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William Blake, poeta mistico inglese, credeva nella profezia biblica della "Nuova Gerusalemme" secondo cui una nuova era avrebbe avuto inizio dalla "Engelland" (la "Terra degli Angeli", nome divenuto con il tempo "England") irradiandosi dal "Tempio dei Druidi" di Stonehenge e Avebury.

Direttamente collegata con la visione della "Nuova Gerusalemme" è Glastonbury (definita la "Terra Santa" dell'Inghilterra). Anche Glastonbury, come Avebury, è situata su una delle antiche Ley Lines ("linee di energia").

 

(Disegno del Dr. Ruth Deane/1968)

(Foto del Dr. Ruth Deane/1968)

(Foto del Dr. Ruth Deane/1968)

 

Glastonbury è la mitica Avalon della leggenda di Re Artù [The Mist of Avalon (1982) di Marion Zimmer Bradley, tradotto in italiano come "Le nebbie di Avalon", Longanesi, Milano (1986)]. Nel medio evo era la più importante meta di pellegrinaggi di tutta la Gran Bretagna.

L'abbazia sorgeva al centro della città ed era stata costruita, secondo la leggenda, sopra una chiesa fondata da Giuseppe di Arimatea nel 37 d.C., quando, accompagnato da Maria, la madre di Gesù, era fuggito in Inghilterra, prima delle persecuzioni che dovevano subire in Palestina.

Sul luogo ancora si venera un arbusto che dovrebbe discendere da un germoglio del bastone che il santo era solito conficcare nel terreno quando pregava.

 

San Giuseppe di Arimatea

 

Il "Rovo di Glastonbury" a detta dei botanici appartiene ad una specie originaria della Palestina, sconosciuta in Europa: la leggenda ha forse un fondamento di verità ...? La leggenda narra ancora che una volta Giuseppe di Arimatea portò con sé in Inghilterra anche Gesù e gli fece visitare la scuola druida di Avalon, già allora centro religioso.

Narra sempre la leggenda che nel VII secolo San Patrignano andò in visita ai monaci di Glastonbury e trovò la tomba, ancora oggi venerata, di San Giuseppe; su questa fece costruire una grande chiesa in legno ed artisticamente decorata, che fu distrutta da un incendio nel XII secolo. I monaci sopravvissuti la ricostruirono in pietra con annessa abbazia.

Durante i lavori, i muratori riportarono alla luce una croce tombale con inciso in latino: "Hic iacet inclitus Rex Arturius in insula Avalonia" (Qui nell'isola di Avalonia è sepolto il famoso re Artù). Della croce di piombo non si ha più traccia, mentre la tomba esiste ancora e si può visitare; è sopravvissuta persino alla distruzione dell'abbazia avvenuta nel 1539 per volere di Enrico VIII, che non tollerava in seno alla sua riforma anglicana quel santuario cristiano, meta di tanti pellegrinaggi.

E queste sono le leggende di Glastonbury.

Vediamo cosa dice invece la storia: lo storico inglese Goffredo di Monmouth, nella sua "Historia Regum Britanniae" (Storia dei re di Britannia, Guanda, Milano 1989), narra che re Artù malato fu portato ad Avalon dove venne curato e guarito dalla "fata Morgana", all'epoca feudataria e madre superiora delle dodici suore cui era affidata la cura e la custodia del santuario; quando poi il re trovò la morte in battaglia, la sua salma venne portata a Glastonbury e sepolta.

 

Morgana

Tomba di re Artù

(Foto del Dr. Ruth Deane/1968)

Tomba di re Artù

(Foto del Dr. Ruth Deane/1968)

 

A quel tempo Avalon era un isola avvolta dalle nebbie, su cui dominava il "monte" Tor (più un colle che un monte con i suoi soli 170 metri di altezza ...). Il Tor era un'altura incantata, una specie di piramide (di epoca anteriore alla venuta dei Celti), di forma allungata e in perfetto allineamento con la ley line di St. Michel che punta diritta su Avebury.

Non si sa (non essendo mai stati effettuati scavi sul Tor) se il colle sia artificiale, costruito ammucchiando terra scavata altrove (e in questo caso sarebbe più alto della piramide di Cheope ...) o se una altura preesistente sia stata semplicemente scolpita a terrazze. Da vicino si può vedere che l'aspetto di "piramide a gradini" è dato dai sentieri che si avvolgono a spirale verso l'alto.

è orientata verso est ed ogni notte del 1° maggio una processione di fiaccole si avvia verso la sua cima, seguendo la strada spiraliforme, per salutare il sorgere del sole.

La processione partiva dalla "Chalice Well" (la "Sorgente del Calice"), la sorgente sacra di Avalon, oggi circondata da uno stupendo giardino. L'acqua della sorgente contiene ferro ed è leggermente radioattiva; talvolta si colora di rosso e la leggenda narra a proposito che qui San Giuseppe di Arimatea nascose il Santo Graal, il calice dal quale Gesù avrebbe bevuto il vino durante l'ultima cena. Fin dal Medio Evo a questa acqua vengono attribuite proprietà curative e risanatrici.

 

 

Il "Chalice Well", il pozzo sacro

 

Dalla sorgente la processione si dirige verso la cima del Tor, superando prima il "Chalice Hill", la "Collina del Calice"; all'inizio del percorso si incontrano due giganteschi monoliti, le "Pietre Viventi", che, si dice, vibrano al sorgere ed al tramontare del sole.

Secondo la leggenda, la cima del Tor, su cui era stata eretta nel Medio Evo una cappella di cui rimane solo la torre, era ritenuta la porta di ingresso al Cielo, ovvero la via di passaggio verso il mondo dell'oltretomba o di un'altra dimensione. E proprio nei cunicoli sotterranei della Tor Hill dovrebbe trovarsi nascosto il Santo Graal.

 

Il Tor, la collina sacra di Avalon

La Torre

 

Ogni anno persone provenienti da sei continenti e da oltre settanta paesi diversi, visitano l'Abbazia di Glastonbury. 2000 anni di cristianità sono celebrati e ricordati per sempre nella mistica terra di Avalon dove inizia la storia di questa Abbazia.

 

 

Durante tutto l'anno, ogni settimana, sono celebrati i riti che fanno continuare la tradizione religiosa di questo luogo di culto. A mezzogiorno nella navata del monastero viene distribuita l'eucaristia dall'Arcivescovo e nello stesso giorno viene celebrato un rito ortodosso e venerata l'icona della Nostra Signora di Glastonbury.

 

(Foto del Dr. Ruth Deane/1968)

(Foto del Dr. Ruth Deane/1968)

(Foto del Dr. Ruth Deane/1968)

 

(Foto del Dr. Ruth Deane/1968)

La casa dell'abate

 

(Foto del Dr. Ruth Deane/1968)

 

Veduta dei resti dell'Abbazia

 

Interno dell'Abbazia

 

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ULTIMO AGGIORNAMENTO 22 APRILE 2003

 

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