CIVILTà PERDUTE - Carnac, un Villaggio di 3000 Pietre
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Quasi tremila pietre, alcune delle quali di dimensioni impressionanti,
conficcate nel terreno a formare interminabili cerchi e viali; il più grande
raggruppamento megalitico del |
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Il villaggio di Carnac, in Bretagna, è talmente piccolo da essere a malapena menzionato sulle carte geografiche; nei suoi pressi, però, sorge da tempo immemorabile una delle più impressionanti testimonianze del nostro passato … e anche una delle più enigmatiche. |
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In tutta Europa è possibile osservare un genere molto particolare di monumenti, risalenti al nostro più remoto passato: si tratta dei menhir, enormi monoliti di pietra, isolati, allineati tra loro oppure disposti in cerchio (cromlech), e dei dolmen, costruzioni più complesse ottenute accostando lastroni di pietra grezza o scheggiata. Carnac è però un esempio unico. Il numero di pietre, la concentrazione e l’estensione di questo complesso megalitico non ha eguali in Europa e nel mondo, e ha fatto sì che la località venisse definita una “capitale della preistoria”. Impressionanti file di massi, disposti in ordine decrescente di altezza, si stendono attraverso pinete e brughiere per chilometri, fino a perdersi all’orizzonte. |
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Le pietre sono delle forme e delle dimensioni più disparate; le più imponenti raggiungono anche i 7 m, quelle più piccole non arrivano al metro. Il
primo allineamento, quello di Menec, si compone di 11 file di massi
ed è preceduto da un cromlech (complesso di menhir allineati a
semicerchio). |
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Troviamo poi un grande tumulo, detto Kercado, e un altro cromlech prima del terzo allineamento, Kerlescan (Luogo della Cremazione): 13 file di menhir che si susseguono per quasi un kilometro. A Kerlescan era forse un tempo collegato il più breve allineamento di Petit Menec, che conta “solo” un centinaio di pietre. |
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In totale i menhir di Carnac sono 2934. In tutta la zona, inoltre, si possono osservare pietre isolate e a piccoli gruppi, dolmen, e tumuli sepolcrali. |
Riti pagani e miti cristiani.
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Un’antica tradizione locale vuole che alcuni pellegrini devoti a
S.Cornely, patrono di Carnac, avessero eretto queste migliaia di pietre
verticali come gesto di preghiera che sopravvivesse alla loro morte fisica. |
Un osservatorio astronomico.
Quella druidica, tuttavia, non fu la prima forma religiosa in Bretagna né, soprattutto, è alla civiltà celtica che dobbiamo gli straordinari viali megalitici di Carnac.
Il complesso di Carnac risale all’età neolitica (6000-2000 a.C.); è l’impressionante testimonianza di una civiltà scomparsa, precedente l’arrivo dei Celti e delle popolazioni indoeuropee, che avrebbe abitato tutta l’Europa e di cui non ci rimangono altre tracce.
Cosa sappiamo di questa civiltà? A cosa servivano le pietre?
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Alcuni studi hanno fatto pensare che le pietre fossero utilizzate per
registrare e misurare i movimenti del sole, della luna e degli astri; è
questa la conclusione cui giunse Alexander Thom, già professore di
ingegneria presso l’Università di Oxford, che studiò i viali dal 1970
al 1975. Altri
allineamenti, inoltre, sono orientati sul levare del Sole nei giorni di
solstizio, equinozio ed altre date significative come l’inizio della
fioritura, la mietitura e la semina. Un
grande strumento astronomico, dunque, che presuppone un avanzato grado di
conoscenze scientifiche; ma anche tecnologiche.
tratto dal sito: LA CLESSIDRA |
I Viali Megalitici di Carnac
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La fama di Carnac è
giustificata soprattutto dalla presenza del più grande raggruppamento di
antichi megaliti esistente al mondo. Nonostante secoli d'incuria e l'opera
di demolizione messa in atto dai contadini della zona, migliaia di pietre
hanno resistito fino a oggi. Ben quattro impressionanti file di massi si
estendono per quasi 8 km attraverso pinete e brughiere, a stupefacente
testimonianza delle capacità organizzative degli antichi abitanti della
regione. |
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A est del cerchio di Le Ménec si innalzano 1099 pietre disposte in undici viali che si perdono all'orizzonte. I massi sono collocati anche secondo le dimensioni. A partire dal cerchio, i più giganteschi sono alti 3,7 m ma diminuiscono in altezza fino a misurare, all'altra estremità dei viali, non più di 0,9 m. Le file di pietre non sono diritte, ma seguono una lieve curva in direzione nordest e terminano presso un secondo cerchio a più di 0,8 km di distanza. |
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Le file di pietre di Le
Ménec strabiliano per la lunghezza, ma a poca distanza, a est, svettano le
rocce ancora più gigantesche di Kermario, "il luogo dei morti". I megaliti
più imponenti sono alti più di 7 m e, come l'altro gruppo, anch'essi
diminuiscono rapidamente di dimensioni verso la fine, 1,2 km più oltre, dove
tre enormi massi si alzano ad angolo retto rispetto ai viali. |
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Megaliti e riti magici
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Astronomia preistorica
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Esso giace in quattro enormi pezzi al termine di un antico tumulo nelle vicinanze di Locmariaquer, dove cadde durante un terremoto nel 1722. Lo spostamento e il raddrizzamento di questo masso alto in origine più di 20 m e pesante oltre 350 tonnellate costituirono una strabiliante impresa ingegneristica. Lo studio di Thom ha dimostrato i rapporti esistenti tra questa Pietra delle Fate e altri importanti elementi del complesso. Da vari cumuli e massi, per una distanza di 13 km da essa, era possibile osservare il sorgere e il tramontare della Luna nei momenti principali, servendosi del grande megalite come indicatore. |
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Forse le miriadi di pietre delle varie file e dei viali non trovavano impiego diretto nell'osservazione di avvenimenti astronomici come questi movimenti della Luna. Secondo il professor Thom, esse venivano verosimilmente usate per calcoli astronomici, in quanto formano quella che egli chiama una specie di "carta millimetrata megalitica". Nonostante le attuali irregolarità degli allineamenti e delle posizioni delle pietre, prodotte dal logorio dei secoli e dal più recente raddrizzamento dei massi caduti, Thom poté concludere che le disposizioni furono concepite dagli antichi "astronomi" come una serie di linee rette o di forme geometriche regolari. In altri termini, i viali megalitici e le pietre ancora visibili sono i resti di un grande strumento astronomico neolitico. |