ARTICOLI DAL WEB - Ciò che resta di Atlantide

 

di Leonella Cardarelli

 

Quando respiri l'aria del cielo nulla sulla terra ritornerà mai più come prima,

né la terra su cui cammini, né l'acqua su cui ti rifletti (Ale)

 

 

 

ATLANTIDE: MITO O REALTà?

Per molti la storia o l’esistenza del continente Atlantide, esistito prima del diluvio universale, è pura fantasia … eppure se ne parla molto e numerose testimonianze ci arrivano da studiosi ed intellettuali. Secondo Corrado Federici “alla base di lontane leggende c’è sempre un nucleo di verità simbolica e spirituale”. Ciò vuol dire che dietro ad ogni nostra forma di pensiero, dietro ogni nostro modo di dire si nasconde qualcosa che è andato perduto. Purtroppo più un evento è cronologicamente lontano e non collocabile in uno spazio temporale ben definito … più viene visto come una leggenda, una fiaba o una favola. Il mito non è fantasia ma un racconto simbolico che contiene una verità. Per la conoscenza esoterica il mito di Atlantide rappresenta  il passaggio verso la nostra razza, la razza aria.

Esamineremo insieme le testimonianze e i resti archeologici attribuiti a questa civiltà antichissima e poi sarà il lettore a decidere se credere o meno all’esistenza del continente perduto.

 

Atlantide è il continente che secondo molti studiosi di storia antica è esistito prima del diluvio universale. Si sostiene che gli abitanti di Atlantide erano dei giganti e che l’atmosfera in cui vivevano era un’atmosfera acquosa, non a caso in lingua maya la sillaba ATL vuol dire acqua, forza dell’acqua. Da qui deriva il termine greco atlas, che significa instancabile, da cui la parola atleta. Atlas era il re della Mauritania e si credeva fosse il figlio di Giove. è rappresentato come una divinità che sostiene il globo e questa immagine esiste nell’America precolombiana. In quasi tutte le culture vi è la credenza che il mondo sia iniziato con un diluvio, che è quello che noi conosciamo come diluvio universale. Troviamo tracce del diluvio non solo nella Genesi ma anche nel Codice Boturini, nel Popol Vuh (raccolta di miti e leggende maya), ne Le stanze di Dzyan (libro trovato in Tibet; descrive tutte le ere dell’uomo nelle diverse umanità), nel Codice Dresda.

 

Codice Boturini

 

Gli Aztechi sostenevano di essere originari di Aztlan, una terra sconosciuta. Di etimologia azteca, in lingua nahuatl Aztlan significa proprio "gente di Aztlán".

Secondo alcuni studiosi il termine Aztlán deriverebbe dalle parole nahuatl aztatl, che significa airone (o uccello dalle piume bianche) e tlan(tli), che significa "posto del": Aztlán vorrebbe quindi dire "posto degli aironi". Secondo un'altra teoria, deriverebbe dal nome del dio Atlas e significherebbe "vicino all'acqua". In Messico esiste inoltre un’area chiamata Chichen Itza che significa salvati dalle acque.

Oggi esistono molte teorie sull’ubicazione di Atlantide: Mediterraneo, America, Canarie, Mare del Nord. Come mai? Perché Atlantide era tutto, solo nell’ultimo periodo era rimasto, di essa, un’isola, perciò leggiamo che Atlantide era un’isola. Invero Atlantide era tutto un intero continente ma nell’ultimo periodo della sua esistenza era solo un’isola poiché aveva già subito molte devastazioni.

Negli anni ’80 del XIX secolo Augustus Le Plongeon, studioso francese, sostenne di essere in grado di decifrare i testi degli antichi maya in cui vi erano riferimenti al continente Mu (Mu o Lemuria è il continente che sarebbe esistito prima di Atlantide), inghiottito da violente eruzioni vulcaniche. Pochi credettero a Le Plongeon anche se molti studiosi credono che Mu sia effettivamente esistita. Uno di essi è William Niven secondo il quale i sacerdoti di Mu avevano inviato emissari nella Mesoamerica per insegnare e tramandare una conoscenza segreta e preparare un luogo di rifugio in caso di catastrofe. Questo luogo è con molta probabilità quello che in molte popolazioni è noto come luogo sotterraneo: Agharti, identificato altresì come Shangri-la. Ma di questo parleremo posteriormente …

Se pochi credettero all’esistenza di Mu, per Atlantide fu diverso forse perché ne parlano anche noti intellettuali, in primis Platone. Platone fa riferimento ad Atlantide (o Poseidonia) nei suoi dialoghi Timeo e Crizia.

Nel Timeo Platone scrive che suo zio Crizia narra di Atlantide. Crizia racconta che Solone, grande legislatore e suo antenato, aveva visitato l’Egitto nell’ ‘800 a.C. e notò che gli Egizi erano eccessivamente evoluti per quel periodo. Così indusse un gruppo di sacerdoti di Sais a parlare del loro passato ed uno di essi asserì che la Terra aveva subito molte catastrofi dovute agli elementi naturali (fuoco, acqua, terra, aria) e che proprio nel  9.600 a.C. vi fu una grande catastrofe dovuta all’acqua. Il sacerdote disse inoltre a Solone che al di là delle colonne d’Ercole esisteva un’isola: Atlantide, grande quanto la Libia e l’Asia messe insieme e che in quel periodo, 9.600 a.C. Atene già esisteva (il sacerdote intendeva per Libia una zona grande quanto tutto il Nordafrica e per Asia una zona vasta quanto il Medio Oriente).

Platone nel Crizia continua il suo racconto su Atlantide affermando che fu fondata dal dio del mare Poseidone. Platone scrive che col passare del tempo l’essenza divina degli Atlantidei svanì per lasciare il posto ad una componente sempre più umana e Atlantide sparì in un giorno e una notte.

Oltre a Platone altri intellettuali menzionarono Atlantide, ad esempio il filosofo neoplatonico Proco sosteneva che Cantore si era recato in Egitto e lì aveva visto delle colonne con su scritta la leggenda di Atlantide. Anche Aristotele e Plutarco parlano di isole e continenti perduti.

Ma cosa resta oggi di Atlantide?

 

I LUOGHI DEL MISTERO E IL PIANETA TERRA

 

Il testo Gli eredi di Atlantide scritto da Colin Wilson e Rand Flem Ath è molto illuminante dal punto di vista dei luoghi misteriosi collegati e collegabili ad Atlantide. Gli autori di questo testo sostengono che siti sacri misteriosi come le piramidi egiziane, cinesi e sudamericane non sono stati costruiti dagli indigeni per motivi locali ma sono tutti collegati ad una civiltà antidiluviana, cioè Atlantide. Oggi con la libertà culturale chiunque può facilmente scoprire che in tutta la storia che ci è stata raccontata … qualcosa non quadra. Manca qualche “pezzo”.

I luoghi misteriosi più noti sono l’Egitto, l’America e l’Isola di Pasqua. Esistono anche molte popolazioni antiche che avevano conoscenze straordinariamente precise per il tempo in cui sono vissute: i Maya, gli Incas, gli Egiziani, i Templari e gli Indù.

Ebbene, questi luoghi e queste popolazioni sono ricollegate al mito di Atlantide e alla sua popolazione molto evoluta.

Colin Wilson e Rand Flem Ath sono fautori della teoria di Charles Hapgood (1904-1982) secondo il quale Atlantide era collegata nell’attuale Antartide.

 

Charles Hapgood

 

L’Antartide oggi è coperta dai ghiacci ma se accettiamo l’idea che la crosta terrestre è mobile dobbiamo pensare che prima della catastrofe con cui è nata la nostra civiltà, l’attuale Antartide si trovava più a nord e non era un ambiente freddo né ghiacciato. Oggi è accettata la teoria che le masse polari non siano ancorate ad uno strato di materiale solido ma ad una mistura lubrificante come un dentifricio. Hapgood fu un grande ricercatore e dedicò tutto se stesso allo studio di Atlantide e della conformazione terrestre. Ebbe persino l’appoggio di Einstein ma ebbe comunque poco credito a suo tempo, anche da parte dei geologi. Einstein appoggiò Hapgood nella sua teoria sullo slittamento della crosta terrestre e lo incoraggiò nella stesura di Earth’s shifting crust. In quest’opera Hapgood sostiene che la crosta terrestre può scivolare sotto il peso delle calotte polari portando alla deriva interi continenti. Nel 1952 Hapgood dimostrò con l’aiuto di Einstein che il globo un tempo era coperto dai ghiacci e questa teoria è oggi universalmente accettata: nell’era precambriana o archeozoica  (800.000.000 di anni fa) tutto il globo era coperto dai ghiacci e l’era glaciale durò per altri 300.000.000 di anni.

Per chiarezza espositiva precisiamo che il globo ha conosciuto una serie di ere glaciali e la causa è tuttora ignota ma vi sono valide ipotesi. Colin Wilson e Rand Flem Ath hanno congetturato che se le ere glaciali si sono succedute ad intervalli regolari ciò può essere derivato dal fatto che il sistema solare possa attraversare una nuvola di polvere cosmica. Altri studiosi avevano pensato a qualcosa di simile, cioè che le ere glaciali fossero causate da polveri vulcaniche presenti nell’atmosfera terrestre.

James Croll invece ha dato una spiegazione più accettata al fenomeno: egli sostiene che le ere glaciali dipendono dall’inclinazione dell’asse terrestre (il succedersi delle stagioni dipende dall’inclinazione dell’asse terrestre). L’inclinazione dell’asse è oggi di 23,4° ma c’è stato un lievissimo spostamento recente a causa dello tsunami del 2004.

Il testo più rivoluzionario di Hapgood fu Maps of the ancient sea kings in cui l’autore tende a dimostrare che la civiltà è molto più antica di ciò che si crede. Non a caso oggi anche nei libri di storia si tende ad anticipare sempre di più l’inizio della civiltà poiché sempre più prove palesano che la civiltà è antichissima. Ad esempio negli anni ’60 del XX secolo si riteneva che Gerico (la prima città murata) risalisse al 6.500 a.C. invece oggi la si fa risalire ad almeno duemila anni prima.

Il fattore più rilevante è caratterizzato dai resti archeologici: se accettiamo l’idea che la crosta terrestre si muove si spiega perché in Siberia siano stati ritrovati resti di mammut con fiori tra le narici. Per essere presenti in Siberia fiori e mammut la Siberia non poteva essere ghiacciata. Einstein era convinto, dai dati geologici di Hapgood, che la crosta terrestre potesse fratturarsi e slittare ma dubitava che la calotta polare avesse fatto parte del fenomeno, come di contro sosteneva Hapgood. Dubitava altresì che la massa di ghiaccio potesse cagionare lo slittamento della crosta.

è tuttora complesso capire come era formata la Terra prima del diluvio, forse nessuno potrà mai dirlo con certezza ma più passa il tempo più si comincia ad accettare l’idea che noi non siamo stati i primi ad abitarla.

 

L’EGITTO

Tra i luoghi più misteriosi al mondo abbiamo l’Egitto con la Sfinge e le piramidi. Nella biblioteca di Alessandria erano conservati documenti su antiche civiltà e alcuni di essi sono stati salvati. La conoscenza egiziana derivava sicuramente dalla conoscenza atlantidea. La grande piramide di Cheope (Khufu) fu costruita verso il 2.500 a.C. Il grammatico greco Agatarchide di Cnido scoprì tramite antiche tradizioni che analizzando attentamente i lati della piramide si evince che gli Egizi sapevano perfettamente che la Terra è sferica. Anche Rand Flem Ath sostiene che la grande piramide di Cheope sia frutto di una profonda conoscenza matematica e geografica perché i quattro lati della piramide sono esattamente allineati con i quattro punti cardinali. Come si spiega che nel 2.500 a.C., un’epoca considerata quasi primitiva, un popolo avesse già compreso una cosa del genere? Probabilmente fu grazie alle eclissi o perché essi avevano notato che le navi si allontanano all’orizzonte … ma sono solo ipotesi.

l sito della grande piramide di Cheope è a 30° nord dall’equatore e dal polo, cioè a un terzo della distanza tra l’equatore e il polo. Ciò vuol dire che gli Egizi non solo sapevano che la terra fosse sferica ma conoscevano anche la lunghezza dell’equatore e la sua distanza dai poli. La grande piramide rappresenta la metà della Terra, dall’equatore al polo nord. Nel 2.500 a.C. questo popolo possedeva una cognizione mondiale della geografia.

Robert Bauval, ingegnere belga ed autore di The Orion mystery, rimase colpito dalla singolare posizione delle tre piramidi: non si spiegava per quale ragione la piramide di Micherino fosse più piccola e perché non fosse allineata alle altre due. In fondo anche Micherino era un importante faraone …! Una notte Bauval vide le tre stelle della cintura di Orione e realizzò che le tre piramidi riflettono in terra la disposizione delle tre stelle della cintura di Orione. Bauval era a conoscenza del fatto che gli Egizi consideravano la loro terra un riflesso del cielo. Queste piramidi però non erano proprio un riflesso esatto poiché le costellazioni si spostano a causa della precessione degli equinozi. Per Bauval l’ultima volta che le piramidi di Giza rispecchiarono la cintura di Orione fu nel 10.500 a.C., una data che per quel popolo doveva essere molto importante perché rappresentava l’inizio della loro storia. Bauval sostiene che anche la Sfinge è orientata secondo la costellazione di Orione del 10.500 a.C. Orione è una importante costellazione dal punto di vista religioso e spirituale perché si sostiene che sia la patria degli dei.

 

Le Piramidi di Giza

 

LE AMERICHE

Passiamo ora ad esaminare un’altra zona misteriosa: il Sudamerica e la Mesoamerica e in particolare la popolazione maya, stanziatasi in Messico. Il Messico è una zona colma di misteri, infatti la civiltà maya ha molte analogie con quella egizia. Anche i Maya erano molto evoluti … anche troppo per il periodo in cui vivevano. Essi avevano straordinarie conoscenze astronomiche. Anche loro, come gli egizi, costruivano piramidi ed erano un popolo molto misterioso. Tante sono le analogie che si suppone che  queste due aree (Africa e Americhe) fossero unite (e dal punto di vista geologico questa ipotesi è quasi completamente avallata) o che derivino da una popolazione comune che abbia dato loro determinate conoscenze. In Messico, ad esempio, sono state ritrovate sia teste olmeche che figure litee di guerrieri con tratti somatici africani. Alcuni sostengono che le teste olmeche non siano africane ma cinesi. Oltre alle teste olmeche, nell’area del Messico è stato ritrovato un bassorilievo che raffigura una coppia di elefanti: si tratta della stele B del tempio maya di Copàn (Honduras) del VII secolo d.C. Come facevano i maya a ritrarre degli elefanti se essi erano scomparsi da più di tredicimila anni? A questo punto dobbiamo ricordare che Platone nel Crizia accenna alla presenza di elefanti nel continente Atlantide.

Tra i vari ritrovamenti misteriosi non possiamo non menzionare le sfere di granito, ritrovate nella giungla della Costa Rica occidentale. Si tratta di sfere di varie dimensioni, precise, lisce. La più grande pesa venti tonnellate ed ha un diametro di due metri e mezzo. Non si sa di preciso quale obiettivo avessero queste sfere. L’archeologo statunitense Samuel K. Lothrop notò che esse erano disposte in gruppi di tre come a formare dei triangoli irregolari. Alcune sfere sono state trovate anche su montagne ed è inspiegabile  come siano state portate lì. Sfere identiche ma più piccole sono state rinvenute nell’Isola di Pasqua, altro luogo misterioso di cui parleremo più avanti. A volte le sfere erano collocate in modo da formare delle linee e il professore  Ivar Zapp collegò queste linee alle ley lines. Le ley lines, dette anche linee legge o sentieri del drago sono come le vene delle terra, sono cioè dei canali in cui scorre un’energia molto forte. In queste aree della terra sono collocati siti sacri come Stonehenge, Avebury, Glastonbury e vi si verificano fenomeni come i cerchi nel grano. Poiché gli abitanti della Costa Rica erano dei navigatori si è congetturato che queste sfere servissero come strumento per la navigazione o che raffigurassero le stelle.

Sia i Maya che gli Egizi avevano un calendario precisissimo, il più preciso era quello dei Maya, che si ferma al 2012. Questo calendario era così preciso perché derivava dalla popolazione atlantidea.

 

Calendario Azteca (pietra del sole)

 

In Messico, a Teotihuacàn esiste un viale chiamato La via dei morti. Essa si trova a trenta km N-E da Città del Messico e non procede esattamente da nord a sud ma è inclinata a 15,5° rispetto a nord, forse per allinearla con il tramonto delle Pleiadi, costellazione - detta anche “delle sette sorelle” - importante nella mitologia mesoamericana.

David Kelley era uno studioso che si occupò a fondo della popolazione maya e notò che vi erano profonde analogie tra il calendario azteco, maya e indù. Queste analogie presupponevano contatti transpacifici tra queste popolazioni. Kelley sosteneva che il calendario maya avesse avuto origine a Taxila, città commerciale indù. I Taxiliani erano molto avanzati scientificamente e sapevano che la terra era una sfera. I Maya non solo conoscevano la precessione degli equinozi (e non avevano telescopi) ma anche Urano e Nettuno, migliaia di anni prima che gli scienziati occidentali li scoprissero. John Lash ritiene di aver trovato un’antichissima prova di precessione degli equinozi in uno zodiaco inciso sul soffitto del tempio di Hator a Dendera: ciò significa che anche gli Egizi conoscevano la precessione degli equinozi  anche se attualmente la si fa risalire verso il 134 a.C. attribuendo questa scoperta all’astronomo greco Ipparco.

Anche i Sumeri erano grandi astronomi. Essi sapevano quanto tempo impiega ciascun pianeta a percorrere la sua orbita, dividevano il giorno in ventiquattro ore, ciascuna di sessanta minuti ed ogni minuto in sessanta secondi.

 

Tempio Hator a Dendera

 

ANTICHE MAPPE, TEMPLARI  ED ESPLORATORI

Rand Flem Ath effettuò studi su mappe molto antiche dalle quali si evince che gli Atlantidei avrebbero tracciato una cartografia mondiale ed avrebbero avuto altresì sofisticati metodi di rilevamento.

A proposito di mappe dobbiamo ricordare la mappa più famosa legata ad Atlantide: la mappa di Piri Reis, disegnata nel 1513 e trovata in un archivio del Palazzo imperiale di Costantinopoli. La carta mostra il profilo orientale delle Americhe, quello occidentale di una parte di Europa e Africa e inoltre la costa nord del continente antartico. Hapgood restò impressionato dall’accuratezza di questa mappa perché Ferdinando Magellano partì nel 1519 (cioè sei anni dopo la stesura della mappa) per il suo viaggio verso le Indie passando per l’America e scoprendo la parte più meridionale del continente americano. La cosa più sorprendente della mappa è la raffigurazione dell’Antartide, scoperta nel 1818. L’Antartide raffigurata nella mappa però non è come la conosciamo noi oggi ma come era prima di essere ricoperta dai ghiacci. Piri Reis,  ammiraglio turco ed ex pirata, amico di Cristoforo Colombo, asserì di aver compilato quella mappa grazie ad antichi documenti del IV secolo a.C. che si trovavano nella biblioteca di Costantinopoli. Con larga probabilità questi documenti a cui faceva riferimento Piri Reis erano a loro volta delle copie di mappe risalenti ad epoche atlantidee. Secondo alcuni, Cristoforo colombo viaggiò con questa mappa ma non è certo. La mappa di Piri Reis si trova oggi in Turchia. Colombo viaggiò con le idee ben chiare e viaggiò con l’impulso templare, infatti sulle sue caravelle c’era il simbolo della croce dei  templari. L’ostilità verso i templari nacque verso il 1300 perché loro custodivano un segreto, un tesoro. Questo tesoro era costituito da antiche pergamene (mappe) nascoste sotto il tempio di Salomone. I templari utilizzarono queste mappe per posizionare le loro basi più importanti in siti che riflettevano la geografia del Polo dello Yukan. I templari avevano molte conoscenze, sapevano anche che la nostra religione cattolica è frutto di uno “storpiamento”. I rituali della massoneria traboccano di allusioni al fatto che le proprie origini sono nell’antico Egitto, non a caso la grande piramide è stata sempre il simbolo principale della massoneria. Nell’Antico testamento vi sono molte analogie tra ebrei ed egiziani. Gli studiosi Lomas e Knight hanno avanzato l’assunto secondo il quale un evento storico abbia coinvolto ebrei ed egiziani molto tempo prima che Salomone costruisse il tempio.

Tra i vari ritrovamenti nell’area mediorientale abbiamo anche i famosi rotoli del Mar Morto, che sono scritture sacre non riconosciute dalla Bibbia ufficiale. Sono stati ritrovati a Qumram (Damasco) e si ritiene siano stati scritti dalla setta degli esseni.

 

L’ISOLA DI PASQUA

L’isola di Pasqua è così chiamata perché fu scoperta nell’Oceano Pacifico orientale il giorno di Pasqua del 1722 dall'olandese Roggeveen. è detta anche l’isola dagli occhi nel cielo per via delle misteriose statue gigantesche che hanno, appunto, gli occhi puntati verso il cielo. In nessun altro luogo così piccolo esistono statue così grandi.

 

 

Si tratta di statue alte dai quattro ai sei metri, alcune sono alte addirittura venti metri e sono attaccate al suolo. Sapere chi ha costruito queste statue è impossibile. è un mistero. Gli abitanti che vivevano in quest’isola non possedevano utensili di metallo ma sapevano scrivere (è stata ritrovata una tavoletta scritta ma nessuno la sa decifrare) e praticavano il culto dei morti nelle caverne.

Oggi molti misteri vengono spiegati attribuendone causa agli alieni. Per Graham Hancock e Rand & Rose Flem Ath, di contro, molti misteri antichi non dipendono dagli alieni ma sono i resti di antiche popolazioni evolute.
 

AGHARTI E IL RE DEL MONDO

Con il termine Agarthi (o Amenti) si identifica il cosiddetto regno sotterraneo. Questo regno sotterraneo avrebbe il suo centro in Tibet e sarebbe formato da una rete di gallerie naturali ed artificiali che attraversano, sotto terra, tutto il mondo. Queste gallerie attraversano i regni sotterranei di paesi come Guinea, Ghana, Nigeria, Ciad, Iraq, Iran, Afghhanistan, Mongolia, Siberia, Alaska, Canada, Brasile, Tibet. Ma chi avrebbe costruito queste gallerie, questi regni? E perché? La funzione di Agharti, il regno sotterraneo, è quella di conservare la conoscenza e tramandarla ai posteri e alle persone più evolute e degne di riceverla. Agharti esisteva già ai tempi di Atlantide e forse anche ai tempi di Mu. Gli abitanti della terra con larga probabilità sapevano che ci sarebbero state delle catastrofi e per non perdere la propria conoscenza crearono questi luoghi sotterranei per salvarsi.

In questo modo la conoscenza di Mu si salvò e tramite alcuni maestri di Agharti fu consegnata agli Atlantidei. Lo stesso è valso per gli Atlantidei che quando scomparvero riuscirono tramite Agharti a tramandare a maestri illuminati la conoscenza superiore. Agharti è abitata dai sopravvissuti di Atlantide, infatti si tratta di abitanti molto più evoluti di noi. Anche i Maya e gli Aztechi (e forse anche gli Egiziani?) erano i sopravvissuti di Atlantide ma ormai si erano già involuti, non a caso gli Aztechi compivano sacrifici umani che nell’epoca atlantidea non esistevano. Questi sopravvissuti si sono rifugiati sotto terra per scampare all’involuzione del mondo e sono governati da un re, detto Il re del mondo (identificato col nome di Manu o Melquizedeq), il quale ha contatti con gli esseri più evoluti del mondo, ad esempio con il Dalai Lama. La capitale  di Agharti è Shamballah. Sovente invece di Agharti si tende ad identificare questo luogo con il nome di Shangri-la. In Da Atlantide a Shamballah leggiamo che “tra le tribù nomadi della Mongolia Interna sopravvivono ancora oggi tradizioni su tunnel e mondi sotterranei (…). Una leggenda – se poi è tale – narra che le gallerie conducono a un mondo sotterraneo di origine antidiluviana in un luogo sperduto dell’Afghanistan o nelle regioni dell’Hindu Kush. è Shangri-la, dove la scienza e le arti, mai minacciati dalle guerre mondiali, si svilupparono pacificamente presso una razza di immensa cultura. Questo mondo ha persino un nome: Agharti (…) [Mclellan (1996), pag. 161].

Secondo la leggenda alcuni di questi tunnel sono stati distrutti da cataclismi. Le dottrine buddiste sostengono che Agharti è situata a una grande profondità del pianeta ed è abitata da persone miti e pacifiche. Sono governate dal re del mondo che da Shamballah è in contatto con i rappresentanti del nostro mondo. Il dottor Raymond Bernard scrive in The subterranean world (1960) che nel mondo buddista la credenza nell’esistenza di un mondo sotterraneo è parte integrante della fede.

Molti conoscono e conoscevano Agarthi, ad esempio Hitler. René Guénon in Il re del mondo e Julius Evola in Rivolta contro il mondo moderno ci ricordano le innumerevoli leggende sui regni sotterranei. Anche Platone, nel Crizia e nel Timeo, fa riferimento a misteriose gallerie sotterranee che attraversavano Atlantide. Menziona poi “un grande sovrano che siede al centro della terra. Egli è il mediatore della religione per tutto il genere umano.”  Plinio il vecchio in Storia naturale accenna ad abitanti del sottosuolo che erano fuggiti sotto terra dopo la distruzione di Atlantide. Ovidio nelle Metamorfosi parla di gente che vive nel sottosuolo. La leggenda di Atlantide e quella di Agharti sono strettamente connesse. Il tenente colonnello P. Fawcett  è scomparso nell’Amazzonia nel 1925  mentre cercava città atlantidee perdute. Nessuno sa che fine abbia fatto, qualcuno narra che sia stato ucciso. è molto probabile invece che sia riuscito ad accedere ad Agharti, in quanto esistono dei passaggi per accedervi ma non tutti possono entrarvi. Si sostiene che tra i pochi prescelti a visitare il regno sotterraneo vi siano stati Madame Blavatsky e Dante Alighieri.

Gli abitanti di Agharti hanno un’energia particolare, detta VRIL, cioè l’energia che nella maggior parte di noi c’è ma è assopita. Con il termine VRIL si intende precisamente un’inesauribile riserva di energie universali, alcune delle quali possono anche essere concentrate nel corpo umano, sviluppate al massimo delle loro potenzialità. Hitler voleva impossessarsi di questi poteri ed era ossessionato dall’energia Vril. Era convinto inoltre che esistesse un regno sotterraneo abitato da “superuomini”. La cosa più interessante è che secondo alcune dicerie, vari membri della gerarchia nazista, tra cui lo stesso Hitler sarebbero fuggiti dalla pira funebre di Berlino tramite gallerie segrete raggiungendo il Sudamerica, dove alcuni di essi vivrebbero tuttora. Ma nessuno sa se ciò sia vero.

 

 

BIBLIOGRAFIA

1 - Maclellan, A. (1996) The lost world of Agharti, Souvenir press ltd., London; trad. italiana Da Atlantide a Shamballah (2001), edizioni Piemme, Casale Monferrato (AL)

2 - Wilson C. & Flem-Hat R., The Atlantis blueprint, trad. italiana Gli eredi di Atlantide (2001), edizioni Piemme, Casale monferrato (AL)

3 - Zecchini, V. (2006), Atlantide e il mistero dei continenti scomparsi, Giunti editore, Firenze- Milano

 

ALTRE FONTI

- Conferenza "Mito e realtà di Atlantide" del C.E.A. (Centro studi dell’Autoconoscenza), Sulmona (AQ), 16 - 23 ottobre 2006

- VHS "I luoghi visitati" (1995), by Hobby e Work, Italiana Editrice s.r.l., collana “I misteri dell’ignoto”

 

ARTICOLO

Plato, M.: Melkitzedeq, un nome per il re del mondo - in Hera n. 46, anno IV, Ottobre 2003, pag. 58

 

 

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ULTIMO AGGIORNAMENTO 12 FEBBRAIO 2007

 

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