ufologica. A Valensole, in Francia, nel 1965 un fattore ebbe un faccia a faccia proprio con un essere di questo tipo. E a detta di due agenti dell'Intelligence americana, gli alieni da loro recuperati avrebbero tratti somatici proprio di questo tipo: occhi grandi, naso stretto, niente denti ma una zona gengivale dura ...“.

 

    Le analisi della scienza

Diverse sono state le reazioni di alcuni scienziati italiani, chiamati a consulto il 16, 17 e 18 ottobre 1995 nel corso della trasmissione Format UFO, interamente dedicata al caso Roswell. Sul fronte degli scettici irriducibili, convinti di assistere alla sezione di un pupazzo,  gli astronomi Franco Pacini, Steno Ferluga e Margherita Hack e l'esperto di fiction cinematografica Carlo Rambaldi, papà del pupazzo E.T.

Proprio quest'ultimo si è detto convinto di avere a che fare con un manichino malamente realizzato. "Basta guardare la conformazione degli occhi. Sono troppo larghi, il che significa che internamente i due bulbi si incastrano uno con l'altro. E questo è impossibile. Non abbiamo a che fare con un vero essere vivente ma con una finzione“.

Pareri più tecnici e qualificati sono stati forniti dal professor Pier Luigi Baima Bollone, ordinario di medicina all'Università di Torino, e dall'esperto informatico Nello Balossino.

Il primo si è detto decisamente scettico sugli alieni in generale, il secondo invece non ha preso posizione. Tutti e due, comunque, non hanno negato decisamente la validità del filmato ma si sono limitati a rimarcare eventuali stranezze e anomalie della creatura sottoposta ad autopsia.

Bollone in particolare ha dichiarato: "Questo essere ha delle orbite molto grandi e una bocca larga da cui spuntano le cuspidi di due denti. La faccia però è piatta. Questo fa ritenere che non vi sia la muscolatura propria dell'uomo. Nella ripresa dell'extraterrestre non si rilevano strutture di questo tipo; è un soggetto che ha diversità anatomiche sostanziali con la nostra specie, che lasciano veramente perplessi. Il supposto extraterrestre non ha il gioco mimico tipico dell'uomo. Inoltre quando si osserva l'interno del corpo si vedono delle strutture che non corrispondono al corpo umano. C'è una specie di fegato che non si trova al posto giusto  e non ha la forma classica di quest'organo. Abbiamo insomma  che fare con un non-senso biologico ...".

Ma questo non esclude affatto una possibile natura aliena della creatura. Pure, Bollone è categorico e parla di un artefatto, quasi a sottintendere un cadavere umano assemblato in qualche modo con organi di vario tipo.

 

    Il filmato mancante

"Sono state dette e scritte molte sciocchezze sulla creatura dell'autopsia", ha dichiarato il giornalista Baiata. "In primo luogo non è vero che la ferita alla gamba destra sia stata ritoccata con qualche trucco, come ha detto qualcuno. Ho parlato con Ray Santilli, il quale ha avuto molti dettagli dal cameraman. E abbiamo scoperto che il trucco altro non era che del cicatrizzante utilizzato dai dottori nel tentativo di salvare quella creatura. Inoltre quello che si vede nell'autopsia è costituito da materiale di scarto. Barnett ha tenuto per sé solo i fotogramnmi che andavano ripuliti e lavorati e ha inviato al Pentagono le bobine con le sequenze migliori. Se osserviamo attentamente il filmato dell'autopsia vediamo che ci sono continuamente dei vuoti e dei tagli. Questo perché mancano le sequenze più interessanti, che sono state spedite alle Forze Armate. Non c'è, ad esempio, la ripresa del cervello o diversi dettagli dell'autopsia. Già all'inizio si vede un orologio indicare le 10.05 e, pochi istanti dopo, le 10.25. Il che significa che già all'inizio c'è un buco di ben venti minuti. Durante i quali i dottori toccano il petto dell'essere in un certo modo, quasi a volerlo rianimare con un massaggio cardiaco. L'intera autopsia, poi, avviene senza una telecamera fissa sopra il petto del cadavere, come si usa in genere, per mancanza di spazio; dico questo in risposta agli scettici che contestano la qualità delle immagini ...“.

Alle stesse conclusioni, circa la pellicola, è arrivato anche Bruce Maccabee, un fisico ottico della Marina statunitense, che, dopo avere visionato la pellicola, ha commentato: "La tecnica del cineoperatore ci indica chiaramente che usa un obiettivo a fuoco fisso. Quando si avvicina troppo le immagini vanno fuori fuoco. Inoltre l'operatore non guardava attraverso l'obiettivo ma usava il vewfinder e quindi non riusciva a rendersi conto di quando le immagini potessero risultare sfuocate in fase di ripresa. I cambiamenti della luminosità sono causati dal riversamento in video. La pellicola è stata prodotta fra il 1943 ed il 1957 dalla Kodak. Il 1947 compare su un codice numerico impresso sulla pellicola e ciò significa che questa risale a quell'anno ...".

"In realtà mancano troppi pezzi del filmato perché si possa liquidare la faccenda come un falso - dichiara Baiata - Tra l'altro non dimentichiamoci che esiste anche un'altra autopsia che io ho visto e che si riferisce ad un essere identico a questo. Sfortunatamente questa pellicola è stata venduta da Santilli ad un magnate tedesco che l'ha voluta tenere tutta per sé. E non mi si venga a parlare di pupazzi scenici. Se si fossero utilizzati dei manichini, nell'ipotesi di un falso, l'operazione sarebbe stata oltremodo costosa; di pupazzi ne sarebbero serviti almeno tre per le singole fasi di ogni autopsia (e quindi almeno sei pupazzi complessivi, essendo due le autopsie) e a che pro spendere tutti questi soldi?".

Da parte sua il sociologo Pinotti ha aggiunto: "E non dimentichiamo che esiste anche un altro frammento di pellicola, lungo sei minuti e visionato solo da pochissimi esperti, circa un primo esame da parte dei militari di uno dei cadaveri recuperati nel deserto. La scena si svolge sotto un tendone e si vede l'essere steso sul tavolo, coperto da un telo e circondato da due medici a viso scoperto che sembrano sfilargli delle bende da un fianco. Apparentemente questo esame a vista sembra riferirsi ad una creatura diversa. In realtà, osservando meglio, notiamo che si tratta dello stesso essere, vestito e con un paio di grossi scarponi. I due dottori lo stanno spogliando e gli stanno sfilando i calzari. Per questo al momento dell'autopsia l’essere del filmato è completamente nudo ...".

 

    Un secco commento di Stanton Friedman

Di diverso parere è invece il fisico nucleare Stanton Friedman, uno dei massimi ufologi del mondo e grande esperto del caso Roswell, che, scettico sul filmato, ha commentato: "Ritengo che stiamo vedendo una vera autopsia di un vero morto. La mia impressione, per la strana conformazione del corpo e che si tratti di un essere con la sindrome di Turner, una malattia genetica che colpisce solo le donne, cui non si sviluppa il seno, hanno strane orecchie e il palato rialzato e altre caratteristiche corrispondenti alla creatura del filmato ...".

Ma una secca smentita viene proprio da un altro scettico, il professor Bollone, che dichiara: "Questa struttura troppo vicina a noi e allo stesso tempo troppo distante rende assurda una comunanza e adombra l'esistenza di un trucco. Si sente dire che il cadavere dell'alieno sarebbe un malformato con la sindrome di Turner. Escludo questa ipotesi. Nella sindrome di Turner non ci sono quasi mai sedi dita. Nell'ipotesi di un malformato si potrebbe pensare ad una malformazione genetica, come la trisomia ...".

"Malformati? Può darsi, ma di che tipo?", ha commentato lo studioso milanese Angelo Elifani, che ha messo a confronto le immagini dell'autopsia con le foto di alcuni deformi sottoposti alle radiazioni di Chernobyl. "Confrontando la foto di un bimbo macrocefalo con l'essere di Roswell si nota una grande differenza. Nel primo caso, a parte l'aumento abnorme del cranio, i tratti somatici restano decisamente umani. Ma questo non succede nel soggetto filmato da Barnett.

Certo, potremmo pensare a esperimenti di guerra nucleare. In una parete della stanza autoptica si vede la scritta "Pericolo tempo massimo due ore". Questo è significativo perché dopo due ore si rischia la contaminazione radioattiva. E l'essere dell'autopsia ha ampie chiazze nere, quindi potrebbe essere stato esposto a forti dosi di radiazioni ...".

Ma ancora una volta c'è un enigma. Il professor Balossino ha notato come l'essere abbia un foro nella testa. E Bollone ammette: "Grazie all'elaborazione elettronica notiamo sulla regione frontoparietale una ferita da arma da fuoco. Si tratta di una lesione da sparo. La presenza di schegge permette di stabilire che il colpo d'arma da fuoco sia stato esploso a 30-40 centimetri di distanza ...".

E questo conferma il racconto del cineoperatore, convinto che l'essere dell'autopsia fosse stato ucciso dagli altri militari ...

 

    Alla guida del Disco Volante

Ulteriori dati interessanti, che renderebbero troppo elaborata la tesi della falsificazione, riguardano i frammenti delle cassette che presumibilmente i quattro alieni precipitati a Magdalena stringevano al petto. Nella parte finale del filmato si vede un militare maneggiare le scatolette, apparentemente di cinquanta centimetri per trenta. Sopra di esse sono incise le impronte a sei dita delle due mani. E questo induce a pensare ad una sorta di codice di riconoscimento personalizzato, sullo stile delle impronte digitali. Se queste placche, come ha sospettato qualcuno, erano i pannelli di comando del disco volante, allora gli alieni conducevano una guida dolce e rilassata, indice di una civiltà più evoluta rispetto ad un popolo che stringe nervosamente un volante.

"C'è un fatto curioso. - ha aggiunto Pinotti - Ricordo il caso di un italiano che sosteneva di essere stato rapito dai piloti di un UFO diversi anni fa. All'epoca quest'uomo mi disse che i suoi rapitori avevano sei dita ... Tra l'altro, secondo le antiche mitologie, le sei dita sono sempre state segno di grande distinzione, di provenienza divina ...".

E se i militari avessero ucciso un rappresentante di una civiltà spiritualmente molto più evoluta? In tal caso non dovremmo più chiederci, perché gli alieni non prendano contatto con noi ...

 


 

    I DUBBI

 

Nel 1955 la comparsa sulla scena internazionale del famoso “Roswell Footage” verosimilmente realizzato all'epoca dal fantomatico cameraman militare USA Jack Barnett e di proprietà dell'inglese Ray Santilli ha galvanizzato, comprensibilmente, l'interesse del pubblico e dei media. In Italia la trasmissione «Misteri» di RAI DUE ha curato in tre puntate la diffusione televisiva del filmato, proponendosi di fare chiarezza sull'argomento. Al di là della questione di Roswell, dunque, il filmato di Santilli mostrava o no un essere extraterrestre sottoposto ad autopsia?

Contrariamente agli intendimenti degli organizzatori e al grande successo di audience della trasmissione, purtroppo, il pubblico italiano non è stato in grado di capire e tanto meno di giudicare. A differenza di quanto è avvenuto ad esempio in Francia ed in Inghilterra, infatti, in Italia la polemica è stata monopolizzata dagli scettici del CICAP, il cosiddetto «Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sul Paranormale» ispirato all'analogo ente statunitense CSICOP, che alla fine hanno fatto prevalere, anche grazie ad una certa loro abilità nel pilotare in tal senso alcuni organi di stampa, l'idea che fosse tutta una montatura. Ciò a tutto scapito di una ricerca seria. Si è così falsamente imposta l'idea che il supposto "alieno" sezionato fosse, come insulsamente affermato da una astronoma nonostante il parere tecnico contrario del prof. Pier Luigi Baima Bellone (patologo di fama internazionale e consulente d'ufficio), un "manichino"; ovvero, poi, che ci si trovasse di fronte ad un soggetto umano caratterizzato da malformazioni genetiche: ma né la "sindrome di Turner" né la "progeria" possono dare ragione delle caratteristiche fisiologiche dell'essere vivente sottoposto ad autopsia mostrato dai filmato, come ricorda Baima Bollone. E allora? E allora niente. Il filmato è stato liquidato con arroganza e fretta dal CICAP e perfino da un sedicente centro ufologico suo fiancheggiatore, il CISU; e senza alcun reale argomento a discarico, gli è stata assegnata la "bufala d'oro" annualmente messa in palio a livello simbolico dai "campioni" dello scetticismo nostrano. Alla faccia dell'obiettività ...

Indubbiamente, la mancata pubblicizzazione in Italia di certi dati scomodi (che solo la pur diffusa rivista del Centro Ufologico Nazionale, "Notiziario UFO", ha divulgato senza bavagli di sorta) è stata, per il nostro pubblico, una piccola tragedia a livello scientifico e informativo. Ma c'è di peggio, in fondo. E grazie al cielo la gente non ha il proverbiale "anello al naso", e sa anche pensare da sola e nonostante tutto senza interventi «salvifici» di agnostici consulenti televisivi che in realtà non hanno nulla da dire.

 

Immagini tratte dal "Santilli Footage"

 

Come giustificare. infatti, l'esistenza ormai evidente anche di un secondo filmato della stessa fonte mostrante una seconda autopsia di un altro essere del tutto simile (ma senza le vistose ferite caratterizzanti il primo)?  È chiaro che a questo punto l'idea della mistificazione, pur macabra, vacilla. Si dovrebbero contemplare due esseri umani affetti dalla stessa, ignota, patologia genetica che li renderebbe così anatomicamente "diversi" (due gemelli?), morti contemporaneamente ed entrambi sottoposti ad autopsia negli anni Quaranta o Cinquanta per non si sa quale ragione (e da chi).

 

Il maggiore Marcel fa vedere i resti del pallone scambiato per Ufo. Quasi nessuno gli ha creduto.

 

Il pressappochismo degli esponenti di un "establishment" timoroso di mettere in discussione presunte e immutabili "certezze" date per acquisite in nome di una sufficienza fuori luogo e di un male inteso concetto di "Scienza" viene così a galla in tutta la sua gretta mediocrità, fondata solo su una spocchiosa logica di potere che ha ormai fatto il suo tempo. Non sulla ricerca e sulla verifica. E che dire, poi, dei cosiddetti "pannelli di comando" anticipanti comandi digitali a sensori di ben difficile concezione negli anni Cinquanta? Oppure le travi metalliche "a doppio T" rinvenute fra i presunti rottami dell'UFO, esibite nel "Roswell Footage" sotto una tenda da campo e mostranti strani simboli? L'unico ad aver visto nel 1947 i frammenti, il figlio del maggiore Marcel, oggi non si sente di escludere che possa trattarsi di materiale genuino. Lo è davvero? E' difficile rispondere, a tutt'oggi.

Cosa concludere? Pur avendo vissuto da protagonista la suddetta polemica, ritengo che non sia questa la sede per stabilire se il filmato d'epoca - coerente in tutto o quasi con la situazione ed il contesto degli anni in cui sarebbe stato realizzato - in possesso di Ray Santilli sia autentico o meno, al pari di quello della "seconda autopsia", detenuto dal socio tedesco di Santilli, Volker Spielberg (e che non ha alcun rapporto con l'omonimo regista di Hollywood). Sulla questione le indagini sono e restano più che mai aperte, e va al CUN (Centro Ufologico Nazionale) il grande merito di averle portate avanti per quanto riguarda l'Italia, obiettivamente e senza pregiudizi. Altri e nuovi elementi, infatti, dovranno essere affrontati serenamente ma concretamente, al di fuori della bagarre creata da un lato da chi ha mercificato questi documenti storici, e dall'altro da chi ha solo e comunque l'interesse a ritenerli (e a farli ritenere) falsi. E dalle inesattezze e contraddizioni di entrambi.

Quello che conta è che, oggi più che mai, il caso Roswell infiamma la polemica. Al di là del "Roswell Footage", infatti, un'inchiesta parlamentare voluta in U.S.A. ha comunque dato i suoi frutti. Vale la pena di parlarne brevemente, affinché l'oggetto di questo preciso e circostanziato rapporto di Gildas Bourdais sia visto nella giusta ottica una volta di più. Quella del tentativo di occultare la realtà dei fatti in nome del Segreto Militare, ieri come oggi, su quello che è forse l'evento più importante della nostra epoca.

Oggi, com'è noto, l'USAF (l'aeronautica militare USA) sostiene ufficialmente che a Roswell sarebbe caduto un banale pallone riferito alle attività di un Progetto Mogul collegato ad operazioni di spionaggio nei confronti dell'URSS. Tutto ciò non solo contrasta con la dichiarazione - diramata dal comandante Blanchard tramite l'addetto stampa della base, l'allora tenente Walter Haut - rilasciata ufficialmente ai media e confermante inequivocabilmente il recupero di un disco volante (il tutto fu poi smentito dal generale Roger Ramey che accreditò la versione del pallone); ma anche con decine e anzi ormai centinaia di testimoni, diretti e non. Dal maggiore Jesse Marcel con sua moglie e suo figlio, all'allevatore Mac Brazel; dal pilota R. Shirkey all'addetto alla sicurezza F. Kaufmann; dall'operatore cimiteriale G. Dennis a ex-ufficiali superiori, come il colonnello T.J. DuBose; e dalla vedova del pilota O. Henderson, Sappho, alla moglie dello sceriffo G. Wilcox, Inez. E la lista potrebbe continuare.

 

 

Schema, in tre segmenti, del gruppo di palloni del progetto Mogul. I protagonisti della prima fase dell'Ufo crash l'avrebbero scambiato per un disco. I tre bersagli radar (quelli a forma di aquilone erano costituiti di carta rivestita da una lamina di alluminio riflettente il tutto sostenuto da asticelle di balsa. (Disegno tratto da "Il caso Roswell" di G. Bourdais, Mediterranee 1997). Certo che è difficile credere che gente come il maggiore Marcel, pilota di bombardiere ed esperto di aerei, si sia fatta ingannare confondendo queste strutture per un Ufo.

 

Oggi è in realtà chiaro che (proprio come ha fin dall'inizio suggerito il prof. Stanton Friedman, uno dei maggiori inquirenti sull'episodio) a Roswell sono davvero caduti uno o più oggetti volanti non convenzionali, e il loro recupero (con successivo trasferimento alla base USAF - Wright Patterson) resta ammantato dal più fitto top secret e da una operazione di "cover up" tuttora in corso.

E’ quanto, appunto, ha confermato infine l'inchiesta del GAO (Generly Accounting Office) innescata dal parlamentare USA onorevole S. Shiff, che ha altresì potuto verificare l'avvenuta distruzione "per errore" di importanti documenti militari d'epoca sul caso: una "damnatio memoriae" che forse si spiega solo col più geloso e calcolato segreto di Stato, giustificato dalla paura di non essere in grado di controllare le reazioni della gente di fronte alla più traumatica rivelazione della storia: il fatto che non siamo soli nell'universo, e che (rispetto ad altri che magari ci visitano da tempo) siamo con ogni probabilità una civiltà di serie B. Una verità ben dura da accettare per la Potenza egemone di questo pianeta, gli U.S.A.

Il 16, 17 e 18 ottobre del 1995 la trasmissione "Misteri, speciale Ufo" (Raidue), condotta da Lorenza Foschini, mandava in onda per la prima volta in Italia la famosa "Autopsia dell'Alieno". Le immagini mostrano quelle che dovrebbero essere le riprese di un intervento autoptico su di un essere dall'aspetto umanoide, glabro e, a prima vista, privo di alcuni caratteri distintivi dei mammiferi come i capezzoli e l'ombelico. Ha il ventre rigonfio, grandi e scuri occhi neri e sia le mani che i piedi presentano un polidattilismo di sei dita. Nel video si vedono tre uomini coperti da ingombranti tute, maschera e copricapo chirurgici. Dietro un pannello trasparente c'è un altro medico, anche lui con camice, mascherina e copricapo. Uno dei tre medici opera un'incisione a Y sul torace dell'essere ed estrae diversi organi. Da ciò che si riesce a cogliere, nessun organo sembra somigliare a quelli umani. L'attenzione si sposta poi sugli occhi, ricoperti da una sorta di lenti nere, che, una volta rimosse, rivelano un bulbo oculare interamente bianco. A questo punto viene aperto il cranio con una sega a mano e rimossa la materia cerebrale.
Il filmato, in bianco e nero e senza sonoro, dura circa ventuno minuti, mentre l'autopsia (a partire dal momento dell'incisione del torace), un'ora e un quarto. Le riprese sono molto movimentate e presentano diversi tagli. Oltre alla trasmissione della Rai anche il CUN (Centro Ufologico Nazionale) diffuse successivamente il filmato nella videocassetta "Caddero sulla Terra. Il caso Roswell", allegata alla rivista Notiziario Ufo.
Tutto era iniziato nel marzo del 1995, quando il produttore londinese Ray Santilli dichiarò di aver acquistato alcune bobine da un ex cineoperatore militare di ottantatre anni di nome Jack Barnett. Questi avrebbe filmato nel 1947, quando era di stanza a Washington, i rottami di un disco volante precipitato nel New Mexico, le autopsie di due alieni recuperati, la ricognizione di uno strano essere all'interno di una tenda da campo (il famoso "Filmato della Tenda", ritenuto un clamoroso falso), le immagini dei rottami del disco e altre sconvolgenti e ancora ignote sequenze. Barnett affermò che, dopo aver sviluppato le pellicole fece una prima consegna. Il resto del materiale non venne però mai restituito ai militari: l'Usaaf (United States Army Air Force) non venne mai a ritirare le altre bobine, malgrado fosse stata più volte invitata a farlo dallo stesso Jack Barnett.
La storia raccontata da Santilli è stata più volte modificata per venire incontro alle numerose critiche mosse da alcuni ricercatori. Il discorso fondamentale però è che nessun altro, tranne Santilli, ha mai visto il filmato proiettato dalle pellicole originali e questo ha fatto nascere non pochi dubbi sulla reale esistenza delle stesse. Esistono solo alcuni frammenti di una pellicola, dei quali però non è mai stata dimostrata l'appartenenza alle presunte bobine originali. Essi infatti non mostrano alcuna immagine ricollegabile con il video. Proprio per tali motivi la Kodak si è rifiutata di effettuare analisi su frammenti di questo tipo. Le richieste della Kodak, infatti, sono state molto precise: cinquanta fotogrammi in cui sia ripresa la creatura, in modo da effettuare analisi della spaziatura dei fori delle perforazioni, mutata intorno al 1955 per adeguarsi ai nuovi equipaggiamenti. Per portare a termine i controlli sarebbe inoltre necessario effettuare un piccolo foro su un fotogramma, così da determinare la composizione chimica della pellicola.
Un discorso a parte merita l'analisi della tecnica di ripresa. In un articolo pubblicato sul Mufon Ufo Journal del marzo 1996, Kent Jeffrey, coordinatore dell'International Roswell Initiative, riporta le impressioni di tre esperti cameraman di guerra: Joe Longo, presidente dell'International Combat Camera Association; Bill Gibson, che fotografò i primi lanci di V-2 e che lavorò negli anni Quaranta a due progetti dell'Air Force sugli Ufo; il tenente colonnello a riposo Daniel A. McGovern, attivo in Europa durante la Seconda guerra mondiale sui bombardieri B-17, l'operatore che riprese per primo Hiroshima e Nagasaki dopo il lancio delle bombe atomiche. Secondo i tre cameraman, già nel 1947 si utilizzavano pellicole 16 millimetri a colori per tutti i progetti importanti e per tutte le procedure mediche. Nel caso in cui queste fossero state particolarmente importanti si utilizzavano due cineprese fisse (e non mobili come si evince dal filmato). Inoltre era sempre presente un fotografo che inevitabilmente veniva inquadrato dalle telecamere. Tutto questo non appare nel filmato di Santilli. I tre militari ritengono le riprese di pessima qualità e, commenta Joe Longo, "se qualcuno nella mia unità avesse girato un filmato del genere sarebbe finito in cucina a pelare patate". I cameraman muovono critiche anche riguardo le etichette riprodotte nelle fotocopie distribuite da Santilli. Il timbro in esse raffigurato, anche dopo ricerche presso gli archivi nazionali, non apparterrebbe ad alcun dipartimento degli Stati Uniti.
Ma veniamo all'autopsia vera e propria. Secondo autorevoli esperti anatomo-patologi come il dottor Paul O'Higgins dello University College di Londra e il Professor Pierluigi Baima Bollone, ordinario di medicina legale all'Università di Torino, l'operazione è stata eseguita senza alcun metodo e non è stata effettuata da un patologo. "Non ci siamo come manualità", afferma Baima Bollone, "non ci siamo come tempi, non ci siamo come ferri. Non vengono eseguiti prelievi e mancano i ferri necessari". Anche per quanto riguarda l'aspetto antropomorfico del presunto alieno il patologo Ed Uthman e lo stesso Baima Bollone concordano nel ritenerlo un "non senso biologico", cioè l'essere ha una struttura troppo simile a quella umana per non avere alcune caratteristiche proprie degli umani stessi. Le analisi computerizzate del professor Nello Balossino, ordinario di Informatica presso l'Università di Torino, hanno inoltre messo in evidenza la presenza sia dei capezzoli che dell'ombelico celati, probabilmente, dall'utilizzo di cerone: "nella costruzione dell'essere", afferma Baima Bollone "potrebbe essere stato usato del materiale autoptico, il che giustificherebbe la presenza del cerone".
Dell'autenticità del filmato non solo non esiste alcuna prova concreta, ma nemmeno un piccolo indizio. Di contro ne esistono moltissimi che possono indicare che il presunto alieno potrebbe essere un artefatto realizzato con elementi sintetici e parti anatomiche umane di persone affette da una qualche malformazione genetica. Per dimostrare, infine, che la realizzazione di un simile filmato non è impresa impossibile, un gruppo di amici, guidati da Andrea Zoboli, ha realizzato un filmato simile al film in questione. L'operazione, in questo caso, è avvenuta su un alieno costruito e modellato utilizzando tecniche proprie degli effetti speciali cinematografici. Il filmato è stato mostrato per la prima volta nel corso del VI Convegno Nazionale del CICAP (Padova, 1999).

Nel luglio 1947 degli strani detriti caduti dal cielo furono rinvenuti in un ranch del New Mexico (USA) e subito recuperati dai militari della vicina base aeronautica di Roswell. Si trattava di fogli di materiale simile a plastica metallizzata, bastoni di legno leggero, nastri, anelli di alluminio, ed una piccola scatola. In quel periodo si parlava molto dei primi avvistamenti di UFO, ed una sorprendente ed incauta dichiarazione di un portavoce della base citò un "disco" recuperato. Una conferenza tenuta subito dopo chiarì però che si trattava, più banalmente, dei resti di un pallone metereologico, e dello schermo riflettente a forma di disco che permetteva ai radar di seguirlo.

Per 35 anni la comunità ufologica internazionale dimenticò il fatto - considerandolo "spiegato" - fino agli anni 80, quando i giornalisti William L. Moore e Charles Berlitz (che si era inventato in precedenza il falso mistero del "Triangolo delle Bermude") decisero di riesumare il caso e rilanciarlo in un libro. La loro tesi, poi ripresa da altri, era che i detriti erano parte di una astronave extraterrestre precipitata poco distante, e recuperata dai militari insieme ai corpi di alcuni alieni. Questa ipotesi è stata sostenuta in modo assai dubbio: pochi testimoni diretti, e citati capziosamente, ma molti di seconda mano; dati risultati poi errati; rivelazioni da testi anonimi; e l'accusa di congiura del silenzio da parte del governo USA. Anzi, forse di tutti i governi mondiali, per 50 anni.

Nel 1994 l'Aeronautica USA, a fronte dello scalpore crescente suscitato da queste ed altre fonti sensazionalistiche, aprì un'inchiesta ufficiale dettagliatissima sui fatti di Roswell del 1947, recuperando tutti i testimoni e i documenti utili. La conclusione fu che, al di là di ogni ragionevole dubbio, i relitti erano proprio quelli di un pallone: con ogni probabilità un lancio dell'allora segreto "progetto Mogul", che avrebbe dovuto monitorare esperimenti atomici sovietici.

Nella primavera di quest'anno, però, Ray Santilli, documentarista inglese, afferma di avere comperato da un misterioso Jack Barnett, ex cine-operatore militare ora 80enne, delle pellicole che costui avrebbe girato a Roswell nel 1947, in cui si vedono i corpi degli alieni morti e la loro autopsia. La notizia fa subito il giro del mondo, e durante l'estate Santilli, tra mille voci incontrollate, mostra col contagocce alcuni brevi spezzoni del filmato in bianco e nero. Le immagini (di bassa qualità) mostrano i corpi senza vita di due umanoidi, glabri, macrocefali, con sei dita per mano ed una membrana scura sulle cornee, che vengono esaminati da medici in camice e mascherina, e poi sezionati per estrarne gli organi interni.

Molte sono le perplessità, anche tra gli ufologi più possibilisti, circa l'autenticità' del filmato. A Santilli, però, questo particolare non interessa più di tanto, e afferma di voler solo vendere alle migliori condizioni il filmato di cui è entrato in possesso. Operazione più che lecita per lui, ma a noi interessano altre cose, quali:

1- Una visione totale dei filmati (Santilli ancora non ha neppure chiarito di quante bobine si tratta, e quanto durano in totale). Si è detto che ad un certo punto comparirebbe il Presidente Truman, e la scena del recupero dei rottami. Inoltre sono visibili codici di sicurezza su cui Santilli ha già dato tre versioni diverse.

2- Un esame tecnico serio delle pellicole (non ancora effettuato, nonostante le voci), per stabilire se possano essere davvero del 1947.

3- Sapere se davvero un cineoperatore di nome Barnet era a Roswell in quegli anni (ricerche mancanti; anzi, Barnett non uscirebbe allo scoperto per motivi di sua sicurezza: in fondo avrebbe venduto filmati del governo).

4- Analizzare eventuali anacronismi nelle immagini, e farle visionare a esperti di trucchi cinematografici.

Al di là di questo, comunque, la verosimiglianza di ciò che si vorrebbe far credere è scarsa:

- viene chiamato un operatore apposta per riprendere l'autopsia e tutto ciò che riesce a fare è un filmetto sfuocato e sottoesposto, in cui non si vede nulla abbastanza bene;

- un filmato segretissimo non viene controllato, se ne fanno più copie, se ne perdono dei pezzi...?

- un essere alieno che sarebbe da studiare cellula per cellula, per anni, nell'autopsia del millennio, viene squartato come un coniglio in un paio d'ore, mettendone gli organi in quattro scodelle? (Pensiamo, per confronto, a che cosa si sta facendo per la mummia del Similaun ... ).

Insomma, nonostante i risultati dell'inchiesta della USAF, si rilancia la teoria della grande congiura, a rischio della perdita completa di credibilità di buona parte dell'ufologia.

Restiamo in attesa degli sviluppi, che saranno sicuramente interessanti, e speriamo che non si tratti della pubblicità per il lancio in Europa del film americano "Roswell". Fino ad ora, l'unica cosa certa è un'abile operazione commerciale di Santilli. Per il resto, cento prove deboli non ne valgono una forte, e mille bugie non faranno mai una verità.

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NOTA: se volete informazioni precise, diffidate delle riviste di misteri ed UFO nelle edicole, e consultate invece:

- Skeptical Inquirer, vol 19, n.1 e n. 4 (1995).

- UFO, nn. 12, 14, 15 e 16, edito dal CISU (C.P. 82, Torino).

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    Nuovi dubbi sull’autopsia all’alieno

 

Ecco una serie di argomentazioni sollevate da diversi scettici su Internet:

  1. Il falso della Sindone di Torino è stato un grande successo per più di seicento anni. Centinaia di articoli, libri e tesi sono state scritte a sostegno della veridicità dell'oggetto. Poi, dall'analisi del Carbonio 14, è risultato che si tratta di una contraffazione del XIV secolo, esattamente come sempre sostenuto dalle autorità ecclesiastiche e dagli scettici.

  2. Se i proprietari di questo filmato avessero offerto l'originale intero alla Kodak (invece di pochi centimetri di pellicola) si sarebbe potuto sapere molto di più. Se Santilli voleva dimostrare che il film era stato veramente girato nel 1947, perché ha dato alla Kodak così pochi fotogrammi? Di solito la Kodak riesce a risalire alla data di produzione delle pellicole. Un portavoce della Kodak ha riferito ufficiosamente di essere convinto che la faccenda è un imbroglio.

  3. Se il governo statunitense non è stato in grado di tenere nascosto il Watergate, come avrebbe potuto nascondere al pubblico il più importante evento della storia? Decine di persone avrebbero dovuto essere coinvolte nell'isolare, maneggiare, studiare, spostare e conservare gli alieni. Come impedire di parlare a tutti costoro?

  4. Si può credere veramente che l'evento più importante della storia umana sia stato filmato con una cinepresa a mano e in bianco e nero, con l'operatore che si muoveva continuamente e che stentava a mettere a fuoco? La semplice installazione di un supporto gli avrebbe dato la necessaria chiarezza di ripresa e una base stabile.

  5. E' improbabile che un alieno di un altro pianeta (risultato di una diversa sequenza evolutiva) abbia proprio una forma umanoide. Anche sulla terra c’è un'enorme varietà di forme che avrebbero potuto sostituirci e che potrebbero farlo ancora, ma nessuna di queste è così umanoide come questo presunto alieno proveniente da un altro pianeta.

  6. L'alieno del film aveva sei dita nelle mani e nei piedi, eppure i testimoni di Roswell (il posto in cui sarebbe caduto l’ufo con gli alieni) avevano descritto alieni con quattro dita. Un errore dei falsari?

  7. L'alieno ha un aspetto coincidente con quello descritto dalle persone che dichiarano di essere state rapite dagli extraterrestri, dalla bassa statura ai grandi occhi neri da insetto. Questo aspetto venne creato per uno dei primi episodi della serie di telefilm di fantascienza "Ai confini della realtà" e fu in seguito adottato dai coniugi Hill e da tutte le vittime dei rapimenti per esperimenti sul sesso terrestre.

  8. I due personaggi vestiti di bianco non mostrano alcun interesse per gli organi estratti, nessun tentativo di misurarli o esaminarli o anche solo di rigirarli. Li tirano semplicemente fuori e li mettono in un secchio senza fotografarli o disegnarli neppure. Gli abiti non servono per proteggersi dalle radiazioni e non ci sono contatori Geiger o altri rivelatori di radiazioni in vista.

  9. Un falso alieno di plastica e tutti gli altri oggetti della stanza del filmato sarebbero facili da ottenere da un negozio specializzato.

  10. Il Fortean Times (FT) scrive: "Il 22 agosto, FT ha ricevuto una busta contenente tre stampe in bianco e nero che mostravano qualcuno che ritoccava la testa di un "alieno" con una spazzola e cosmetici. La testa era assai simile a quella dell'alieno nel film di Santilli, ma un esame più rigoroso è necessario prima di saltare alla conclusione che queste foto provano la falsità del filmato. Sia le foto sia il filmato potrebbero essere opera di un bravo dilettante che non ha potuto resistere a una sfida. Non abbiamo idea dell'origine di queste foto o del perché ci siano state inviate". Le foto sono state pubblicate su FT83 (ottobre 95) e FT84 (dicembre 95).

  11. Ed Uthman, un patologo di Houston/Richmond nel Texas, ha fatto le seguenti osservazioni:
    - Qualsiasi anatomo patologo coinvolto in un caso simile sarebbe stato ossessionato dal desiderio di documentare le scoperte e le avrebbe sistematicamente mostrate ad ogni passo: come lavoravano le giunture, come e se si chiudevano le palpebre, etc. Avrebbe chiesto al cineoperatore di spostarsi ora qua ora là. Invece l'operatore è stato completamente ignorato, come se non fosse stato presente. L'anatomo patologo si comportava più come un attore davanti a una cinepresa che come uno studioso desideroso di documentare il proprio lavoro cooperando con l'operatore.
    - Il sezionatore usava le forbici come un sarto, non come un anatomo patologo o un chirurgo. Teneva le forbici con indice e pollice invece che con pollice e medio o anulare come usano fare i medici. L'indice è usato per stabilizzare le forbici e spingere le lame.
    - Il modo in cui sono state effettuate le prime sezioni nella pelle era un po’ troppo "hollywoodiano", con troppa cautela, come se si stesse operando un paziente vivo. Le sezioni autoptiche sono più profonde e veloci.
    - Mi aspetterei che la pelle di una specie dotata di endoscheletro fosse elastica. Invece quando venivano fatti i tagli, la pelle dell'alieno non si ritraeva dalla lama.

  12. Joachim Koch, un chirurgo tedesco e uno dei fondatori della International Roswell Initiative, ha messo in rilievo i punti che seguono:
    - Se si fosse effettuata una prima autopsia a Roswell e la dissezione finale (nel film di Santilli) fosse stata condotta in un altro luogo, le suture della prima autopsia avrebbero dovuto esser visibili durante la seconda autopsia. Non lo erano.
    - I vestiti dei dottori non potevano servire per proteggersi dalle radiazioni o dall'odore di un corpo in decomposizione o da virus o batteri sconosciuti. In tutti questi casi sarebbe stato necessario dotarsi di apparecchi respiratori per proteggersi dagli organismi trasportati dall'aria. E' probabile che gli strani paludamenti dei dottori avessero un altro scopo: nascondere la loro identità.

  13. Infine, è stato individuato un elemento che fa pendere pesantemente il piatto della bilancia verso la frode: un telefono. O meglio, un modello di telefono che, all’epoca in cui si sarebbe svolta l’autopsia ripresa (il 1947), ancora non era stato inventato! Il telefono a muro con il filo a spirale è stato introdotto negli Stati Uniti dalla AT&T solamente nel 1956.


                            PER SAPERNE DI PIù:

 

 

BLACK HOLES "CUCCIOLO" ALIENO ROSWELL

 

GLI "OOPART" PIU' FAMOSI

 

 

"ALTRE" TERRE ATLANTIDE ATLANTIDE - LA FINE CIVILTA' PERDUTE CORAL CASTLE GRAFFITI ISOLA DI PASQUA - 1 ISOLA DI PASQUA - 2 I TEMPLARI LINEE DI NAZCA MISTERO BERMUDA MONTE MUSINE' PIETRE DI ICA PIRAMIDI - 1 PIRAMIDI - 2 PIRAMIDI - 3 PIRAMIDI BOSNIA QUETZALCOATL STONEHENGE - 1 STONEHENGE - 2 TESCHIO CRISTALLO UFO & Co. VOYNICH YONAGUNI

 

ULTIMO AGGIORNAMENTO 22 APRILE 2003

 

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